Marche

Sicurezza, il grido d’allarme degli esercenti di P.S.Elpidio: «Volti arcinoti, sangue sugli asciugamani dei clienti». Da P.S.Giorgio, Beato: «Un ragazzo mi voleva accoltellare»

LE TESTIMONIANZE e il grido d’allarme degli esercenti dopo il fatto di sangue di venerdì notte a Porto Sant’Elpidio, con la coltellata sferrata a un ristoratore. Da Porto San Giorgio, invece, Ulderico Beato racconta: «Questa notte un ragazzo di origini marocchine mi voleva accoltellare solo perché gli ho detto di non rompere le mie attrezzature. Io penso che così non si può lavorare, rischiare la vita per lavorare notte e giorno. Penso che non vale la pena, meglio tornare a casa. Porto San Giorgio è diventata peggio del Bronx»

di Maikol Di Stefano

«Non si può lavorare sedici ore al giorno, tornare a casa e avere paura che qualcuno in quelle sei ore di riposo, entri nello stabilimento balneare per delinquere. Questa cosa è imbarazzante». C’è rabbia, delusione e sgomento dopo quanto accaduto nella tarda serata di venerdì a Giovanni Armellini, titolare dello chalet “Storione” sul lungomare sud di Porto Sant’Elpidio. Ristoratore conosciutissimo sul territorio elpidiense, aggredito e ferito a un braccio con un coltello da tre giovani mentre cercava di evitare problemi al proprio esercizio commerciale. A colpire  l’esercente con un fendente al braccio (le sue condizioni non sono preoccupanti), sarebbe stato uno di tre soggetti conosciuti nell’area, perché già in passato presunti autori di gesti criminali, come spiegano altri titolari di attività commerciali. «Questo è un gruppo di persone, i soliti, che hanno effettuato diverse effrazioni ai vari stabilimenti. I tre ragazzi che hanno avuto la colluttazione, ieri, sono gli stessi che sono entrati nel mio stabilimento a maggio 2025 armati di un coltello da oltre 30 centimetri – racconta il titolare di uno degli chalet adiacenti allo Storione – Sono entrati a maggio, poi nel mese di settembre e sono tornati poche settimane fa ad inizio stagione. Questo è un gruppo di persone notissime. Le forze dell’ordine hanno immagini, conoscono i volti, ma purtroppo ci dicono che hanno le mani legate che dopo 24 ore sono di nuovo fuori». Una denuncia forte, che non tocca soltanto gli chalet, lanciata anche e direttamente dal sindaco Massimiliano Ciarpella.

Infatti quanto accaduto venerdì ha coinvolto tutta l’area. Come spiega il titolare di una struttura alberghiera, in una “lettera social” chiamando in causa direttamente il primo cittadino Massimiliano Ciarpella. «Caro Sindaco, per sfuggire al gruppo che li stava rincorrendo per le vie del quartiere (gli aggressori ndr) sono entrati sfondando la recinzione del giardino del b&b che gestisco, pulendosi il sangue con gli asciugamani dei miei clienti messi ad asciugare, facendo danni su danni, spaventando i miei ospiti che per fortuna (visto che non erano neanche le 23 di una calda serata d’estate) in quel momento non erano in giardino a leggere un libro o fumare una sigaretta. Ci si prova a fare turismo in questo paese, ma a fronte di continui aumenti della tassa di soggiorno mi pare che ci sia sempre meno sicurezza, è dura poi da spiegare agli ospiti, lo sa? Per non parlare del danno di immagine e la cattiva pubblicità».

Una responsabilità sulla sicurezza in cui viene chiamata al centro, la filiera istituzionale partendo dall’amministrazione elpidiense. Una situazione su cui il primo cittadino, si diceva, ha voluto esprimere il suo pensiero e condannato fermamente l’episodio. «Si è consumato un grave episodio di violenza ai danni di un ristoratore della nostra città. Il primo pensiero, che gli ho già espresso personalmente – ha scritto il sindaco – è la totale vicinanza a Giovanni, a Cristina, alla sua famiglia ed al suo staff. Ieri sera, tra l’altro, ero a cena proprio nel suo locale e sono andato via poco prima dell’accaduto. So bene quanto impegno e passione metta Giovanni nel suo lavoro, come so che ripartirà subito. La seconda riflessione – parte il j’accuse di Ciarpella – è sugli autori dell’aggressione, uno individuato e portato via dalle forze dell’ordine, gli altri due ancora ricercati. Il fermato è un malvivente seriale, autore di furti e spaccate in diverse attività commerciali, tra cui stabilimenti balneari. Un soggetto del genere, in qualunque Paese civile, ha un solo posto dove stare: il carcere. Chi delinque deve pagare e chi rappresenta un pericolo per la collettività va fermato subito, né domani, né dopodomani. Non si può attendere che accada l’irreparabile, come aspettare che due soggetti, ampiamente noti per innumerevoli reati contro il patrimonio e la persona, riducano in fin di vita un passante come purtroppo accaduto l’anno scorso. I delinquenti vanno fermati prima e messi in galera, che siano autoctoni o circolino senza alcun titolo nel nostro territorio. Se viene a mancare questo tassello fondamentale della coesione sociale, ne paga le spese chi la mattina si alza, lavora, paga le tasse e vive onestamente».

Ma il clima a dir poco incandescente non è circoscritto alla sola Porto Sant’Elpidio. Anche a Porto San Giorgio la tensione tra operatori balneari e, più in generale, esercenti è altissima. In città nelle ultime settimane si sono verificati episodi di violenza che hanno messo in allarme il mondo del commercio. Anche a Porto San Giorgio il sindaco Valerio Vesprini, che è stato anche minacciato di morte da un ragazzo, ha usato parole forti per condannare e contrastare la criminalità. In prima linea, tra gli operatori balneari in guerra contro i gruppetti di giovani e giovanissimi che spadroneggiano sul lungomare (e non solo) il titolare dello chalet ristorante Baia Principe. Che oggi racconta: «Questa notte un ragazzo di origini marocchine mi voleva accoltellare solo perché gli ho detto di non rompere le mie attrezzature. Io penso che così non si può lavorare, rischiare la vita per lavorare notte e giorno. Penso che non vale la pena, meglio tornare a casa. Porto San Giorgio è diventata peggio del Bronx».

 

Ristoratore accoltellato a un braccio, fermato un ragazzo. Il grido di Ciarpella: «Malvivente seriale, doveva stare già in carcere»

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