Meloni rilancia la sfida fiscale per il ceto medio – Il Tempo

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È sul fisco, ma non solo, che si esplicita l’intesa tra Confcommercio e il governo. Perché al presidente Carlo Sangalli che chiede di fermare la “fiscocrazia” e di andare avanti con le priorità della riforma che “incontrano in pieno quanto chiediamo da tempo”, in particolare “la riduzione dell’aliquota dal 35 al 33% per i redditi fino a 60mila euro, per dare il giusto riconoscimento al ceto medio”, risponde Giorgia Meloni, per la prima volta parlante all’assemblea – e dopo 10 anni di assenza dei premier, ci tiene a sottolineare – assicurando che “vogliamo fare di più, particolarmente per alleggerire il carico fiscale sul ceto medio perché il taglio delle tasse è uno dei grandi obiettivi di questo governo”. Anzi, “altri parlano di tassare il patrimonio, noi lavoriamo perché gli italiani possano ambire ad averlo, un patrimonio dopo decenni di lavoro e di sacrificio”. La mano è tesa e il clima cordiale, davanti a una gremita platea istituzionale – ci sono Antonio Tajani, Ignazio La Russa, Adolfo Urso, Marina Calderone, Gilberto Pichetto Fratin, Paolo Zangrillo, Gianmarco Mazzi, Luca Ciriani, ma anche Maurizio Landini e Daniela Fumarola, assenti invece i leader dell’opposizione – Sangalli ribadisce che sì, la crescita di lungo termine “è insufficiente”, ma “i fondamentali dell’economia restano confortanti” e “raccontarci peggio di come siamo è un danno per tutti”. Invece “fiscalità equa e conti pubblici in ordine sono due fattori determinanti per la crescita economica”.

Dal canto suo, Meloni rivendica quanto fatto per contrastare il “fenomeno odioso delle attività ‘apri e chiudi’. Non si può fare perché il messaggio che vogliamo lanciare a tutti è che questa non è la Repubblica delle banane. Qui si rispettano le regole”. E propone “una sfida che è sia economica, ma se vogliamo è soprattutto identitaria e culturale. Immaginiamo insieme un nuovo modello di sviluppo urbano” in cui il piano casa “è un’opportunità importante non solo per garantire una casa a un prezzo giusto ma anche per provare a rigenerare le nostre città e rendere gli spazi più accoglienti e a misura d’uomo”. Sul lavoro, Sangalli rimarca che il salario giusto “è un criterio credibile e costruttivo che punta alla qualità”, mentre quello minimo “appiattisce verso il basso”. Bassa natalità e occupazione femminile sono due problemi: “I nostri settori sono i primi per occupazione femminile e quelli più scelti dalle donne per fare impresa – dice il presidente di Confcommercio – ma rimaniamo 13 punti percentuali sotto la media europea. Le donne non partecipano quanto potrebbero perché non sono realmente libere di decidere delle loro vite”. Il problema, per Meloni, “è anche culturale” ma “questo governo ha lavorato molto anche sulle mamme lavoratrici perché il messaggio che abbiamo tentato di dare è che i figli non sono un ostacolo all’affermazione”.

Non manca il passaggio sull’Ai: “Ogni serranda alzata è una luce”, un “presidio di sicurezza, di socialità” che “nessuna piattaforma potrà mai sostituire”, assicura la premier secondo cui l’intelligenza artificiale è uno “strumento straordinario” ma “va governato a livello globale”. Per Sangalli “investe direttamente i nostri settori, stravolgendone alcuni, e richiede un ripensamento profondo e progetti strategici sulle competenze” su cui “si costruisce la qualità dell’impresa e del lavoro”. Non manca la raccomandazione sul risiko bancario: “L’assetto che ne verrà dovrà preservare il risparmio delle famiglie e garantire la prossimità territoriale per rafforzare il credito e i servizi finanziari alle imprese”. E sui dazi: “Il ‘Made in Italy’ si può copiare. Il Sense of Italy, no. Sul prodotto si possono mettere i dazi, sull’italianità no – è sicuro Sangalli – Il Sense of Italy è, in fondo, quello che ci rende unici”.

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Gianni Di Capua
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