Marche

Alluvione di Senigallia, ecco la richiesta della procura. «Rinvio a giudizio per i 22 imputati»

SENIGALLIA La procura aquilana ha chiesto ieri il rinvio a giudizio per i 22 imputati, accusati a vario titolo – per l’alluvione del 15 settembre 2022 – di reati gravissimi, tra cui cooperazione in inondazione colposa, omicidio colposo plurimo e lesioni colpose gravi. Sul fronte della manutenzione fluviale sotto accusa i dirigenti della Regione Marche (Mario Pompei, Nardo Goffi, Stefania Tibaldi, Stefano Stefoni e Lucia Taffetani), i funzionari della Provincia di Ancona (Massimo Baldinelli, Massimo Sbriscia, Paolo Sandroni).

Le falle

Rischiano anche i vertici del Consorzio di Bonifica delle Marche (Claudio Netti, Antonella Valenti, Michele Tromboni, Marco Del Prete, Paride Prussiani, Susanna Marcantognini e Michele Maiani di Bonifica Marche Service srl), ritenuti responsabili di non aver rimosso le alberature e i detriti che ostruivano il regolare deflusso delle acque.

Per la progettazione e il collaudo del nuovo Ponte Angeli a Senigallia, per aver causato l’effetto “diga” che ha allagato il centro, anche il già citato Stefoni (Rup per la Regione), Cristiano Aliberti (Rup per il Consorzio di Bonifica), Alessandro Apolloni (addetto alla verifica del progetto), il progettista e direttore dei lavori Saqer Nafez e il collaudatore dell’opera Giorgio Giorgi. A loro viene contestato di non aver rispettato il franco idraulico di 1,5 metri imposto dalla normativa. Per il Ponte Cone a Serra de’ Conti, infine, viene contestato ai tecnici comunali Luca Pistelli, Chiara Marcelletti e Marco Plebani di non aver rimosso la vecchia soletta che ostruiva il fiume.

Le difese degli imputati hanno eccepito la nullità del capo d’imputazione e richiesto il non luogo a procedere, insistendo sull’assoluta imprevedibilità del cataclisma naturale. Il gup si è riservato di decidere nella prossima udienza, fissata per il 23 settembre. Le oltre 250 parti civili si sono associate alla richiesta del processo. Durissima la posizione dell’avvocato Simeone Sardella, difensore di un gruppo di alluvionati: «Non c’è eccezionalità che tenga di fronte ad un ponte costruito con parapetti chiusi praticamente dentro l’argine, all’interno, e non sopra, il franco idraulico, sul quale si sono accumulati i detriti che hanno amplificato il rigurgito e il sormonto.

La storia di Senigallia è una storia di alluvioni, i tempi di ritorno sono statistici, e io stesso, nel sollecitare la realizzazione rapidissima delle vasche d’espansione con un’interpellanza, da consigliere comunale, avevo definito il Misa una pistola carica puntata alla tempia dei senigalliesi. Un evento insomma ampiamente prevedibile, e per questo evitabile».




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