Così il tycoon scava la fossa ai conservatori
Le trumpate, sparate offensive e volgari del presidente americano oltre alla sue scelte disastrose, come la guerra e il memorandum con l’Iran, rischiano di scavare la fossa al pensiero conservatore globale e di fare a pezzi quello che resta dell’Occidente. Questa è la vera preoccupazione del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Nel post scriptum dell’ultima botta e risposta ha ribadito che “non tornerò sull’argomento, perché credo ancora nell’unità dell’Occidente”.
Il vecchio e oggi acciaccato “mondo libero”, che Giorgia assieme a tanti altri giovani militanti di destra ha sempre difeso dai tempi del muro di Berlino. Trump rischia di affossare quello che resta: forte con i dittatori deboli, come il venezuelano Maduro liscia il pelo a Putin e Xi che gli mostrano i muscoli, non certo amici dell’Occidente. Per di più prende a pesci in faccia gli alleati, anche in maniera ridicolmente volgare o fa strigliare dal suo segretario al Pentagono i ministri della Difesa europei sulle spese della Nato, come se fossero scolaretti. Prima di infilarsi in una guerra non necessaria con l’Iran avrebbe dovuto chiudere quella nel cuore dell’Europa, come aveva promesso, senza mollare gli ucraini, che combattono come lo scorso secolo i giovani di Praga e Budapest. E tirare le orecchie all’Italia su Sigonella significa far finta di non sapere che abbiamo dato una mano agli Emirati nel Golfo bombardati dall’Iran, ma certo non potevamo entrare in guerra, senza saperne nulla, per le paturnie di The Donald. Alla fine Trump ha firmato un memorandum che garantisce 300 miliardi di dollari al regime dei Pasdaran. Una figura di m è il vero pensiero dei leader del G7.
Trump non è solo una grande delusione politica, ma con i suoi comportamenti bizzarri o scabrosi rischia di scavare la fossa al pensiero conservatore.
Dire “basta”, come ha fatto Giorgia Meloni, non sminuisce la sua popolarità, bensì aumenta i consensi. La sinistra si ritrova con le armi spuntate e a destra scatta l’orgoglio di ribadire che siamo alleati, ma non vassalli.
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