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Costa Smeralda, la febbre per comprare ville da 350 milioni. Addio oligarchi russi, arrivano i miliardari Usa delle Big Tech e gli sceicchi arabi

Gli americani cacciano i russi. No, non è una guerra. Tranquilli. La sfida stavolta è soltanto immobiliare, ma gli attori – sarà un caso? – sono gli stessi, con gli emiri arabi del petrolio a fare da terzo incomodo. Proprio come nello scacchiere geopolitico. Il Risiko del mattone si combatte in Sardegna e in Costa Smeralda per la conquista di alcune delle ville più costose del pianeta. Parliamo di affari che arrivano a 350 milioni di euro. Già, in Costa Smeralda si cambia: ritornano i miliardari americani e gli oligarchi russi lasciano le coste galluresi. Passano di mano una dopo l’altra le ville acquistate tra la fine degli anni novanta e il duemila, quando la Costa Smeralda era il centro delle vacanze estive per l’alta finanza mondiale e Karim Aga Khan compariva ancora, seppur di rado, nella celebre piazzetta di Porto Cervo. Altri tempi e altri rapporti, la “Costa” era di moda e i vip vanno dove vanno i vip. Passeggiando tra i vialetti di Porto Rotondo si poteva incontrare Vladimir Putin in compagnia dell’amico Silvio Berlusconi, con le famiglie e le scorte.

Oggi, in quei luoghi patinati, si pensa soprattutto a realizzare: se le agenzie immobiliari offrono decine di ville intestate a società e imprenditori stranieri, a prezzi che viaggiano sul filo delle decine di milioni di euro, gli eredi dell’ex Cavaliere hanno appena accettato, come anticipato dalla Nuova Sardegna, l’offerta vincolante di acquisto per Villa Certosa dello sceicco Hamad Bin Jassin Al Thani. Con 350 milioni da versare sul conto della società Idra, che concedeva in comodato la sconfinata dimora al fondatore di Forza Italia, la dinastia reale del Qatar avrà le 28 stanze che ospitarono alcuni fra i grandi della terra e che probabilmente si trasformeranno nell’ennesimo resort d’alto bordo. Andranno allo sceicco i 35 bagni, i saloni, le terrazze, le piscine, i campi da calcio, il vulcano artificiale, la pista per autoscontro e l’approdo che costò lo sbancamento di una scogliera, motivato con le inevitabili esigenze di sicurezza. Un’area di 2,3 ettari che il padre di Mediaset mise insieme pezzo a pezzo, vincendo a colpi di milioni le resistenze locali e superando rapidamente, anche grazie al sostegno del sindaco di Olbia, le fastidiose ‘rogne’ della tutela del paesaggio: “Tutto conforme alle regole”, giuravano in Comune.

Ai Berlusconi resteranno le altre ville di Porto Rotondo, alcune confinanti con l’area della Certosa acquisite soltanto per evitare vicinanze fastidiose. Punto interrogativo sul destino del centinaio di persone impegnate tutto l’anno nella gestione della dimora storica: la famiglia Berlusconi penserà anche a loro? Sul piano finanziario l’acquisto del nucleo originario di Villa Certosa non fu un grande affare per l’allora padrone di Fininvest, che per una volta si trovò a trattare con imprenditori astuti almeno quanto lui. La villa si chiamava Il Monastero ed erano mesi che Flavio Carboni, frequentatore assiduo della costa gallurese, ci girava attorno. Finché, era la fine degli anni Ottanta, il celebre faccendiere impose la svolta all’operazione individuando l’acquirente giusto. O meglio il tramite per chiudere un colpo magistrale: a far suo l’immobile fu l’editore televisivo cagliaritano Gianni Onorato, che grazie alla mediazione del potente piduista di Torralba, scomparso insieme ai suoi segreti nel 2022, se l’aggiudicò per una cifra irrisoria. Pochi giorni dopo la villa passò al Cavaliere per un corrispettivo almeno dieci volte superiore e Onorato realizzò una plusvalenza annoverata nella storia del mercato immobiliare sardo.

D’altronde Berlusconi aveva fretta di entrare ufficialmente in quel mondo estivo con la certificazione della sua ricchezza. Prima che arrivassero i russi Porto Rotondo era un paradiso per ricconi slegato dalla Costa Smeralda dell’Aga Khan. Nella primavera del 1985 il principe ed oggi re Carlo d’Inghilterra con la consorte Diana erano sbarcati dal panfilo Britannia sui moli della località gallurese per un pranzo al Toulà cui prese parte Francesco Cossiga, allora presidente del Senato, ospiti del conte Donà Dalle Rose. Carlo chiese e ottenne di gustare i celeberrimi spaghetti al pomodoro di Rita Denza, indimenticata chef del Gallura di Olbia. Berlusconi non c’era, la politica non sembrava essere nel suo destino, ma in quel mondo dorato voleva esserci ad ogni costo. Forse per questo non badò a spese pur di avere la villa, che poi divenne la Certosa. La notizia della vendita ha fatto il giro del mondo ma le operazioni immobiliari milionarie in Sardegna sono all’ordine del giorno.

L’anno scorso la residenza estiva del re del petrolio Yamani, a Romazzino, è passata all’americano Brendan Blumer per 160 milioni. Blumer, per chi non lo sapesse, è un imprenditore a stelle e strisce attivo nel mondo della tecnologia. A 39 anni il fondatore e Ceo di Block.one, specializzata nel settore delle blockchain, vanta un patrimonio di 2,8 miliardi di dollari. Insomma, spendere 160 milioni di dollari per la villa al mare per lui è un affare tutto sommato marginale.

Il suo sbarco, appunto, è segno di cambiamenti molto più grandi. Davvero le compravendite delle ville in Costa Smeralda sono barometro di come va il mondo: via gli oligarchi, arrivano i signori della tecnologia americani.

Ma basta scorrere i siti delle agenzie immobiliari extralusso, come Lionard, per rendersi conto che il mercato delle ville milionario non conosce crisi. Sempre a Porto Cervo ecco in vendita un “Borgo Privato Ultra Lusso” che somiglia tanto alla location dell’ultimo film di Checco Zalone, “Buen Camino”. Si parla di un complesso con “19 suite indipendenti, amato da celebrities di tutto il mondo” con una piscina che pare il Lago di Garda. Poi “lussuose ville di design”, “Ville pieds dans l’eau” che esci dalla porta e sei già in mare (o in piscina). I prezzi? “Fino a duecento milioni”. Per chi ha disponibilità più limitate c’è una villa di 900 metri quadrati alla ‘modica’ cifra di 8 milioni. Neanche 10mila euro al metro, quasi economica.

La Costa Smeralda, ma non soltanto. Servono 10 milioni per aggiudicarsi la magnifica villa sulla spiaggia di Tuerredda, sulla costa di Teulada, costruita negli anni sessanta a due passi dal furriadroxiu (casa rurale) di Ovidio Marras e teatro della vicenda raccontata nel film “La vita va così” del regista Riccardo Milani, ispirato alla vicenda dell’anziano contadino.

La fame del mattone affacciato sul mare cobalto della Sardegna non conosce crisi. Si compra. E si costruisce.

Secondo le statistiche, nel 2024 eravamo a circa 2 milioni di metri cubi l’anno. E tra pochi giorni – l‘8 luglio – il Tar dovrà pronunciarsi su un’operazione immobiliare di cui il Fatto Quotidiano si è occupato più volte: Cala Finanza, di fronte all’isola di Tavolara. Parliamo di un progetto da 50 ettari per costruire un hotel cinque stelle, 26 ville (da 500 a 200 metri quadrati), ristoranti, servizi commerciali, un porto turistico e – immancabile – un campo da golf.
Il turismo super ricco rischia di mangiarsi le coste ed espellere dalla Sardegna i comuni mortali.


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