Lazio

arrestato un vicino per tentato omicidio

Una furia cieca, brutale, esplosa tra le mura domestiche per motivi ancora tutti da chiarire.

Un ex operaio edile di 65 anni sta lottando tra la vita e la morte nel reparto di rianimazione del Policlinico Umberto I di Roma, dopo essere stato ridotto in fin di vita all’interno della sua stessa abitazione in via Gianni Anacleto, nella campagna di Sant’Angelo Romano, alle porte della Capitale.

Per il tentato omicidio e per tentata rapina aggravata, i Carabinieri hanno sottoposto a fermo un vicino di casa di 33 anni, un uomo della zona già noto alle forze dell’ordine e affetto da gravi disagi psichici.

La drammatica catena di eventi è iniziata nel pomeriggio del 25 giugno. A fare la terribile scoperta è stata la figlia del sessantacinquenne.

Preoccupata dal silenzio del padre, la donna è entrata nell’appartamento trovandosi davanti a una scena d’orrore: l’uomo era riverso a terra in una pozza di sangue, incosciente, con il volto letteralmente devastato dai pugni e fratture multiple su tutto il corpo.

Da lì è scattata la doppia corsa contro il tempo: quella dei sanitari del 118 per strappare l’uomo alla morte e quella degli investigatori per assicurare il colpevole alla giustizia.

La caccia all’uomo nei casolari della Sabina

Le indagini, condotte dai Carabinieri della Compagnia di Tivoli con il supporto specialistico del Nucleo Investigativo di Frascati, si sono subito concentrate sulla cerchia di conoscenze della vittima.

I militari hanno focalizzato l’attenzione sul trentatreenne, una figura problematica che conosceva bene le abitudini del pensionato e che, guarda caso, si era resa completamente irreperibile subito dopo l’aggressione.

La caccia all’uomo è durata poche ore. I Carabinieri hanno setacciato le campagne circostanti, stringendo il cerchio attorno a un casolare isolato poco distante dalla scena del crimine.

Lì il sospettato si era rifugiato, sperando di far perdere le proprie tracce. A incastrarlo sono stati elementi schiaccianti:

Le ferite sul corpo: L’indagato presentava escoriazioni e tumefazioni fresche sulle mani e sulle braccia, segni inequivocabili di una colluttazione violenta.

I vestiti sporchi di sangue: All’interno del covo i militari hanno rinvenuto e sequestrato indumenti ancora intrisi delle tracce ematiche della vittima, non ancora lavati.

L’ombra del disagio psichico e l’accusa di rapina

Il 33enne è stato trasferito d’urgenza nel carcere romano di Regina Coeli. Nelle scorse ore, la Procura della Repubblica ha chiesto e ottenuto dal Giudice per le indagini preliminari la convalida del fermo, disponendo la custodia cautelare in cella. L’uomo dovrà difendersi dalle pesantissime accuse di tentato omicidio e tentata rapina pluriaggravata.

Resta invece ancora avvolto nel mistero il movente che ha scatenato una tale esplosione di violenza.

L’ipotesi principale è che l’aggressore stesse cercando denaro, ma i Carabinieri non escludono un raptus improvviso.

Secondo quanto ricostruito attraverso le testimonianze dei residenti, il trentatreenne soffrirebbe da tempo di disturbi psichici latenti, che già in passato lo avevano portato a manifestare comportamenti fortemente ostili e violenti sia contro i propri familiari sia in paese.

Un elemento, quello della capacità di intendere e volere, che sarà oggetto di perizie psichiatriche nei prossimi passaggi dell’inchiesta giudiziaria.

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