Basilicata

Stellantis, Melfi raddoppia la produzione ed è il motore del Sud

Nel primo semestre 2026 lo stabilimento Stellantis di Melfi raddoppia la produzione che si attesta a 35.920 auto, contro le 19.070 del 2025 segnando un netto +88,4% che ridà ossigeno all’occupazione


Melfi accelera e traina la parziale riscossa di Stellantis nel Mezzogiorno: nel primo semestre 2026 lo stabilimento lucano vola a 35.920 unità prodotte, segnando un netto +88,4% che ridà ossigeno all’occupazione. L’analisi del report Fim-Cisl sui dati di produzione evidenzia una inversione di tendenza fondamentale per l’economia industriale della Basilicata.

Con i nuovi modelli lanciati nel 2025 i volumi produttivi sono cresciuti, in particolare la nuova Jeep Compass ha determinato un significativo miglioramento del dato produttivo nel primo semestre rispetto all’anno precedente (+88,4%). In termini assoluti, la produzione si attesta a 35.920 unità, contro le 19.070 del 2025.Siamo comunque lontani dai livelli produttivi del 2019, quando si superavano le 152.767 unità nel semestre. Il lancio della Jeep Compass, nelle versioni full electric e ibrida, conferma la posizione del sindacato ovvero, che l’assegnazione di modelli multi-energy genera un impatto positivo sui volumi: nel primo trimestre sono state prodotte circa 33.293 unità. Diverso è il caso dell’ammiraglia elettrica premium DS8 che, con 1.944 unità prodotte nello stesso periodo, si colloca in una nicchia orientata al lusso e all’alta tecnologia.

UNA RICADUTA POSITIVA

Nel secondo semestre 2026, con l’avvio della produzione della DS7 e successivamente il lancio della Lancia Gamma, entrambe multi-energy, cresceranno ulteriormente i volumi. La richiesta del sindacato di assegnare allo stabilimento un ulteriore modello con maggiore capacità di generare volumi, rispetto dagli attuali modelli DS, si è concretizzato nel piano Stellantis con l’arrivo di un nuovo modello Alfa Romeo entro il 2028. Il sindacato confida in una ricaduta occupazionale positiva, una riduzione del ricorso agli ammortizzatori e soprattutto un beneficio positivo nella componentistica dell’indotto. Nel primo semestre si sono registrati 42 giorni di fermo collettivo, gestiti tramite Contratto di Solidarietà, per un totale di 80 turni persi. Nei restanti giorni lavorativi, l’utilizzo medio del CDS — in scadenza il 27 luglio 2026 — è stato pari al 40%, con il coinvolgimento di circa 1780 lavoratori al giorno.

La riduzione dei volumi degli ultimi anni ha già prodotto rilevanti conseguenze occupazionali: dal 2021 circa 2.800 lavoratori hanno lasciato l’azienda su base volontaria incentivata, riducendo l’organico a 4.440 unità. Attualmente, circa 320 lavoratori risultano in prestito presso altri stabilimenti del Gruppo. È inoltre indispensabile continuare a fornire risposte industriali concrete all’indotto melfitano, oggi in forte difficoltà.

GARANZIE E PIANO INDUSTRIALE

Occorrono garanzie sull’utilizzo degli ammortizzatori sociali e il riconoscimento di una priorità per le aziende locali nelle forniture, bene impegno gruppo su futuro modello Alfa Romeo, bisogna continuare in quella direzione. È fondamentale inoltre, che tutti i livelli istituzionali – nazionali e regionali – agiscano in modo coordinato per tutelare l’occupazione, sostenere le imprese nella transizione e attivare pienamente gli strumenti previsti dagli accordi di programma e dalle aree di crisi complessa, così da attrarre nuovi investimenti e offrire prospettive di sviluppo all’intero territorio.

In merito al Piano industriale pertinente lo stabilimento di Melfi, emerge che per tutto il 2026 proseguirà il lancio, avviato nel primo trimestre 2025, dei nuovi modelli multibrand sulla piattaforma Stla medium. La novità che si faranno anche le versioni ibride su tutti i modelli, tranne per il primo (DS8) che è stato lanciato in produzione il primo trimestre 2025. La nuova Jeep Compass è entrata in produzione nel 4° trimestre 2025. Nel corso del 2025 si sono fermate le produzioni di 500x e Jeep Renegade. Entro il 2028 verrà prodotto un nuovo modello C-suv Alfa Romeo.

IL CONFRONTO CON IL CONTESTO NAZIONALE

Per quanto riguarda il contesto nazionale, il quadro emerso dal report della Fim-Cisl nazionale, illustrato ieri dettagliatamente dal segretario generale Ferdinando Uliano a Roma, delinea uno scenario macroeconomico di parziale e progressiva ripresa per gli stabilimenti italiani del Gruppo Stellantis. Nel corso del primo semestre del 2026, la produzione complessiva sul territorio nazionale ha raggiunto la quota di 252.223 veicoli, facendo registrare un incremento pari al 13,7% rispetto al medesimo periodo del 2025, anno che era stato unanimemente ribattezzato come il periodo più buio per l’automotive italiano. Più in particolare, il comparto specifico delle autovetture ha mostrato una netta accelerazione, crescendo del 27,7% e toccando quota 158.193 unità.

La fiammata produttiva a Torino e Modena

Al contrario, il segmento strategico dei veicoli commerciali ha vissuto una lieve e fisiologica contrazione del 4%, assestandosi comunque sulla solida soglia di 94.030 unità complessive. L’analisi territoriale della mappa manifatturiera italiana mette in luce profonde e strutturali asimmetrie tra i vari poli della penisola. Se da una parte lo stabilimento simbolo di Mirafiori a Torino sperimenta una vera e propria fiammata produttiva del 135,4% con 36.048 vetture, spinta dal debutto commerciale della Fiat 500 in versione ibrida ed elettrica, e Modena vola a 475 unità grazie al trasferimento delle Maserati GranTurismo e GranCabrio, altre realtà vivono momenti di estrema sofferenza.

Il caso di Cassino e Pomigliano D’Arco

Il caso più emblematico e preoccupante è rappresentato dallo stabilimento laziale di Cassino, dove la produzione è letteralmente franata del 36,2%, fermandosi all’esiguo livello di appena 6.700 vetture semestrali tra Alfa Romeo Giulia, Stelvio e Maserati Grecale.
A Pomigliano d’Arco i volumi rimangono stabili a 79.050 unità, sostenuti dalla Fiat Panda (70.820 vetture) ma frenati dal calo del SUV Alfa Romeo Tonale e dallo stop della Dodge Hornet.
Ad Atessa, pur confermandosi il polo principale per volume, si registra il citato calo del 4% dovuto alle opere di adeguamento dell’impianto di verniciatura, nonostante gli investimenti futuri superiori al miliardo di euro. Sul fronte della componentistica e della propulsione, la fonderia Teksid di Carmagnola tenta di resistere riconvertendosi verso l’alluminio leggero per auto elettriche, occupando circa mille addetti.

Verrone si conferma fornitore unico dei cambi per veicoli commerciali, mentre a Pratola Serra la produzione di motori diesel Euro 6.4 per i veicoli commerciali della linea Pro One ha raggiunto le 276.000 unità nel semestre, operando senza il ricorso ad ammortizzatori sociali.

Il dramma di Termoli

Di contro, la situazione appare drammatica a Termoli, a causa della decisione irrevocabile di interrompere i piani per la costruzione della Gigafactory di batterie, lasciando i 1.800 dipendenti legati solo alle vecchie motorizzazioni termiche in attesa del cambio EDCT e del motore Euro 7.
Le stime complessive per la fine del 2026 prevedono una produzione nazionale di poco superiore ai 500mila veicoli totali, ben lontana dall’obiettivo di un milione di unità sbandierato nei tavoli ministeriali. Questo andamento altalenante giustifica ampiamente la forte mobilitazione del sindacato, che richiede interventi immediati al Governo italiano e all’Unione Europea, specialmente sul fronte del caro energia e del ripristino del Fondo nazionale dell’auto. È in questo contesto di luci e ombre nazionali che si innesta la specifica realtà della Basilicata, dove i segnali di ripartenza produttiva si scontrano con scadenze contrattuali imminenti e gravi timori di spopolamento della regione.

UN NUOVO CONFRONTO ENTRO LA FINE DI LUGLIO

Un report che lascia ben sperare le rappresentanze dei lavoratori «Dal report della Fim nazionale segnali di ripresa a Melfi – spiega Gerardo Evangelista, segretario Fim-Cisl Basilicata – a fine luglio ci sarà un confronto su volumi produttivi e CDS».
Un incontro a cui già da tempo si lavora, infatti, già il 22 giugno scorso tra l’azienda e le organizzazioni sindacali è stata condivisa la proroga del contratto di solidarietà (Cds) per ulteriori 30 giorni, accompagnando così la transizione produttiva dello stabilimento Stellantis di Melfi fino all’avvio della pausa estiva, prevista dal 27 luglio al 17 agosto. Ora, un nuovo confronto si terrà entro la fine di luglio con la direzione aziendale per verificare l’andamento produttivo dello stabilimento, i volumi, l’organizzazione del lavoro e lo stato di avanzamento del nuovo piano produttivo, che prevede la realizzazione di cinema nuovi modelli.

In quella sede sarà affrontato anche il tema del proseguimento del contratto di solidarietà, ritenuto uno strumento necessario per accompagnare questa fase fino al raggiungimento di volumi produttivi in grado di garantire la piena saturazione degli impianti.

STELLANTIS MELFI: I PRIMI SEGNALI DI RIPRESA

Prosegue Evangelista: «Passando ai dati contenuti nel report della Fim Cisl nazionale sulla produzione e sull’occupazione del Gruppo Stellantis nel secondo trimestre 2026, illustrato dal segretario generale Ferdinando Uliano, lo stabilimento Stellantis di Melfi conferma un miglioramento dei volumi produttivi rispetto allo stesso periodo del 2025, confermando i primi segnali di ripresa legati all’avvio del nuovo piano produttivo e dei nuovi modelli assegnati al sito. Un risultato positivo, che rappresenta un primo passo nella giusta direzione, pur rimanendo ancora distante dai livelli produttivi necessari a garantire la piena saturazione degli impianti».
«L’impegno assunto con il nuovo piano strategico di Stellantis – aggiunge il sindacalista – e la conferma degli investimenti rappresentano segnali incoraggianti. Anche il cronoprogramma produttivo dello stabilimento di Melfi conferma una graduale ripresa dei volumi e rafforza le prospettive industriali del sito».

«Tuttavia, le assegnazioni produttive da sole non bastano. Per garantire nel tempo i volumi produttivi e la piena saturazione degli impianti è necessario creare le condizioni affinché riparta il mercato dell’auto. Occorre completare e rafforzare i punti ancora aperti del piano industriale di Stellantis, con risposte concrete in grado di assicurare stabilità, competitività e prospettive occupazionali. Per questo servono interventi che sostengano la domanda e accompagnino il mercato in una fase di profonda trasformazione».

«In questa direzione va letta positivamente anche la scelta di Stellantis di investire sui motori ibridi di nuova generazione, favorendo una transizione più graduale, sostenibile e coerente con l’evoluzione del mercato e con le esigenze dei consumatori. Per lo stabilimento di Melfi questa scelta rappresenta un’opportunità importante, perché può contribuire a sostenere il mercato, favorire la crescita dei volumi produttivi e garantire una maggiore stabilità occupazionale per l’intero sistema automotive lucano».

UNA SFIDA PER L’INTERA BASILICATA

La sfida non riguarda soltanto lo stabilimento Stellantis di Melfi, ma l’intero comparto automotive della Basilicata. Per consolidare gli investimenti annunciati, aumentare i volumi produttivi e tutelare l’occupazione è fondamentale che l’Europa e il Governo italiano sostengano il mercato dell’auto con politiche industriali efficaci e una strategia condivisa, capaci di tradursi in maggiori volumi produttivi. Allo stesso tempo, la Regione Basilicata è chiamata a sostenere con determinazione i percorsi di riconversione e diversificazione produttiva delle imprese dell’indotto, creando le condizioni per attrarre nuovi investimenti e nuove opportunità occupazionali. Le fabbriche non si difendono soltanto: si rigenerano creando le condizioni perché possano continuare a produrre, innovare e creare lavoro.

«Come evidenziato dal Presidente di Confindustria Basilicata nel corso dell’Assemblea del 26 giugno a Potenza, ogni anno circa 2.500 giovani under 35 lasciano la nostra regione e, negli ultimi cinque anni, la Basilicata ha perso oltre 4.000 laureati – conclude Evangelista –. Se a questo si aggiungono le difficoltà occupazionali già vissute negli ultimi anni e il rischio di ulteriori perdite di lavoro, in assenza di progetti industriali territoriali capaci di consolidare l’occupazione esistente e crearne di nuova, lo spopolamento è destinato ad accelerare, con conseguenze sempre più pesanti per il futuro della Basilicata. Per questo è necessario che anche la politica, a tutti i livelli, faccia la propria parte. Ognuno deve assumersi la responsabilità di contribuire, con scelte concrete, alla crescita industriale, alla tutela dell’occupazione e al futuro della Basilicata».

MELFI GUIDA IL SUD MA LA STRADA E’ LUNGA

Dunque, per il sindacato il dato registrato nello stabilimento Stellantis di Melfi è un risultato sicuramente notevole, con la nuova Jeep Compass che ha determinato un significativo miglioramento del dato produttivo nel primo semestre rispetto all’anno precedente (+88,4%). In termini assoluti, la produzione si attesta a 35.920 unità, contro le 19.070 del 2025, ma i rappresentanti dei lavoratori sono ancora lontani dal sentirsi soddisfatti.
Il rilancio di Melfi rappresenta una boccata d’ossigeno per il Sud, ma la strada per la piena stabilità è ancora lunga. Se da un lato i nuovi modelli multi-energy fanno ben sperare, dall’altro restano le grandi incognite legate alla scadenza degli ammortizzatori sociali e alla crisi delle aziende dell’indotto. Per evitare che la Basilicata continui a perdere i suoi giovani, non bastano i soli sforzi di Stellantis.
Serve un impegno concreto e unito da parte di Governo, Regione ed Europa per sostenere il mercato dell’auto.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »