Scienza e tecnologia

Prezzi RAM in aumento: cosa c’entra Apple e cosa fare ora

Quando Apple aumenta i prezzi citando il costo della memoria, la notizia non riguarda solo chi compra un MacBook. Riguarda chiunque stia pensando di aggiornare il proprio PC, perché il messaggio nascosto è piuttosto chiaro: la RAM non tornerà economica tanto presto. E questa volta, a differenza di altri cicli di rincari del passato, ci sono buone ragioni per crederci davvero.

Apple ha alzato i prezzi di Mac e iPad in modo significativo: il MacBook Air base è passato da 1.099 a 1.299 dollari, il MacBook Pro ora parte da 1.999 dollari invece di 1.699, e persino l’iPad Air base è salito da 599 a 749 dollari. La motivazione ufficiale? Il costo della memoria.

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Apple non è un’azienda qualsiasi sul mercato dei componenti: ordina volumi enormi e negozia direttamente con produttori come Micron, Samsung e SK Hynix. Ha anche la capacità di usare le scorte esistenti per ritardare l’impatto dei rincari a breve termine, cosa che probabilmente ha fatto fino ad ora.

Se anche Apple ha deciso che non può più assorbire questi costi, vuol dire che la situazione è seria.

Il problema di fondo è che i produttori di RAM hanno acquirenti molto più redditizi dei consumatori finali: i data center per l’intelligenza artificiale. Google, Microsoft, Amazon e Oracle stanno investendo centinaia di miliardi di dollari in infrastrutture AI, e ogni cluster di GPU richiede quantità enormi di memoria HBM e DRAM. Costruire nuove fabbriche richiede anni, quindi l’offerta non può aumentare rapidamente.

Micron ha già dichiarato di aspettarsi che la crisi della memoria duri almeno fino al 2028. Non è un dettaglio secondario: significa che chi aspetta prezzi migliori prima di aggiornare il proprio sistema potrebbe aspettare a lungo, come abbiamo già scritto analizzando le previsioni sui prezzi della RAM fino al 2030.

Qualcuno obietterà che i prezzi della RAM sono sempre risaliti e poi scesi: è successo con il boom degli smartphone nel 2017, con il mining di criptovalute, persino con il lancio del DDR5 che nel 2024 era diventato abbastanza accessibile.

Il ciclo c’è sempre stato. Il punto è che questa volta la domanda non è alimentata da una moda passeggera o da una bolla speculativa, ma da investimenti infrastrutturali a lungo termine da parte delle più grandi aziende tecnologiche del mondo.

I prezzi dei kit DDR5 da 32 gigabyte hanno quadruplicato il loro valore rispetto a un anno fa. Trovare un kit da 32 GB a 100 euro come era possibile nel 2024 è ormai fuori discussione nel breve periodo. Chi ha rimandato l’aggiornamento sperando in un calo imminente rischia di aspettare anni, con il rischio ulteriore che i prezzi salgano ancora prima di scendere. Anche Corsair ha lanciato kit DDR5 da 32 GB in offerta ai prezzi più bassi degli ultimi mesi, ma siamo comunque lontani dai minimi storici del 2024.

Il segnale di Apple, insomma, non è solo una brutta notizia per chi vuole comprare un Mac: è un indicatore dello stato del mercato della memoria.

Se una delle aziende più potenti al mondo in termini di potere d’acquisto ha alzato bandiera bianca, difficile immaginare che i prezzi al dettaglio per i PC si muovano in direzione opposta nel prossimo futuro.


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