Pagano un’azienda in ritardo, due dipendenti comunali versano 20mila euro

Due dipendenti di un Comune umbro hanno versato complessivamente oltre 20mila euro per chiudere un contenzioso davanti alla Corte dei conti dell’Umbria, legato ai ritardi nel pagamento di un’azienda appaltatrice. La Sezione giurisdizionale della magistratura contabile, presieduta da Giuseppe De Rosa, con una sentenza depositata martedì ha stabilito la conclusione del procedimento attraverso il rito abbreviato per un danno alle casse pubbliche che inizialmente era stato stimato in circa 41mila euro.
Il caso La vicenda risale alle contestazioni mosse dalla Procura contabile nei confronti del Rup, il responsabile unico del procedimento e del dirigente del settore gestione del territorio dello stesso Comune. Secondo l’accusa, i due tecnici erano responsabili dei costi aggiuntivi che l’amministrazione comunale ha dovuto sostenere a causa del ritardo non giustificato nel saldo delle spettanze a una ditta incaricata di eseguire lavori per la riduzione del rischio idrogeologico. La Procura aveva quindi chiesto a ciascun dipendente il risarcimento della metà del danno complessivo, quantificato in poco più di 20mila euro a testa.
Rito abbreviato Nel corso del procedimento, entrambi i dipendenti hanno chiesto di accedere al rito abbreviato, una procedura alternativa che consente di chiudere il giudizio versando una somma ridotta rispetto a quella contestata. In questa fase è sorto un confronto sull’applicazione delle novità introdotte dalla legge numero 1 di quest’anno, che stabilisce un tetto massimo ai risarcimenti pari al 30 per cento del danno.
La sentenza Il responsabile del procedimento ha offerto il pagamento di 10.332 euro, pari alla metà della quota a lui contestata, rimettendosi alla decisione dei giudici sull’eventuale applicazione del nuovo limite del 30 per cento. Il dirigente ha invece proposto il pagamento di 4.133 euro, corrispondente al 20 per cento della sua quota, pretendendo che il nuovo tetto del risarcimento venisse applicato direttamente anche all’interno della procedura abbreviata. Su quest’ultima proposta la Procura ha espresso parere contrario, ritenendo la cifra troppo bassa rispetto alla gravità del comportamento e all’entità del danno. I giudici contabili hanno risolto la questione con due provvedimenti collegiali, offrendo a entrambi i dipendenti la scelta tra «definire il giudizio in rito abbreviato ovvero procedere con quello ordinario», e fissando per ciascuno la somma da pagare a 10.332,83 euro, pari al 50 per cento della contestazione iniziale. La Corte ha stabilito che la riduzione del danno al 30 per cento prevista dalla riforma del 2026 è «applicabile unicamente all’ambito del giudizio ordinario nonostante i potenziali riflessi negativi indotti, sullo specifico rito, dalla nuova disciplina».
Notevoli vantaggi Nonostante la cifra stabilita dai giudici fosse superiore a quella sperata dalle difese, entrambi i dipendenti comunali hanno deciso di accettare la proposta. La magistratura contabile ha infatti sottolineato che la definizione agevolata comporta notevoli vantaggi che vanno oltre il solo risparmio economico. Questa scelta consente di evitare il secondo grado di giudizio, impedisce che venga formalmente accertata una condotta grave a livello personale ed esclude l’applicazione di sanzioni accessorie come la sospensione dal servizio o l’avvio di procedimenti disciplinari per la responsabilità dei dirigenti.
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