Liguria

Sciopero nazionale dei lavoratori della cultura: “Paradosso Italia, patrimonio immenso ma lavoratori precari”


Genova. Su tutto il territorio nazionale, oggi è la giornata dello sciopero dei lavoratori e lavoratrici del settore culturale, promosso da FP CGIL, CUB, ADL COBAS, COBAS Lavoro Privato, CLAP e USI CTS. Una iniziativa che giunge al culmine di un percorso di coordinamento durato oltre un anno tra sindacati e associazioni di categoria e che nelle principali città italiane vedrà manifestazioni e iniziative.

A Genova previsto il presidio sotto la prefettura, per una manifestazione rilanciata dai sindacati e che vedrà tra i vari partecipanti anche i lavoratori e le lavoratrici dei Mei, Museo dell’emigrazione italiana: “Anche per l’estate 2026 al museo è stata prospettata una riduzione drastica dell’orario di apertura nei mesi di giugno-settembre, fino a tre giorni settimanali – si legge in una nota stampa diffusa in queste ore – Una situazione che si ripresenta per il secondo anno consecutivo e che continua a scaricarsi interamente sull’organizzazione del lavoro di una ventina di operatori tra servizi museali, didattica e pulizie. A seguito delle mobilitazioni dei lavoratori e delle prese di posizione sindacali, la situazione ha trovato una soluzione temporanea che non modifica tuttavia il quadro generale di instabilità e incertezza che caratterizza la gestione del museo. Una vicenda che negli ultimi due anni mostra con chiarezza cosa significhi lavorare in un sistema culturale fondato su appalti, esternalizzazioni e decisioni calate dall’alto: incertezza sugli orari, continui cambi di programmazione e ricadute dirette sulle condizioni di lavoro”.

Motivazioni che sono in linea con la mobilitazione nazionale: il settore soffre di un cronico sottofinanziamento. I sindacati muovono una forte critica politica all’esecutivo, giudicando inaccettabile la scelta di tagliare le risorse destinate alla cultura per ridistribuirle a favore del riarmo e delle spese militari. Lo slogan della mobilitazione rivendica infatti una scelta netta: “Scegliamo la cultura, il lavoro, la pace”.

Quindi una battaglia contro i tagli dei finanziamenti pubblici sul settore, la precarietà strutturale e le esternalizzazioni dei servizi, e contro il ricorso del lavoro a intermittenza. Le sigle sindacali intendono rompere “il silenzio istituzionale e denunciare il paradosso di un Paese come l’Italia, che fonda una parte essenziale della propria identità e del proprio valore internazionale sulla cultura, ma non riconosce la dignità di chi quella ricchezza la produce, la custodisce e la valorizza quotidianamente”.




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