Umbria

Va avanti il maxi rave in Umbria: cosa rischiano partecipanti e organizzatori

Non si ferma il rave in corso sui Monti Martani in Umbria, precisamente ai prati di Terzo San Severo a Spoleto, dove migliaia di persone (per la Questura di Perugia sono tra mille e 1.500 ma probabilmente sono più del doppio) ballano e fanno festa dalla tarda serata di sabato 27 giugno.

Lunedì mattina la musica techno continua a risultare accesa e anche se nel pomeriggio di domenica il deflusso è iniziato non è considerato ancora massiccio. Centinaia di giovani provenienti da tutta Italia e pure da qualche paese straniero sono stati identificati da polizia, carabinieri finanzieri, che continuano a presidiare le strade sia del versante di Spoleto, che resta il principale, sia di Massa Martana. Alla luce del gran numero di persone ancora presenti ai prati di Terzo San Severo la priorità resta l’ordine pubblico, con le forze dell’ordine che osservano a distanza.

Generalmente, si apprende da fonti investigative, i rave durano tre giorni, ossia quello di insediamento, che nel caso è avvenuto nella prima serata di sabato 27 giugno, più altri due: l’ipotesi, dunque, è che nella giornata di martedì 30 giugno la stragrande maggioranza dei partecipanti dovrebbe aver lasciato l’area. A quel punto, questo emerge, se un numero molto più contenuto di persone dovesse rimanere sui prati di Terzo San Severo le forze dell’ordine potrebbero valutare l’intervento, staccando la musica e sgomberando la zona.

Le centinaia di persone che hanno già lasciato il rave sono state identificate ai punti di controllo allestiti dalle autorità (e così si proseguirà fino alla fine del rave) rischiano la denuncia per il 633 bis (Invasione di terreni o edifici con pericolo per la salute pubblica o l’incolumità pubblica). Si tratta del reato introdotto nel 2022 dal governo Meloni contro i «raduni musicali o aventi altro scopo di intrattenimento», che colpisce chi «organizza o promuove l’invasione arbitraria di terreni o edifici altrui, pubblici o privati».

Da capire, dunque, se nei prossimi giorni le autorità invieranno alla Procura di Spoleto una valanga di denunce, colpendo tutti i partecipanti, che possono aver «promosso» l’evento non autorizzato, anche attraverso l’invio di una posizione gps in qualche gruppo Whatsapp o canale Telegram, oppure se ci si limiterà a procedere a carico degli organizzatori del rave di Terzo San Severo, che comunque potrebbero essere anche alcune decine di persone.

Il reato voluto dal governo Meloni, comunque, è incardinato al «concreto pericolo per la salute pubblica o per l’incolumità pubblica a causa dell’inosservanza delle norme in materia di sostanze stupefacenti, in materia di sicurezza o di igiene degli spettacoli e delle manifestazioni pubbliche di intrattenimento, anche in ragione del numero dei partecipanti ovvero dello stato dei luoghi». Il concreto pericolo per la salute e l’incolumità pubblica va dunque dimostrato, ma è chiaro che i margini sono ampi e, per ipotesi, anche solo i bollettini meteo ministeriali di livello 3 (il massimo) potrebbero bastare.

In attesa di comprendere come procederanno le autorità, coi primi accenni di deflusso controllato dalle forze dell’ordine ai varchi di uscita risultano già fioccate diverse decine di denunce per guida in stato d’ebbrezza o dopo l’assunzione di droghe, ma anche per rifiuto di sottoporsi agli accertamenti, con conseguenti ritiri di patente di guida e confisca delle auto.

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