Economia

Esportiamo quello che loro non comprano: il problema dell’Ue con la Cina è strutturale


* ricercatore presso IEP Bocconi; ha conseguito un PhD in Economics presso ESSEC Business School e CY Cergy Paris Université e si occupa di commercio internazionale, produttività, concorrenza e interazione tra politiche commerciali, industriali e ambientali.

Il rapporto commerciale dell’Ue con la Cina viene di solito inquadrato attorno ai temi della dipendenza, della riduzione del rischio e dell’accesso al mercato. Un policy brief IEP Bocconi mostra che esiste un ulteriore problema strutturale che merita maggiore attenzione: i punti di forza dell’Ue nelle esportazioni sono sempre più disallineati rispetto ai segmenti in cui la domanda cinese di importazioni è più rilevante.

Il caso elettronica

In nessun settore questo divario è più evidente che nell’elettronica, che rappresenta oltre la metà del commercio globale ad alta tecnologia e in cui la Cina è oggi il maggiore importatore mondiale in termini di valore aggiunto. Dal 2008, tuttavia, l’Ue registra in questo comparto uno svantaggio comparato crescente.

Gli ultimi anni hanno anche portato a un’erosione accelerata della tradizionale forza dell’Ue nei settori a media tecnologia.

La Cina ha guadagnato terreno in comparti chiave come autoveicoli, macchinari e apparecchiature elettriche, e la sua quota del valore aggiunto esportato mondiale nei settori a media tecnologia supera ormai leggermente quella dell’Ue, pari al 23 per cento nel 2022.

Nel frattempo, la quota dell’Ue nelle esportazioni globali ad alta tecnologia è rimasta ferma attorno al 16 per cento, frenata dalla sua performance nell’elettronica, mentre i suoi punti di forza si concentrano nella farmaceutica e nell’aerospazio.

Questa doppia pressione rende più urgente il problema europeo tra media e alta tecnologia. Dal punto di vista della crescita futura e del dinamismo industriale, l’Ue potrebbe semplicemente essere concentrata nei settori sbagliati.

Allo stesso tempo, il commercio con la Cina rafforza la dipendenza dell’Ue dalla media tecnologia.

Dall’ingresso della Cina nell’Organizzazione mondiale del commercio, l’Ue è rimasta sottorappresentata nelle importazioni cinesi ad alta tecnologia rispetto alla sua quota globale di esportazioni ad alta tecnologia, mentre è sovrarappresentata nelle importazioni cinesi a media tecnologia.

Nel 2022, l’Ue rappresentava il 32 per cento delle importazioni cinesi a media tecnologia, ma solo il 13 per cento di quelle ad alta tecnologia.

Eppure la Cina rappresentava appena il 10 per cento delle importazioni globali a media tecnologia, contro il 15 per cento delle importazioni globali ad alta tecnologia, e il suo valore aggiunto importato nei settori ad alta tecnologia era più elevato anche in termini assoluti.

All’interno dell’alta tecnologia, la sfida è particolarmente visibile nel contrasto tra elettronica e farmaceutica. A differenza dell’elettronica, l’Ue fornisce oltre la metà delle importazioni farmaceutiche cinesi, ma la Cina non è un grande importatore in quel settore.

L’analisi della complementarità commerciale contenuta nel policy brief IEP Bocconi su cui si basa questo articolo mostra che questo schema riflette un disallineamento strutturale.

Mentre la composizione delle esportazioni cinesi è diventata più coerente con la domanda di importazioni dell’Ue, la composizione delle esportazioni dell’Ue si è allontanata dalla domanda di importazioni della Cina.

Questo divario si estende al livello dei singoli prodotti, e un disallineamento relativo nell’elettronica rimane anche escludendo i chip dal calcolo.

L’implicazione è che un migliore accesso al mercato cinese, pur restando importante, non è sufficiente a risolvere la debole performance dell’Ue nelle importazioni tecnologiche cinesi.

Una riorganizzazione significativa richiederebbe una ricostruzione delle capacità produttive.

Se la struttura delle esportazioni dell’Ue non corrisponde ai settori in cui la domanda cinese cresce con maggiore intensità, un migliore accesso al mercato può produrre solo risultati limitati.

Questo indica un’agenda di politica economica più specifica rispetto ai generici richiami alla reciprocità.

In primo luogo, l’Europa dovrebbe ricostruire una base elettronica più ampia, non solo alla frontiera tecnologica, ma anche nei componenti, nei beni intermedi e nelle capacità produttive che sostengono la manifattura avanzata e riducono le dipendenze critiche.

Migliorare la competitività nei chip avanzati è essenziale, ma questo richiede anche di andare oltre il Chips Act europeo, verso una vera strategia industriale per l’elettronica, rafforzata da una domanda trainante più solida da parte dei principali clienti industriali e da politiche coordinate sul lato della domanda e dell’offerta.

In secondo luogo, l’Ue dovrebbe approfondire il rapporto con la Cina in segmenti ampi e commercialmente rilevanti dell’ecosistema dell’elettronica.

Tra le aree in cui l’Ue dispone già di una base esportatrice significativa e in cui la domanda cinese di importazioni è rilevante vi sono l’hardware informatico, compresi unità, parti e accessori, le apparecchiature per telecomunicazioni, l’automazione industriale e le apparecchiature di precisione, gli strumenti medici e le attrezzature da laboratorio, i chip a nodi maturi e i relativi componenti.

Parallelamente, l’Ue può usare la domanda cinese per rafforzare segmenti chiave in cui le sue esportazioni sono rimaste indietro, non solo nella filiera più ampia dei semiconduttori, ma anche negli input di base come circuiti stampati e condensatori.

In terzo luogo, la diplomazia commerciale dovrebbe diventare più concreta, concentrandosi su standard e valutazione della conformità, procedure di certificazione e pratiche negli appalti. Questo dovrebbe accompagnarsi a un ampliamento degli strumenti di finanziamento all’export, del sostegno regolatorio e della cooperazione con gli intermediari delle imprese europee in Cina, così da collegare meglio le aziende ai cluster tecnologici europei.

Anche con chiari punti di forza nella farmaceutica e nell’aerospazio, il modello di crescita dell’Ue sarà più difficile da sostenere se la sua base a media tecnologia diventa più contendibile e i suoi punti di forza nell’alta tecnologia restano ristretti.

La sfida non è soltanto difendere i vantaggi esistenti, ma costruire una competitività più ampia nei settori in cui è probabile che si concentrino la domanda futura e la competizione tecnologica.

La Cina può ancora offrire all’Ue un’opportunità per ampliare la propria base tecnologica, ma solo se l’Ue affronta questo disallineamento attraverso una reindustrializzazione mirata e un coinvolgimento settoriale specifico.


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