Raid in Libano, stop Hormuz. Ma via ai colloqui in Svizzera
Prosegue il tentativo di mantenere vivo il dialogo sull’accordo preliminare tra Stati Uniti e Iran per porre fine alla guerra in Medioriente, anche se i raid di Israele in Libano complicano le trattative diplomatiche e spingono la Repubblica islamica a richiudere lo Stretto di Hormuz. Il ministero degli Esteri di Islamabad ha fatto sapere che oggi si terranno “colloqui a livello tecnico a Bürgenstock in seguito alla firma del memorandum d’intesa, e i “rappresentanti di Usa e Iran, assieme a mediatori da Pakistan e Qatar, parteciperanno alle discussioni”. L’inviato di Donald Trump Steve Witkoff si è recato ieri in Svizzera, e anche l’altro rappresentante del presidente americano, Jared Kushner, è già arrivato, così come il premier del Qatar.
Teheran ha fatto sapere che “una delegazione sarà in Svizzera per dare seguito all’accordo e pretendere l’adempimento degli impegni assunti dall’altra parte”. Poco dopo l’agenzia di stampa ufficiale iraniana Irna ha pubblicato sui social una foto del ministro degli Esteri Abbas Araghchi sulla scaletta di un aereo della Repubblica islamica. Il suo portavoce Esmail Baghaei ha spiegato che “l’altra parte deve adottare misure necessarie il prima possibile, altrimenti l’intero accordo sarà compromesso, e l’inizio dei negoziati per l’intesa finale è subordinato all’attuazione delle clausole del memorandum” firmato nei giorni scorsi, ma “purtroppo non stiamo assistendo a questa situazione”. A suo parere, quindi, la seconda fase non è ancora iniziata. E a remare contro il suo avvio sono anche le Guardie della Rivoluzione, che tramite l’agenzia di stampa Tasnim, a loro vicina, lanciano un avvertimento ricordando che la questione Libano è prioritaria e il primo punto del memorandum è già stato violato: “Araghchi! Non c’è alcun motivo per incontrare Witkoff”.
Intanto il vicepresidente Usa JD Vance potrebbe arrivare presto oltreoceano: “Prevedo di partire nel corso dei prossimi due giorni, ma è sempre una delicata operazione di coordinamento”, ha detto, spiegando che Kushner e Witkoff stanno gestendo “alcuni aspetti tecnici” dei colloqui e hanno segnalato che “le cose stanno andando bene”. A mettere a rischio le trattative sono ancora i raid israeliani in Libano: una delle condizioni per l’avvio dei 60 giorni di colloqui sul programma nucleare di Teheran e le altre questioni irrisolte è la cessazione dei combattimenti nel Paese dei cedri, ma anche ieri 16 persone sono rimaste uccise nei raid dello Stato ebraico. Israele ha dichiarato di aver risposto ad attacchi di Hezbollah, mentre il gruppo militante sostenuto dall’Iran ha affermato che non avrebbe concesso loro “libertà di movimento” in Libano.
A causa degli attacchi dell’Idf, il comando militare iraniano ha annunciato la chiusura dello Stretto di Hormuz al traffico navale. “Abbiamo adottato questa misura a causa del chiaro mancato rispetto da parte degli Usa degli impegni assunti, previsti nel primo articolo del memorandum, nonché della continua violazione del cessate il fuoco da parte del regime sionista nel Libano meridionale, dell’uccisione spietata e dello sfollamento di centinaia di libanesi e anche in considerazione del fatto che le forze del regime occupante sionista non si sono ritirate dal sud del Paese”, ha dichiarato il Comando Centrale di Khatamolanbia. Vance, invece, ha detto che non ci sono prove al momento che Teheran stia chiudendo lo Stretto, precisando tuttavia che ci sono molte mine nel cruciale passaggio marittimo.
Il Comando Centrale degli Stati Uniti, da parte sua, ha sostenuto che il traffico navale commerciale a Hormuz è aumentato il 20 giugno, e “il transito sicuro attraverso la via navigabile internazionale è rimasto garantito anche ieri: 55 navi mercantili vi sono transitate, trasportando ingenti quantitativi di merci e oltre 17 milioni di barili di petrolio verso i mercati globali”.
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