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Klimt 1918 – Àmor | Indie For Bunnies

Partite da lì, da quella copertina che già dice tutto se abbinata al titolo. Una figura umana che sta bruciando. Nella notte. Perchè l’amore di cui parlano i Klimt 1918 nel loro ultimo album è davvero un sentimento che infiamma il corpo, lo fa ardere di passione, di sensazioni contrastanti, di pulsioni emotive e mentali ma sopratutto di bisogno fisico. Ed è così che la musca dei Klimt 1918 disegna la passione, come qualcosa capace di consumarci più che di infondere benessere. La notte è altrettanto importante, perché è in quell’ora che maggiormente ci sentiamo soli, non impegnati nelle nostre faccende giornaliere ed è lì che l’impulso e la mancanza si fanno intensi e implacabili, è in quelle ore che il fuoco ci brucia e non riusciamo nemmeno a mascherarlo. Stiamo bramando una persona fisica? Stiamo aspettando qualcosa che forse non è nemmeno concreto? Potrebbe essere, sicuramente è qualcosa per cui non abbiamo paura di spendere quella parola meravigliosa ma, nello stesso tempo, così impegnativa come “amore“.

Credit: press

Forse davvero, per cogliere al massimo queste sensazioni, i Klimt 1918 non potevano che realizzare il disco in quello che è stato denominato “lockdown”, un momento della nostra vita in cui il concetto di carenza non è mai stato così forte e impellente, concreto potremmo dire. Ecco quindi che i Klimt, aperti fortemente a trame shoegaze e chitarre riverberate dalle struggenti suggestioni dream-pop, cantano con sublime incanto la nostalgia per qualcuno o qualcosa, sublimando nel fuoco la necessità di un incontro e di un contatto.

Quello che ci colpisce al primo ascolto sono gli slanci emotivi che caratterizzano i brani: momenti in cui tutto sembra accendersi, per abbagliarci e lasciarci senza fiato, salvo poi riuscire a tornare ancora a una calma apparente fatta di rarefazioni suggestive che però non perdona mai di vista la forma canzone fatta e finita. I Klimt 1918 disegnano infatti mappe sonore in cui i confini si fanno sicuramente labili e non così delineati, ma non si abbandonano mai completamente a una rarefazione totale ed è questo che rende il disco sublime e legato al concetto del titolo: il fuoco brucia con impeto e trasporto, ma non annulla la nostra mente, che anche in mezzo alle fiamme mantiene forte i suoi bisogni e i suoi desideri così urgenti, rendendoci alla fine quello che siamo, degli esseri dannatamente meravigliosi tanto quanto meravigliosamente imperfetti, bisognosi di appagare tanto lo spirito quanto il corpo.

Impossibile e inutile approfondire il discorso sui singoli brani e su quelle che potrebbero essere le influenze, perché tutto va vissuto dall’inizio alla fine in modo continuo, sia in attimi più melodici e accoglienti (che ad ogni ascolto si fanno sempre più evidenti) sia quando il wall of sound diventa potente e quasi epico: l’importante è cercare di non smarrire, in una foresta così imponente, l’attenzione masima che ogni ascoltatore deve riporre nei dettagli, che qui sono tanti e tutti di altissima qualità (uno su tutti il sax che fa capolino in “Eros”, da pelle d’oca, veramente da pelle d’oca).

I Klimt 1918 mancavano da ben 10 anni, “Sentimentale Jugend” risale infatti al 2016. Credo che aspettarsi qualcosa di bello e importante da loro fosse doveroso, vista la qualità da sempre mostrata, ma simili livelli, beh, sarò sincero, non immaginavo li avrei sentiti. L’amore ora ha una nuova colonna sonora, così credibile e suggestiva che non può non toccarci nel profondo.

“Àmor” è un capolavoro.


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