GPT-5.6 rallentato da Trump: accesso controllato dal governo
L’amministrazione Trump ha chiesto a OpenAI di rallentare il lancio del suo prossimo grande modello, GPT-5.6, e OpenAI ha acconsentito. Non è un rinvio tecnico, bensì una scelta politica, con implicazioni che vanno ben oltre il singolo modello.
Secondo quanto riportato da The Verge, Sam Altman ha comunicato ai dipendenti durante un Q&A aziendale che GPT-5.6 uscirà in anteprima limitata, accessibile solo a un piccolo gruppo di clienti enterprise. E non basta essere un’azienda qualificata: l’accesso dovrà essere approvato caso per caso direttamente dal governo federale.
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Il motivo dichiarato sono preoccupazioni di sicurezza nazionale: l’amministrazione vuole evitare che il modello finisca in mani potenzialmente pericolose prima di aver verificato chi lo usa. In teoria ha senso, ma nella pratica significa che è Washington a decidere chi può accedere a uno strumento commerciale privato.
Vale la pena notare che OpenAI se la cava comunque meglio di Anthropic.
Il concorrente ha ricevuto un ultimatum ben più duro: i modelli Claude Fable 5 e Mythos 5 sono stati disabilitati globalmente, con una direttiva di controllo delle esportazioni che vietava l’accesso anche ai dipendenti di Anthropic non cittadini americani.
Quello che colpisce è il contrasto con la retorica di partenza: l’amministrazione Trump aveva promesso un approccio speed wins all’AI, con l’obiettivo di favorire le esportazioni americane e accelerare lo sviluppo. Ciò che stiamo vedendo invece è un controllo selettivo, applicato in modo disomogeneo a seconda dell’azienda, che rallenta i rilanci e crea incertezza per tutto il settore.
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