i residenti contro il progetto dell’ex deposito Ama
Dalle barricate in strada alle carte bollate dei tribunali. La battaglia urbanistica sulla trasformazione dell’ex deposito Ama della Montagnola compie il passo più temuto dal Campidoglio e approda ufficialmente nelle aule della giustizia amministrativa.
Il comitato dei residenti contrari al progetto, dopo mesi di assemblee infuocate, raccolte firme e flash mob, ha depositato un formale ricorso al Tar del Lazio nel tentativo di congelare e bloccare l’iter edilizio che rischia di ridisegnare i connotati del quartiere.
Per sostenere l’offensiva legale, gli attivisti hanno lanciato una sottoscrizione straordinaria: «Il ricorso è pronto, i nostri avvocati hanno individuato forti vizi di legittimità e siamo convinti delle nostre ragioni – spiegano i portavoce del comitato –. Chiediamo a tutti i cittadini un aiuto economico per coprire le spese legali. Questa non è una partita di cortile, ma un precedente cruciale per le politiche urbanistiche di tutta Roma».
Il piano del Comune: musei, negozi e case a Piazzale dei Caduti
La miccia che ha fatto esplodere la rivolta è stata la delibera d’oro approvata dall’Assemblea Capitolina, che ha dato il semaforo verde definitivo al piano di recupero dell’ex area di piazzale dei Caduti della Montagnola. Parliamo di un gigante dismesso di oltre 20.000 metri quadrati.
Il Masterplan del Comune, che l’amministrazione vorrebbe affidare a un prestigioso concorso internazionale di progettazione, prevede:
Nuovi volumi residenziali: Palazzine e appartamenti di ultima generazione.
Commercio e servizi: Negozi di vicinato, medie superfici e spazi pubblici da cedere al Municipio VIII.
Il Polo Museale: Una struttura di circa 2.000 metri quadrati destinata a ospitare il patrimonio storico e i mezzi della Polizia di Stato.

La protesta: «Pronto un quartiere nel quartiere»
Una visione di “città dei 15 minuti” che però la base del quartiere respinge con forza. Secondo i ricorrenti, l’operazione si tradurrà in un carico antropico insostenibile per la Montagnola, con un incremento sproporzionato delle cubature a scapito del verde pubblico.
I cittadini accusano la giunta Gualtieri di aver blindato la decisione nelle stanze del potere, azzerando il percorso di partecipazione e il confronto con il territorio. «Vogliono calare dall’alto un vero e proprio quartiere nel quartiere – attaccano i residenti – senza potenziare la viabilità e i servizi essenziali già al collasso».
Tensioni a catena: La vertenza della Montagnola si inserisce in un clima già pesantissimo nel territorio del Municipio VIII. A pochi chilometri di distanza, infatti, brucia l’altro grande dossier urbanistico della Capitale: quello degli ex Mercati Generali di via Ostiense.
Negli ultimi giorni i comitati di Ostiense sono tornati sul piede di guerra, denunciando con tanto di foto il crollo interno di una porzione di tetto di uno dei padiglioni storici vincolati, organizzando un presidio di protesta e annunciando un esposto alla Corte dei Conti per danno erariale a causa del blocco dei cantieri che dura ormai da oltre vent’anni.
Dal Campidoglio, tuttavia, è arrivata una secca smentita sui tempi del cedimento: gli uffici comunali hanno precisato che il parziale distacco strutturale risale in realtà ai primi giorni di febbraio, provocato dalle piogge eccezionali di quel periodo, ed è la diretta conseguenza del degrado accumulato in due decenni di stallo amministrativo ereditato dalle passate consiliature.
Due quartieri storici, due anime della città e la stessa identica trincea: il delicatissimo equilibrio tra la fame di modernizzazione delle aree industriali dismesse e il diritto dei cittadini a non vedere stravolta la propria quotidianità. Adesso, la parola passa ai giudici di via Flaminia.
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