Cultura

Chow – The Husband’s Delight

“The Husband’s Delight”, il nuovo album dei Chow, parte con la gragnola metallica di “Elbow”, un brano tesissimo che trasuda rabbia e sangue. Una sezione ritmica in tiro, ossuta e nervosa, sostiene rasoiate di chitarra che diventano ancor più incisive nella successiva “Beyond Resignation”, nella quale il noise della traccia di apertura lascia spazio a un punk rock dinamitardo che corre a mille.

In “Gay Friends” e “Ines” la violenza sonora si dipana ma non svanisce, con le atmosfere fumose e oscure del post-punk più grezzo a infondere una sensazione strisciante di inquietudine.

La musica del trio bolognese può essere ipnotica – quasi psichedelica nel suo continuo flusso di suoni corrosivi e pungenti – ma anche straordinariamente dinamica ed eccitante, come ben dimostrano la furia hardcore di “Granny Is Dead” e i riff lancinanti di “Roald Dahl” e “Suicide Letter”, dove si avvertono legami tanto con i “vecchi” Wipers quanto con i più moderni Metz.

“The Husband’s Delight” è un ottimo compendio del noise rock più ruspante e caotico ma libero da ogni tipo di restrizione. Un disco essenziale nella forma ma ricco nel risultato, intarsiato di elementi presi in prestito dal punk delle origini, dall’hard rock anni ’70, dallo stoner (“Hat On My Bed”, “Coughing Bed”) e persino da blues e boogie rock (“U.G.P.D.”).

Un album potente e divertente da sconsigliare ai deboli di cuore. Se invece amate le esperienze forti, date pure una chance ai Chow e alla loro grezzissima musica nata all’ombra delle Due Torri.


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