Sony sta sbagliando strategia sui port PC? L’ex boss PlayStation rompe il silenzio
L’ex presidente di PlayStation Studios, ormai fuori dai giochi da anni, ha rilasciato un’intervista in cui smonta pezzo per pezzo la logica dietro lo stop di Sony ai port PC dei titoli single player. Il punto di partenza è semplice: secondo Layden, ai suoi tempi il porting non serviva a fare cassa.
La strategia di Layden sui port PC
L’obiettivo era un altro, portare le IP PlayStation davanti a un pubblico che altrimenti non le avrebbe mai incrociate.
Non per vendere console a quelle persone, specifica, lui stesso ammette di non essere mai stato così ingenuo da pensarlo.
Il ragionamento guardava più lontano: se quei personaggi e quelle storie devono poi diventare film, serie TV, fumetti o linee di merchandising, prima serve che li conosca quante più gente possibile.
Restringere tutto al pubblico PlayStation e sperare di espandersi dopo su altri media, dice, significa partire già con un gradino enorme da scalare.
Sony e il nodo dei ricavi
Questa lettura cozza apertamente con quanto trapelato finora sulle reali motivazioni di Sony.
A inizio giugno Jason Schreier, di Bloomberg, aveva scritto che i port single player semplicemente non generavano abbastanza ricavi e che la casa giapponese vuole tenere le proprie IP più strette alla propria piattaforma.
Per Layden il discorso economico non è mai stato la priorità, almeno non per questa categoria di giochi.
Perché il multipiattaforma conta
Diverso il discorso per multiplayer e live service.
Qui l’ex dirigente riconosce che l’essere multipiattaforma è quasi obbligatorio, soprattutto per i free to play.
La spiegazione che dà è quella del funnel: se converti il 3% degli utenti in paganti, quel 3% deve arrivare da una base di 50 milioni di giocatori, non da 5.
È lì che cambia tutto, ed è per questo che quel tipo di titoli ha sempre avuto bisogno di girare ovunque.
Il ritardo su PC svaluta davvero le IP Sony?
Sul tema della percezione, ovvero se i porting rischino di svalutare le IP Sony agli occhi del pubblico PlayStation, Layden liquida la questione abbastanza in fretta.
Ricorda che i giochi arrivano su PC con un anno di ritardo rispetto al lancio console, e si chiede come si possa sostenere che un titolo uscito su PS5 e approdato altrove 18 mesi dopo abbia sottratto vendite hardware nel momento del lancio.
Per lui non regge: chi è disposto ad aspettare un anno e mezzo per giocarlo su PC, conclude, non avrebbe comprato la console comunque.
Chiude con una frase che lascia intendere scetticismo verso la nuova linea Sony: se la scelta di abbandonare i port PC nasce solo da esigenze di budget o per alleggerire il lavoro dei team di porting, per Layden la decisione semplicemente non ha senso.
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