un milione a palazzina per cancellare il “degrado” di Roma
Per anni è rimasto sospeso in un limbo burocratico e sociale, trasformandosi da soluzione temporanea a buco nero delle periferie capitoline. Oggi per il complesso di Bastogi, agglomerato di edilizia residenziale pubblica nella periferia ovest di Roma, sembra aprirsi uno spiraglio.
Il Campidoglio ha annunciato l’intenzione di far partire i primi cantieri di una maxi-opera di riqualificazione, un intervento che punta a superare la logica dei “cerotti” e dei piccoli restauri d’emergenza per ridisegnare il volto di un quartiere da troppo tempo sinonimo di isolamento.
L’operazione prevede uno stanziamento imponente: circa un milione di euro per ciascuna palazzina del comprensorio. I fondi arrivano dall’Accordo quadro da 80 milioni che il Comune ha destinato alla manutenzione straordinaria del patrimonio Erp (Edilizia Residenziale Pubblica).
La tabella di marcia prevede una prima tranche di verifiche statiche e ingegneristiche sui singoli blocchi, propedeutica alla stesura del cronoprogramma definitivo.
«Bastogi è una ferita aperta della Capitale, una vergogna a cui abbiamo promesso di mettere fine», ha commentato l’assessore al Patrimonio e alle Politiche abitative, Tobia Zevi, sottolineando l’obiettivo di restituire dignità e sicurezza alle migliaia di persone che popolano i lotti.
L’attacco di Fratelli d’Italia: «Comune assente da decenni»
Le promesse di Palazzo Senatorio si scontrano però con la dura realtà quotidiana denunciata dai residenti e dalle forze di opposizione, che mantengono alta la pressione sulla giunta.
Solo di recente, un duro atto d’accusa è arrivato da Marco Perissa, coordinatore romano di Fratelli d’Italia, che attraverso un video-reportage sui social ha riacceso i riflettori sulle condizioni limite del complesso.
«Il Comune qui non si vede da decenni», attacca Perissa, documentando aree verdi ridotte a giungle, condutture idriche spezzate che allagano gli spazi comuni e situazioni di drammatica emergenza sociale.
Tra queste, il caso limite di una persona con gravi disabilità rimasta di fatto prigioniera al terzo piano di una palazzina a causa del cronico fuori servizio dell’ascensore.
Il limbo di “Come un gatto in tangenziale” tra le Nazioni Unite e la piazza
Nato per offrire un tetto temporaneo durante le passate emergenze abitative, Bastogi non ha mai visto definire il proprio status amministrativo, finendo per cristallizzarsi in un ghetto che oggi ospita tra le 2.000 e le 3.000 persone.
Un microcosmo diventato celebre sul grande schermo grazie alla pellicola Come un gatto in tangenziale, ma la cui realtà supera la finzione cinematografica, attirando persino l’interesse delle istituzioni internazionali.
Negli ultimi tempi, infatti, i lotti hanno ricevuto la visita della Commissione Periferie della Camera e, in un recente sopralluogo, l’ispezione di Balakrishnan Rajagopal, relatore speciale delle Nazioni Unite per il diritto all’alloggio.
Nelle scorse settimane la rabbia degli abitanti è tornata a farsi sentire in piazza. Sostenuti da realtà associative come Nonna Roma e Aurelio in Comune, i residenti chiedono a gran voce un tavolo di confronto per non essere esclusi dalle decisioni sul loro futuro.
La paura della base è chiara: il timore che il milione di euro promesso per ogni stabile si disperda in interventi di facciata, senza sanare le profonde carenze strutturali e sociali che da quasi trent’anni soffocano il quartiere.
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