Carni avicole e uova, consumi in crescita nel segno di tracciabilità e sostenibilità

Prima l’uovo o la gallina? Nel 2025, almeno in Italia, il dilemma non si pone. A crescere contemporaneamente sono stati, infatti, tanto i consumi di carni avicole (+1,91% rispetto al 2024, a quota 22,47 chilogrammi pro-capite) quanto quelli di uova (+7,4%, a quota 234 unità annue per abitante). A evidenziarlo l’analisi realizzata da Unione nazionale filiere agroalimentari delle carni e delle uova (UnaItalia) secondo la quale la filiera avicola vale ormai 9,7 miliardi di euro e conta 64mila addetti. In particolare, consumate da nove italiani su dieci, le carni avicole inciderebbero sul 44% degli acquisti di carne da parte delle famiglie italiane con un livello di autosufficienza produttiva nell’ordine del 105,1%. Le uova, a loro volta, trainate dal segmento premium, avrebbero registrato una crescita del 15% a valore.
“Carni bianche e uova confermano il proprio ruolo di alimenti nutrienti, accessibili e in grado di rispondere alle nuove esigenze dei consumatori – commenta Antonio Forlini, presidente di UnaItalia – I risultati del settore italiano, peraltro, sono in linea con le principali tendenze internazionali. Le stime Ocse/Fao, infatti, indicano che oltre la metà della crescita dei consumi mondiali di carne sarà assorbita dalle produzioni avicole, a conferma della loro crescente rilevanza nei sistemi alimentari globali”. Nell’attuale scenario d’incertezza economica e geopolitica, la filiera avicola ha saputo reagire da un lato garantendo elevati standard di controllo, tracciabilità e sicurezza e, dall’altro, investendo sulla sostenibilità economica, ambientale e sociale. “Non è accettabile, tuttavia, imporre ai produttori europei il rispetto di standard sempre più elevati sul piano sanitario, ambientale e del benessere animale senza pretendere analoghe garanzie da chi esporta verso il mercato comunitario – spiega Forlini – Solo così sarà possibile evitare forme di concorrenza sleale, tutelare gli investimenti delle imprese e preservare un territorio produttivo che genera valore economico, occupazionale e sviluppi sui territori”.
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