GoPro Mission 1 PRO recensione: specifiche, prova sul campo e confronto con la concorrenza
GoPro ha un problema che si trascina da qualche anno: il mercato delle action cam è cambiato, i concorrenti hanno alzato l’asticella sulla qualità d’immagine, e la formula “piccola, robusta, grandangolare” ha smesso di essere sufficiente per giustificare un acquisto premium. La risposta si chiama serie Mission 1: un cambio di paradigma che parte dal sensore, con un 1 pollice intero che nessun concorrente diretto può vantare, e che ridisegna l’intera proposta di GoPro intorno alla qualità d’immagine prima che a tutto il resto.
Noi abbiamo provato il modello di punta, la Mission 1 PRO: 8K fino a 60fps, slow motion fino a 960fps, GP-Log2 a 10 bit, oltre 5 ore di autonomia dichiarata e un nuovo processore GP3 a 5nm che promette di gestire tutto questo senza surriscaldarsi. Sulla carta è la GoPro più capace di sempre. Ma tra il dire e il fare, c’è di mezzo la nostra recensione!
GoPro si reinventa: Mission 1 è la prima cam-action
Il nome stesso dice tutto: “Mission 1”; non più una action cam con ambizioni fotografiche, ma una cam-action, dove la qualità d’immagine viene prima di tutto il resto. È una distinzione sottile (non è che in passato GoPro se ne infischiasse della qualità) ma che si percepisce chiaramente fin dalla prima volta che la prendete in mano, dato che si traduce in scelte di design precise e in un pubblico immaginato più ampio di quello a cui GoPro si è rivolta negli ultimi anni.
Mission 1 Pro è infatti un po’ più grande, e più pesante, delle HERO per come le abbiamo conosciute finora (159 grammi per la HERO13, 207 grammi per la Mission 1). Questo si ripercuote sullo schermo posteriore OLED da 2,59 pollici, il più grande mai montato su una GoPro: reattivo al tocco e leggibile anche in condizioni di luce difficile, aiuta maggiormente non solo nel comporre l’inquadratura, ma anche a navigare nei vari menu, che sono stati tutti ridisegnati rispetto al passato; ma di questo parleremo poi.
Vi confesso che la prima volta che l’ho presa in mano ho istintivamente provato a ribaltare lo schermo. Ovviamente non è successo nulla perché il display è fisso, ma è un peccato. Uno schermo così grande, così luminoso e ben visibile anche sotto la luce del sole, merita di essere usato per auto-inquadrarsi, anziché doversi accontentare del piccolo display frontale da 1,4” che sì, quantomeno ti fa capire cosa stai filmando, ma è comunque tutta un’altra storia.

Il resto del design porta altri segnali della stessa filosofia. I pulsanti in rilievo permettono di operare la fotocamera anche con i guanti o le muffole, utile in condizioni invernali o subacquee, ma si fanno apprezzare anche nell’utilizzo quotidiano, per quanto dal punto di vista estetico siano meno “eleganti”.
Il paraluce rimovibile riduce riflessi e lens flare nelle riprese controluce, confermando una volta di più la vocazione da “videocamera professionale” della Mission 1. Peccato solo che lo stesso paralume si sposti o si muova molto facilmente (basta mettere la GoPro in una borsa per trovarlo fuori posto), ulteriore conferma di un po’ di perdita della sua natura “action”.
Apprezzabile anche copriobiettivo idrorepellente, che fa scivolare via le gocce d’acqua mantenendo la visuale libera senza dover asciugare il frontale tra un’immersione e l’altra.
Altro boost di un certo livello è l’impermeabilità a 20 metri senza custodia aggiuntiva, contro i 5 metri della HERO 13, che ora sembrano davvero pochi. E la custodia opzionale a 59 euro porta il limite a 60 metri per chi si immerge in acque profonde.
I sistemi di montaggio supportati sono tre:
- aggancio magnetico per i cambi rapidi tra una sessione e l’altra: comodissime
- guide GoPro tradizionali (le “alette classiche”) per un punto di montaggio più sicuro (da valutare però la loro resistenza all’usura negli anni, dato che peso e dimensioni maggiorate della GoPro le sottoporrano a maggiore stress)
- filettature da 1/4-20 per l’integrazione completa con l’ecosistema di accessori professionali.
È una compatibilità che vale molto, considerando che la Mission 1 PRO eredita oltre 50 supporti e accessori già esistenti nel catalogo GoPro.

La Mission 1 PRO non è pensata solo per chi si lancia da una scogliera con la tavola da surf.
È pensata anche per chi vuole un sistema compatto e serio da portare in viaggio, in città, in situazioni dove la qualità d’immagine conta ancor più della resistenza. Scommettiamo che anche voi avete visto più volte dei turisti con una GoPro, che finora era un po’ un pesce fuor d’acqua in certi contesti.
Il cambio di pubblico immaginato da GoPro è probabilmente uno specchio di come gli utenti si sono avvicinati a questo tipo di dispositivi nel corso del tempo, tanto che viene da chiedersi perché GoPro non lo abbia fatto prima. E soprattutto se non sia già troppo tardi.
Il sensore e il processore che GoPro aspettava da anni
Per capire perché il sensore da 1 pollice della Mission 1 PRO sia una notizia vera, vale la pena dare un po’ di numeri. Il sensore della HERO13 Black misura 1/1,9 pollici. Quello della DJI Osmo Action 6 arriva a 1/1,15 pollici, quello dell’Insta360 Ace Pro 2 a 1/1,3 pollici.
La Mission 1 PRO ha quindi un sensore il 25,4% più grande dell’Osmo Action 6 e il 43,8% più grande dell’Ace Pro 2, ovvero una superficie fotosensibile più grande, che raccoglie fisicamente più luce, il che si traduce in meno rumore digitale, maggiore gamma dinamica e migliori prestazioni nelle situazioni difficili.
La tecnologia che GoPro ha scelto per sfruttare questo sensore si chiama Simultaneous Dual-Gain Readout HDR: invece del tradizionale HDR multi-fotogramma che combina esposizioni diverse scattate in sequenza, questo approccio campiona ogni pixel con guadagni multipli in una singola esposizione. Il risultato pratico è che non ci sono artefatti da ghosting sui soggetti in movimento e il consumo energetico è inferiore rispetto all’HDR tradizionale.
In modalità 4K Open Gate, ovvero registrando a tutto campo nel formato nativo 4:3 del sensore senza ritagli, si può sfruttare la modalità Quad Bayer a 12 megapixel, che porta il passo dei pixel a 3,2 micrometri contro i 2,4 micrometri della concorrenza. Il passo dei pixel è semplicemente la dimensione fisica di ciascun pixel: più è grande, più luce riesce a raccogliere. Pixel più grandi significa immagini con meno rumore digitale e più dettaglio nelle zone scure, esattamente dove le action cam tradizionalmente soffrono di più.

In 8K a 50 megapixel il passo dei pixel è 1,6 micrometri, contro circa 1,2 micrometri dei concorrenti: il 77% di luce in più ricevuta per ciascun pixel.
Questo dato ha un impatto diretto sulla nitidezza e sul rumore nelle riprese ad alta risoluzione, dove le dimensioni dei pixel tendono a ridursi e la qualità nei momenti difficili dipende proprio da questo margine.
Il nuovo processore GP3 è l’altro pilastro della Mission 1 PRO. Il nodo produttivo a 5 nanometri garantisce una maggiore efficienza energetica rispetto ai processori precedenti, che è esattamente quello che serve per gestire simultaneamente la registrazione in 8K60, l’HDR a livello di sensore e le 13 modalità di acquisizione intelligenti senza che la fotocamera si surriscaldi o scarichi la batteria in pochi minuti.
È anche grazie a GP3 che GoPro può dichiarare un miglioramento dell’autonomia superiore al 70% rispetto alla HERO13 a parità di condizioni, un salto che non si spiega solo con la batteria Enduro 2 più capiente (che tra l’altro non cresce di dimensioni, infatti è intercambiabile con le precedenti, in caso di bisogno).

Il tema del surriscaldamento e di conseguenza dell’autonomia era diventato ormai un punto cruciale sul quale GoPro non faceva passi in avanti da anni e che qui è finalmente stato risolto. La Mission 1 non solo dura davvero di più, ma non scalda come la HERO13, complice forse anche il corpo maggiorato che consente una maggiore dispersione.
Fatto sta che, provando questa nuova cam, diventa anche più chiaro quanto i limiti della HERO13 fossero in buona parte strutturali, tanto che erano praticamente gli stessi che GoPro si portava dietro dalle ultime 2-3 generazioni (basta leggere le nostre recensioni di HERO 13, HERO 12, HERO 11 e volendo anche la 10 come riprova): per risolverli c’era bisogno di cambiare approccio, ed è esattamente ciò che l’azienda ha finalmente fatto con la Mission 1 Pro.
8K, slow motion estremo e GP-Log2: tutto quello che sa fare
Partiamo dalla risoluzione massima: 8K a 60fps nel formato 16:9, oppure 8K a 30fps in Open Gate 4:3 per chi vuole sfruttare tutta la larghezza del sensore senza rinunciare alla risoluzione.
Nella pratica quotidiana questo significa soprattutto una cosa: la libertà di ritagliare pesantemente il filmato in post-produzione senza perdere qualità, estraendo inquadrature diverse dallo stesso video originale o zoomando digitalmente senza artefatti visibili. Se avete visto il video in apertura, sapete di cosa stiamo parlando.
Dalla stessa ripresa in 8K è possibile estrarre fotogrammi da 44 megapixel direttamente nell’app: non è uno scatto fotografico nel senso tradizionale, ma in molte situazioni è più che sufficiente per ottenere un’immagine statica di qualità.
Per la fotografia vera e propria, la Mission 1 PRO scatta foto da 50 megapixel in RAW, con controllo manuale completo di ISO, velocità dell’otturatore, bilanciamento del bianco e tutti gli altri parametri del caso. Chi preferisce non pensarci può affidarsi alla modalità SuperFoto, che lascia al processore GP3 il compito di scegliere automaticamente le impostazioni ottimali e restituisce direttamente un file da 12 megapixel pronto per la condivisione.
Detto questo, le foto statiche rimangono probabilmente l’unico piccolo tallone di Achille della Mission 1 Pro. Anche in modalità SuperFoto, stentano un po’ svettare rispetto a quelle di un buono smartphone, che ormai riesce a rendere interessante qualsiasi tipo di ripresa. L’assenza di autofocus (impensabile in una action cam) e di macro (senza obiettivo dedicato) rende proprio impossibile fare certi tipi di scatti che realizziamo comunemente con altri dispositivi, e probabilmente è colpa anche del FOV molto ampio (anche col campo lineare) che non consente di concentrarsi su un aspetto peculiare della scena.
Sia chiaro che vale l’opposto: foto action, con un campo ampio, e i soggetti in movimento che sembrano “congelati nel tempo” sono più il suo pane; ma dato che la Mission 1 vuole aprirsi anche ad “altri orrizzonti” ci sembrava il caso di sottolinearlo, e non a caso abbiamo iniziato il discorso con “foto statiche”.

Lo slow motion è uno dei punti di forza più marcati della Mission 1 PRO rispetto alla Mission 1 base.
Entrambe arrivano al 4K a 120fps in modalità continua, che equivale a un rallentamento 4x rispetto alla normale velocità di riproduzione a 30fps. Ma la PRO aggiunge due modalità esclusive: il 4K a 240fps in modalità continua, per un rallentamento 8x, e soprattutto il 1080p a 960fps in modalità sequenza (massimo 10 secondi reali), che rallenta l’azione fino a 32 volte.
La differenza tra modalità continua e sequenza vale la pena di essere spiegata: la modalità continua registra ininterrottamente a frame rate elevato, mentre la modalità sequenza registra in burst di 10 secondi che vengono poi riprodotti a 30fps, producendo clip da oltre 5 minuti da soli 10 secondi di azione reale. È la modalità giusta per catturare momenti imprevisti ad alta velocità, come un’onda che si rompe o un salto, dove non si sa esattamente quando accadrà il momento clou.
Detto questo, ciò che più mi ha stupito del super-slow motion a 960 fps è comunque la qualità delle riprese che si porta dietro.
Sebbene sia limitato al full HD come risoluzione, il video è godibile anche up-scalato in 4K (se registrato in buone condizioni di luce), con grande dettaglio, nitidezza e coerenza tra i tantissimi frame che compongono la scena; cosa che non si può sempre dire di chi fa questi tentativi “estremi”, che raggiungono sì la velocità conclamata, ma spesso con troppi compromessi.

Lo stesso vale per l’8K: non è solo un fatto di definizione: è la pulizia delle riprese, lo sharpening, la buona gestione di luci e ombre, che permette magari di zoomare in 4K in post-produzione senza alcuna perdita, al punto che nessuno si accorgerà che il filmato non è stato catturato nativamente a quella risoluzione.
Sul fronte della qualità cromatica, la Mission 1 PRO supporta la registrazione in GP-Log2 a 10-bit. Il Log è un profilo colore che comprime la gamma dinamica della scena in modo da preservare il massimo dettaglio sia nelle luci che nelle ombre, lasciando al montaggio la libertà di sviluppare l’immagine come si vuole.
Il 10-bit significa che ogni canale colore ha 1.024 livelli di gradazione invece dei 256 del classico 8 bit: la differenza si vede soprattutto nelle transizioni graduali di colore, come un cielo al tramonto, privo di quelle fastidiose bande di posterizzazione che a volte avrete visto in certe immagini con meno colori.
GoPro include le LUT (Look-Up Tables, ovvero tabelle di conversione cromatica predefinite) per chi vuole partire da un punto di riferimento nel color grading, oppure si possono usare quelle di altri sistemi camera per uniformare i colori tra riprese diverse. Il bitrate massimo è di 240 Mbps con il firmware standard, che sale fino a 300 Mbps con GoPro Labs (il firmware sperimentale scaricabile dal sito ufficiale): numeri da camera professionale, a cui corrispondono file di dimensioni importanti da tenere in considerazione nella scelta della scheda di memoria.
Oltre 5 ore di autonomia: cosa c’è di vero
Uno dei fattori che più mi hanno colpito fin dalla presentazione di questa nuova GoPro è relativo all’autonomia: oltre 5 ore di registrazione in 1080p a 30fps, con un miglioramento superiore al 70% rispetto alla HERO13 Black nelle stesse condizioni.
Per capire cosa si nasconde dietro questo numero, vale la pena leggere bene le condizioni di misura: temperatura di 25°C, vento leggero a 0,6 metri al secondo, connessioni wireless e Bluetooth attive (non scontato), entrambi gli schermi accesi con screensaver di 1 minuto, controllo vocale disattivato. Sono condizioni ragionevoli, ma non sempre replicabili e soprattutto non rappresentano lo scenario peggiore, e chi registra in 4K (molto probabilmente la risoluzione più utilizzata) o 8K vedrà autonomie molto diverse.

La tabella completa delle autonomie dichiarate racconta infatti una storia più articolata.
- In 8K a 30fps in Open Gate si arriva a circa 96 minuti, indipendentemente dal flusso d’aria.
- In 8K a 60fps in 16:9 si scende a 74 minuti con ventilazione e a soli 37 minuti senza: quasi la metà, perché a frame rate e risoluzione così elevati il processore lavora molto di più e produce più calore.
- In 4K a 120fps si torna a circa 105 minuti sia con che senza ventilazione, un dato più stabile perché la risoluzione ridotta compensa parzialmente l’impegno computazionale.
- In 4K a 240fps, invece, si scende nuovamente a 73 minuti con ventilazione e a soli 35 minuti senza, il dato più basso tra le modalità 4K.
- In 4K a 30/25/24fps in Open Gate 4:3: 188 minuti (poco più di 3 ore), identico con e senza flusso d’aria. Questo è forse il dato più interessante, perché si tratta probabilmente di una delle modalità più sfruttabili nel quotidiano.
- Chi registra in 1080p a 30fps avrà a disposizione i quasi 316 minuti dichiarati: oltre 5 ore, appunto, ma in una modalità che difficilmente sarà quella principale di utilizzo per chi spende 600 euro su una camera di questo livello.
Il merito del miglioramento va diviso equamente tra due fattori.
La batteria Enduro 2 da 2.150 mAh è più capiente del 13% rispetto alla precedente Enduro 1, pur mantenendo le stesse identiche dimensioni, ma da sola non spiega un miglioramento del 70%. La parte più significativa viene dal processore GP3 a 5 nanometri, che consuma meno energia a parità di prestazioni grazie al processo produttivo più avanzato. E diamo anche un minimo merito alle dimensioni più generose.

È un po’ lo stesso principio per cui i processori dei telefoni moderni durano di più pur essendo più potenti di quelli di cinque anni fa: a parità di calcoli eseguiti, un chip più piccolo e moderno dissipa meno calore e consuma meno corrente (ultra semplificazione – NdR). Vale la pena notare che la batteria Enduro 2 è compatibile anche con la HERO13 Black, mentre la vecchia Enduro 1 può essere usata sulla Mission 1 PRO ma con prestazioni leggermente inferiori.
La gestione termica è l’altro capitolo importante. Le action cam che registrano in 4K o 8K ad alta frequenza di fotogrammi generano calore, e il calore non gestito porta al temuto arresto termico, ovvero lo spegnimento automatico della fotocamera per proteggersi dal surriscaldamento, una eventualità non certo rara nei precedenti modelli, in particolare con riprese con la GoPro statica, che qui è del tutto scongiurata.
Anche GoPro sottolinea infatti la differenza tra “con flusso d’aria” e “senza“, come abbiamo visto nei numeri qui sopra, a riprova che il tema è reale: montare la camera su un casco o una tavola da surf, dove l’aria circola e l’acqua raffredda, è genuinamente diverso dal tenerla ferma su un treppiede al sole, soprattutto in certe modalità.
Detto questo, abbiamo usato la Mission 1 Pro per registrare tutto il video qui sopra, impiegandola come una classica videocamera ferma su un treppiedi per quasi una mezz’ora senza interruzione, cosa che avevamo già provato in passato con le precedenti GoPro, ma senza riuscirci per problemi appunto di surriscaldamento. Caso chiuso.
Audio professionale su una action cam: si può fare?
La risposta breve è: dipende da cosa si intende per “professionale”. La Mission 1 PRO monta 4 microfoni: due stereo anteriori, uno posteriore e un quarto autodrenante, progettato per espellere l’acqua e ridurre il rumore del vento nelle riprese all’aperto.
È la configurazione più completa mai montata su una GoPro, e si sente.
Di nuovo, la video recensione è stata girata tutta con la Mission 1 Pro, audio incluso, ed è una cosa che in passato non avremmo potuto portare a termine con questa qualità. Sì, c’è un po’ di eco, ma considerando che non abbiamo nemmeno usato l’audio direzionale, era impossibile che non ci fosse, perché dipende dalla stanza che usiamo per girare i video. Con un microfono a clip che ti attacchi addosso chiaramente si percepisce meno, ma con qualsiasi microfono ambientale il risultato sarebbe stato simile a questo.

La novità più significativa sul fronte audio è però la registrazione in 32-bit float. Per chi non ha familiarità con il termine: il formato audio standard registra con un range dinamico fisso, il che significa che se il volume supera una certa soglia si genera distorsione, e se è troppo basso si perde dettaglio. Il 32-bit float registra invece con una gamma dinamica talmente ampia da rendere praticamente impossibile saturare o perdere il segnale, indipendentemente dal volume della scena.
In pratica potreste registrare un concerto, un’esplosione o una conversazione sottovoce senza dover toccare i livelli prima di iniziare, con la possibilità di correggere tutto in post-produzione. È una tecnologia che non troviamo sulla media delle action-cam e la differenza, anche in questo caso, è tangibile.
La voce, in particolare, non avrà la profondità e la ricchezza di bassi di una registrazione in studio, ma rispetto al tremolio e la perdita di dettaglio che a volte si avvertono con tante action cam, qui siamo su un altro livello, e i controlli software migliorano ulteriormente l’esperienza, consentendo di scegliere tra varie opzioni, inclusa la possibilità di sfruttare microfoni esterni e di salvare la traccia audio a parte, PCM a 24-bit o virgola mobile a 32-bit.

Detto questo, per quanto il sistema audio della Mission 1 PRO sia il migliore mai montato su una GoPro, i microfoni integrati di una fotocamera compatta hanno limiti fisici che nessuna elaborazione digitale può eliminare del tutto.
La Mission 1 PRO è la scelta giusta per chi vuole un audio eccellente per una action cam, non per chi cerca un sostituto di un setup audio dedicato in ogni occasione.
Per migliorare ulteriormente le cose potete si può sfruttare la connettività Bluetooth 5.3 che permette di abbinare microfoni wireless alla fotocamera. GoPro vende un proprio Kit completo con microfono wireless a 159 euro, compatibile anche con smartphone e fotocamere mirrorless. Per chi vuole il massimo, la porta USB-C supporta microfoni esterni in modalità plug-and-play senza adattatori aggiuntivi.
Il salto vero, però, lo fa l’Unità multimediale opzionale a 149 euro: un accessorio che si aggancia alla fotocamera e aggiunge un array di 3 microfoni con tecnologia Beamforming, tre porte audio da 3,5mm, ingresso per il timecode e uscita HDMI in 4K per monitor esterni o registratori video. Con l’Unità multimediale la Mission 1 PRO smette di essere una action cam con un buon audio e diventa un sistema di ripresa compatto a tutti gli effetti, capace di integrarsi in setup professionali multi-camera.
L’ecosistema GoPro: Labs, app Quik e accessori
Una fotocamera vale anche quanto l’ecosistema che la circonda, e su questo fronte GoPro ha un vantaggio competitivo accumulato in anni di prodotti e accessori che i concorrenti faticano a replicare (e infatti tutti giocano la carta della “compatibilità”, azzerando il problema alla radice).
La Mission 1 PRO è compatibile con oltre 50 supporti e accessori già esistenti nel catalogo, dai classici supporti per casco alle impugnature flottanti, passando per i sistemi di montaggio per bici, moto e surf. Chi aveva già una GoPro si ritrova con una libreria di accessori immediatamente utilizzabile senza spendere un euro in più.
Il vero salto in avanti “inimitabile” lo compie la Mission 1 PRO ILS, una variante dello stesso corpo macchina dotata di innesto per obiettivi micro quattro terzi, compatibile con oltre 300 ottiche di marchi diversi e adattabile a molte altre tramite anelli adattatori. È un passo che nessuna action cam aveva mai fatto prima: trasformare una camera compatta e impermeabile in un sistema a ottiche intercambiabili apre possibilità creative che vanno ben oltre l’uso sportivo tradizionale.

La ILS sarà disponibile dal terzo trimestre del 2026 allo stesso prezzo della Mission 1 PRO. È però chiaramente un prodotto di nicchia, che con la Mission 1 PRO condivide tutto il resto, al netto delle ottiche intercambiabili. Quanto abbiamo detto in questa recensione quindi, vale anche per lei, al netto di tutto quello che ci si potrà fare con le ottiche micro quattro terzi, che ormai sono le più disparate.
GoPro Labs merita un discorso a parte. È un firmware beta che permette di sbloccare impostazioni avanzate non disponibili nell’interfaccia standard. Tra queste: bitrate aumentato fino a 300 Mbps, istogramma sullo schermo, registrazione a 24,0 fps reali e file di capitoli fino a 100 GB, oltre al poter cambiare impostazioni semplicemente scansionando un codice QR, funzione utilissima in quei momenti nei quali interagire con la action cam è proibitivo. Non sono funzioni per tutti, ma per chi sa usarla rappresentano un livello di controllo che molte fotocamere di fascia più alta non offrono.
L’app GoPro Quik è stata aggiornata per supportare la risoluzione 8K e offre come sempre backup automatico sul cloud, editing basato su cloud, video di highlight automatici e strumenti per cambiare il formato di esportazione tra orizzontale e verticale a riprese già effettuate.
Il backup automatico e l’archiviazione illimitata delle riprese GoPro richiedono però l’abbonamento Premium, un elemento che torna prepotentemente quando si parla di prezzo e che affronteremo nella sezione successiva. Vale la pena segnalare che per riprodurre fluidamente i file in 8K l’app utilizza file proxy, ovvero versioni a risoluzione ridotta generate automaticamente per l’anteprima, mentre i file originali vengono conservati intatti per l’editing finale. È una tecnica molto comune a tutti gli editor video, anche quelli desktop professionali, per lavorare con file ad altissima risoluzione. Ottima come sempre la velocità di trasferimento dei contenuti, in particolare sfuttando la rete Wi-Fi a 5 GHz.
Prezzo e confronto con la concorrenza
Il prezzo della Mission 1 PRO è 599,99 euro per chi ha già un abbonamento GoPro Premium, e 699,99 euro per chi non ce l’ha.
L’abbonamento Premium costa 59,99 euro all’anno al rinnovo, o 29,99 euro il primo anno con lo sconto di lancio del 50%. La logica di GoPro è chiara: chi è già nell’ecosistema paga meno, chi entra per la prima volta paga di più ma ottiene in cambio backup illimitato sul cloud, sostituzione della fotocamera garantita e fino al 50% di sconto sugli accessori. Non è una formula nuova per GoPro, ma su un prodotto a questo prezzo il divario di 100 euro tra abbonati e non abbonati pesa più che in passato.
Il confronto diretto con i concorrenti più vicini racconta una storia interessante. La DJI Osmo Action 6 si trova attorno ai 370 euro: ha un sensore da 1/1,15 pollici, 4K a 120fps e un sistema di stabilizzazione eccellente, ma manca dell’8K, del slow motion a 960fps e del GP-Log2 a 10 bit. È una scelta solida per chi vuole spendere meno, ma è un prodotto con ambizioni diverse.
L’Insta360 Ace Pro 2 si posiziona più o meno alle stesse cifre, con un sensore da 1/1,3 pollici e funzioni AI per il tracking automatico dei soggetti.
Nessuno dei due concorrenti arriva al sensore da 1 pollice intero, e questo è il punto su cui GoPro ha costruito buona parte della proposta della serie Mission 1.

Il confronto interno alla gamma GoPro è altrettanto rilevante. La Mission 1 base costa 499,99 euro per gli abbonati e 599,99 euro per i nuovi clienti: 100 euro in meno della PRO, ma con slow motion limitato a 4x invece di 32x, senza il 4K a 240fps e senza l’8K a 60fps. Per chi non ha intenzione di usare il slow motion estremo e registra principalmente in 4K, la Mission 1 base è una scelta razionale.
E poi c’è la HERO 13 che ormai orbita intorno ai 350 euro, facendo anche meglio di DJI e Insta360 in quella fascia, ma come abbiamo sottolineato sono proprio due concetti di action cam diversi, prima ancora che di prezzo.
La Mission 1 PRO non compete più con le action cam tradizionali: compete con le fotocamere compatte avanzate e con i sistemi mirrorless entry-level, col vantaggio delle dimensioni comunque molto compatte.
È un territorio in cui GoPro non si era mai avventurata con tanta determinazione, e la scommessa è che il vantaggio della compattezza estrema, dell’impermeabilità nativa e dell’ecosistema di accessori valga la differenza di prezzo rispetto a una fotocamera convenzionale con sensore equivalente.
Se questa scommessa sia vincente dipende da quanto il pubblico a cui GoPro si sta rivolgendo sia disposto a pagare e magari cambiare abitudini, e ci auguriamo per il bene dell’azienda che la risposta sia “tanto“.
Il sample per questa recensione è stato fornito da GoPro, che non ha avuto un’anteprima di questo contenuto e non ha fornito alcun tipo di compenso monetario. Qui trovate maggiori informazioni su come testiamo e recensiamo dispositivi su SmartWorld.
Su alcuni dei link inseriti in questa pagina SmartWorld ha un’affiliazione ed ottiene una percentuale dei ricavi, tale affiliazione non fa variare il prezzo del prodotto acquistato. Tutti i prodotti descritti potrebbero subire variazioni di prezzo e disponibilità nel corso del tempo, dunque vi consigliamo sempre di verificare questi parametri prima dell’acquisto.
Giudizio Finale
GoPro Mission 1 PRO
La Mission 1 PRO è la GoPro più ambiziosa di sempre, e si vede. Il sensore da 1 pollice, la qualità d’immagine, la gamma dinamica e le possibilità in post-produzione mettono questa camera in una categoria diversa rispetto a tutto quello che GoPro ha fatto in precedenza. L’autonomia migliorata, i nuovi display e il sistema audio a 4 microfoni con 32-bit float completano il quadro di un prodotto che cerca in ogni modo possibile di giustificare il suo posizionamento premium.
Il confronto con i concorrenti diretti le dà ragione sul piano tecnico, ma quando si tratta di mettere mano al portafoglio saranno in molti a chiedersi se hanno bisogno dell’8K open gate, dello slow motion estremo o del GP-Log2. E speriamo per GoPro che la maggior parte delle risposte sia “sì”.
Voto finale
GoPro Mission 1 PRO
Pro
- Sensore da 1 pollice
- 8K a 60fps e slow motion 1080p fino a 960fps
- Audio a 4 microfoni 32-bit float
- Autonomia finalmente all’altezza
Contro
- Prezzo premium
- A risoluzione / framerate elevati l’autonomia crolla
- Schermo non ribaltabile
- Le foto non sono sempre all’altezza
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