Cultura

Jon Spencer – Songs Of Personal Loss And Protest

Un album ruvido, ricco di tensione, rabbia e vita. “Songs of Personal Loss and Protest” nasce da un periodo che Jon Spencer descrive come una fase di resa dei conti spirituale, segnata da lutti personali e da un crescente disagio verso il clima politico e sociale contemporaneo.

Credit: Karla Moheno

Le sue canzoni continuano a funzionare come cortocircuiti tra blues elettrico, garage rock, punk e rockabilly deformato.

Accompagnato dalla collaudata sezione ritmica composta da Kendall Wind e Macky “Spider” Bowman, Spencer costruisce un album breve, nervoso. Dodici brani essenziali, fisici. Musica abrasiva, satura, incalzante. Tutto suona vivo e urgente.

L’apertura con “Fanfare” chiarisce subito l’intenzione del disco: nessuna introduzione rassicurante, ma un invito a entrare in un mondo storto e febbrile. Subito dopo, un’accoppiata al fulmicotone, con “Vermin Attack” e la martellante “Knock ‘Em Out”, intervallate da “Hangover”, malaticcia e strisciante. “Step on the Gas” riprende la verve delle prime tracce mentre brani come “Slip Away” e soprattutto “No More” lasciano emergere una sghemba malinconia. Il resto è all’insegna del miglior blues elettrico di Spencer.

Jon continua a cantare, urlare, borbottare e declamare come un predicatore posseduto da più voci contemporaneamente. Eppure sotto questa apparente anarchia c’è una grande precisione ritmica. I pezzi non si disperdono mai; arrivano, colpiscono e spariscono prima di diventare prevedibili.

Chi non ha mai amato il suo approccio difficilmente verrà convertito da questo lavoro. “Songs of Personal Loss and Protest” non cerca compromessi né aperture verso nuovi pubblici. Ma per chi segue da anni il percorso dell’ex Blues Explosion rappresenta una delle sue opere più complete.

Sempre e comunque: “in direzione ostinata e contraria”. E mai addomesticata.


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