“Né acqua né frigoriferi, così vivono”: il video esclusivo dentro il dormitorio (ex impianto di rifiuti) per i braccianti regolari a Brindisi
“Questa non è una accoglienza, è una fregatura”, dicono i migranti di Brindisi agli attivisti della rete No Cpr, che sono riusciti a entrare nell’ex impianto per rifiuti, trasformato ai primi di luglio in un dormitorio per braccianti regolari dall’amministrazione brindisina. All’esterno di un grande capannone industriale si vedono alcune brandine a cielo aperto, vestiti e coperte stesi a asciugare su una rete che divide il campo dei migranti dal capannone che ospitava i macchinari per il trattamento del combustibile da rifiuto. Brandine e materassi si vedono anche sotto il capannone e accanto alle tende da campo allestite per accogliere i circa 60 braccianti (tutti con regolare permesso di soggiorno e contratto di lavoro, requisiti obbligatori per accedere alla struttura) che fino ai primi di luglio trovavano riparo nello storico dormitorio della città, in via provinciale San Vito, all’interno del centro abitato.
Il trasferimento nell’impianto per rifiuti nella zona industriale, situato a 4 chilometri dall’abitato, ha però aperto una serie di problemi. Scarpe e abiti da lavoro sono accatastati all’esterno delle tende, tra pentole e contenitori pieni d’acqua. “Qui non c’è nemmeno l’acqua potabile”, fanno notare gli attivisti. Nel campo, stando a quanto riferiscono i braccianti, non è possibile utilizzare né condizionatori all’interno delle tende né frigoriferi. “Anche oggi fa tanto caldo – spiegano i braccianti – e qui non c’è una mensa, non ci sono frigoriferi: come facciamo a mangiare?”. Tra le tende si vedono chiaramente i fornelletti da campo e le bombole rosse del gas per alimentarli: è uno dei temi più delicati nell’allestimento del campo, che si trova accanto all’Ipem, il più grande sito di stoccaggio di gpl d’Italia, in una zona a elevato rischio di incidente rilevante. All’interno delle tende da campo trovano spazio dieci letti a castello, stipati di trolley e altre valigie, per un totale di venti posti letto a tenda. “Potevano trovare un posto adeguato per sistemare queste persone che non sono molte”, insiste uno dei braccianti.
Sul nuovo accampamento di accoglienza si è consumato negli ultimi giorni un singolare duello all’estrema destra nell’assise comunale di Brindisi, dove il sindaco Giuseppe Marchionna è a capo di una coalizione di centrodestra. A rivendicare lo sgombero dello storico dormitorio per migranti (situato all’interno del centro abitato in un punto di grande passaggio e quindi molto visibile) era stato l’assessore comunale alle politiche sociali, il leghista Ercole Saponaro, che sfoggiando la croce celtica al collo in un video postato dal profilo istituzionale del Comune di Brindisi, aveva parlato di “decoro restituito in questa parte di città”. A attaccarlo in consiglio comunale è stato Nicola Di Donna, cioè il capogruppo di Futuro Nazionale che nel capoluogo brindisino ha una sua roccaforte contando ben tre consiglieri comunali, eletti con Forza Italia e poi passati con Vannacci.
Oltre al derby delle destre brindisine, sulle condizioni dei braccianti africani nell’ex impianto per rifiuti si registra anche l’attivismo della Rete No Cpr Brindisi che ha svolto un sit-in e scritto due lettere per tentare di smuovere le acque: a fine luglio una richiesta alla Asl di Brindisi per chiedere di accertare lo stato di salubrità del centro e il 18 agosto una diffida indirizzata al Comune di Brindisi, in cui si sottolinea che “la destinazione dell’ex impianto CDR sito in via Pandi ad insediamento umano costituisca una grave violazione dei principi costituzionali di dignità, salute e uguaglianza nonché delle norme in materia di sicurezza, salubrità e non segregazione” e si richiede una sistemazione alternativa dignitosa e sicura. La missiva, indirizzata al sindaco Marchionna e all’assessore Saponaro, non ha ricevuto risposta.
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