tra le ipotesi anche il suicidio. Il post choc sui social e la fuga senza tracce
Non è stata una lite finita nel sangue, ma un’esecuzione pianificata nei minimi, spietati dettagli. Le indagini della Squadra Mobile di Roma sulla strage di via Montiglio, nel quartiere Casalotti, svelano un quadro investigativo da brividi.
Mentre l’intera Capitale si stringe attorno al dolore della comunità bangladese, gli inquirenti della Procura seguono una pista drammatica: il ricercato Shahadat Hossain, 43 anni, potrebbe essersi suicidato dopo la fuga, travolto dal peso del massacro.
Nel frattempo, la testimonianza del figlio maggiore della coppia, un ragazzo di 20 anni (e non 18, come appreso nelle prime ore), si sta rivelando decisiva.
Il giovane è miracolosamente sopravvissuto a una profonda ferita all’addome e, dal suo letto d’ospedale, ha aiutato la polizia a ricostruire la trappola mortale tesa dal killer.
La nuova e agghiacciante ricostruzione del triplice omicidio
I rilievi scientifici nell’appartamento hanno permesso di accertare che l’assassino è rimasto all’interno della casa per ore, trasformandola in una vera e propria camera della morte in attesa del rientro dell’intero nucleo familiare.
Il duplice omicidio di madre e figlia
Il killer fa irruzione nell’alloggio mentre in casa ci sono solo Jahan Hosne Momotay (38 anni) e la piccola Islam Arowa (8 anni). Le uccide entrambe sul colpo utilizzando una mannaia da macellaio.
La pulizia e l’attesa al buio
Dopo il massacro delle prime due vittime, l’assassino tenta di ripulire parzialmente i pavimenti e le stanze dalle vistose tracce di sangue. Subito dopo si nasconde dietro una porta dell’appartamento, aspettando al buio il rientro del capofamiglia.
L’agguato finale e la fuga del sopravvissuto
Kamal Uddin Babul (39 anni) rientra in casa insieme al figlio 20enne. L’assassino sbuca dal nascondiglio e li aggredisce alle spalle. Il padre muore sul colpo; il ragazzo, seppur gravemente ferito all’addome, ingaggia una colluttazione, si libera e corre in strada coperto di sangue per dare l’allarme.

Il profilo del ricercato: lo status di rifugiato e il post su Facebook
Il profilo di Shahadat Hossain si arricchisce di dettagli inquietanti che svelano una personalità complessa e fortemente instabile.
Proprio la mattina del delitto, l’uomo aveva ottenuto dalla Questura di Frosinone il riconoscimento ufficiale dello status di rifugiato politico, con il relativo rilascio del permesso di soggiorno.
In patria, Hossain era un attivista del Bangladesh Nationalist Party, e ricopriva incarichi di rilievo anche nella branca associativa dei bengalesi in Italia.
Le frasi premonitrici sui social
Gli esperti della Polizia Postale hanno analizzato i profili social del latitante, rintracciando un post pubblico datato 25 giugno, ovvero due giorni prima della strage. Sul suo diario Facebook, Hossain aveva scritto in lingua madre frasi che oggi suonano come una spaventosa sentenza: «Un uomo non muore da solo» e ancora «Dovresti morire con i tuoi cari quando muori».
La mappa dei reperti e le rotte della latitanza
Il pool della scientifica ha blindato gli elementi materiali legati all’aggressione, mentre le ricerche escono dai confini regionali.
Il cordoglio della città
La famiglia Uddin era stabilitasi a Roma da quindici anni ed era amata da tutto il quartiere; il padre lavorava regolarmente come assistente ai carrelli spesa nei pressi di un grande supermercato in zona Boccea, mentre la moglie e i figli lo avevano raggiunto in Italia solo di recente.
Sul dramma è intervenuto personalmente anche il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, esprimendo il profondo cordoglio di tutta la comunità cittadina e garantendo il massimo supporto psicologico e assistenziale delle istituzioni per l’unico giovane e sfortunato sopravvissuto di questa immane tragedia.
Le autopsie sui tre corpi verranno eseguite all’inizio della settimana presso l’Istituto di Medicina Legale del Gemelli.
Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.
Source link



