L’ultimo addio a Isabella e Mihaela: palloncini bianchi e lacrime ai funerali di madre e figlia

Le margherite e le rose bianche coprono quasi interamente il legno. Quello candido della piccola Isabella, 13 anni, e quello di castoro della mamma, Mihaela Belecciu, 39 anni. Nella parrocchia ortodossa di Santu Dumitru, ad Alpignano, la cerimonia viene recitata in romeno e in italiano, le due lingue di una famiglia radicata a Torino da oltre vent’anni. Ci sono circa duecento persone a stringersi intorno a un dolore inspiegabile: domenica Mihaela ha strangolato la figlia minore e poi si è impiccata. La madre, il fratello e la sorella di Mihaela non si staccano un attimo da quei feretri. Li accarezzano, quasi a voler trattenere i frammenti di un’esistenza spezzata.
Fuori, l’immagine di Isabella in tenuta da ginnastica artistica, fiera delle sue medaglie. Le compagne di squadra, sedute su un muretto, piangono e stringono girasoli. Il dolore più devastante, però, è quello della figlia maggiore, 20 anni. È stata lei a trovare i corpi nella casa di via Domodossola, nel quartiere Parella. Lei che ora, sorretta dal fidanzato e dai parenti, crolla in una crisi di pianto e non riesce a varcare la soglia della chiesa. Non vuole vedere, non vuole sentire. Molte persone scelgono di non entrare, preferendo ascoltare la funzione rimanendo sul sagrato per sostenerla, per farle scudo.
Nel silenzio della navata, risuonano le parole del parroco: “Che le sia perdonata ogni colpa volontaria e involontaria”. Il sacerdote si ferma, poi aggiunge: “Mi mancano le parole di fronte a una tragedia del genere. Hanno sofferto, lo sanno solo loro quanto. Io vorrei trasmettere solo un’idea: quella di non giudicare in alcun modo Mihaela. Noi non sappiamo il peso della sua sofferenza, lo stesso ostacolo ha pesi diversi per ciascuno di noi. Forse Mihaela in quel momento ha pensato che con il suo ultimo atto potesse mettere fine alle sofferenze. Solo lei sa quello che aveva nel cuore”.
Il ricordo si sposta poi sui banchi di scuola. I professori di Isabella salgono sul pulpito per leggere una lettera che restituisce la vivacità della tredicenne: “Se dovessimo scegliere un solo oggetto che ricordi Isabella, sarebbe un intero astuccio di colori Pantone, dai nastri colorati della ginnastica ai neri delle magliette delle band rock, da quelli più brillanti ai grigi, alle diverse sfumature del rosso che le piaceva tanto accostare al nero. Quante volte l’abbiamo sorpresa con la testa china sul banco a riprodurre i suoi manga preferiti. È nelle passioni di Isabella che la rincontreremo. Nei disegni manga, nelle chitarre elettriche delle band che amava, nella ginnastica artistica, in un cielo limpido e trasparente come l’azzurro dei suoi occhi”.
All’esterno, le compagne di scuola e le docenti stringono palloncini bianchi. Su ciascuno hanno scritto una lettera per comporre il nome di Isabella, insieme a piccoli pensieri. “Viva gli Slipknot”, il gruppo metal preferito della ragazzina, si legge chiaramente su uno di essi. “Splendi, balla, sorridi da lassù”, si legge in un altro. “Ciao mami e ciao piccolo polpo”, è scritto in quello della sorella che si avvicina a entrambe le bare e le accarezza un’ultima volta. Quando li liberano, i palloncini salgono dritti verso il cielo. Poi, il corteo si muove verso il cimitero di Pianezza.
Mentre la comunità si stringe nel cordoglio, l’inchiesta della polizia, coordinata dal pm Roberto Furlan, prosegue per chiarire ogni ombra. Le autopsie hanno confermato la dinamica: Mihaela ha strangolato la figlia prima di togliersi la vita. Al vaglio degli investigatori ci sono i rapporti passati con l’ex marito, definiti “tossici” dai familiari e segnati da forti litigi. L’uomo, rientrato dalla Svizzera, è stato ascoltato in questura e ha spiegato che gli ultimi scambi di messaggi erano stati sereni. Al funerale l’uomo non c’era.
Resta aperto il fronte della gestione medica e sociale di Mihaela, sprofondata in depressione dopo la fine del matrimonio. I familiari, assistiti dall’avvocato Maurizio Punturieri, accusano le istituzioni di abbandono, sostenendo che al Centro di salute mentale fosse stata fissata una visita specialistica solo per settembre. Una ricostruzione smentita dalla Asl Città di Torino: Flavio Vischia, direttore della Psichiatria Nord-Ovest, ha precisato che la donna era regolarmente seguita da mesi e che tutta la documentazione elettronica è già in mano alla procura. Gli inquirenti dovranno ora valutare se siano state rispettate le linee guida sui soggetti ad alto rischio, chi abbia formulato la diagnosi e, soprattutto, se – data la presenza di una minore in un contesto di grave fragilità materna – sia mai stata inoltrata la necessaria segnalazione alla procura per i minorenni
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