Economia

Gelati confezionati, prezzi in aumento del 40% in cinque anni


Coni e stecchi che diminuiscono di dimensione e aumentano di prezzo: i gelati confezionati da qualche estate stanno compiendo una piccola metamorfosi, in linea con un fenomeno che interessa da tempo diversi generi alimentari. Complice la crisi energetica, i rincari delle materie prime (in primis, il cacao) e la volatilità dei prezzi, le stesse aziende trovano più complesso sostenere i costi di produzione. Il risultato è che negli ultimi cinque anni, secondo i dati Istat, i prezzi sono aumentati del 39,6%. Il primo grosso scatto è stato nel 2022: +13% sul 2021. Idem nel 2023: +16% sul 2022. E, contemporaneamente, le grammature diminuiscono, seguendo il fenomeno della shrinkflation.

Un approfondimento di Altroconsumo mostra come i prezzi dei confezionati siano aumentati maggiormente rispetto all’inflazione dei generi alimentari. Complice proprio la shrinkflation, spesso l’aumento dei prezzi al chilo è ancora più alto di quelli a porzione, con picchi rilevati da Altroconsumo del +75%. Diminuiscono i grammi, ma non le calorie, che per porzione sono infatti le stesse, o leggermente più basse, e i grassi totali e i saturi sono spesso gli stessi rispetto al 2021. Più di frequente, questo è l’impatto di riformulazioni, in parte dovute al cambiamento di grassi. Per esempio, in alcuni prodotti il burro della ricetta del 2021 è stato sostituito con il grasso di cocco, tra gli oli vegetali più economici.

Sempre secondo lo studio, i gelati che hanno visto una riduzione del formato sono comunque la minoranza del totale. Se anche dal punto di vista esperienziale un consumatore può notare la differenza e rimanere deluso da questo fenomeno, bisogna comunque considerare che, a prescindere dal cambio di formato, i prezzi sarebbero aumentati in ogni caso: non è la shrinkflation ad aver guidato i rincari che si registrano sul mercato, è stata importante anche la situazione di crisi di qualche anno fa, con il seguito di rincari che ogni crisi si porta dietro. Gli aumenti poi seguono dinamiche di prezzo molto differenti tra prodotto e prodotto, con punte – tra i prodotti analizzati da Altroconsumo – del 70%.


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