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Morte di Francesca Ercolini, indagato per omicidio il marito respinge le accuse: “Gogna mediatica” | isNews

L’avvocato pesarese contesta la ricostruzione fatta dalla Procura di L’Aquila, che sta cercando di accertare se la giudice di Campobasso non si sia suicidata ma sia stata strangolata. Ulteriori riscontri dalla nuova ispezione che la Polizia scientifica farà nell’abitazione


CAMPOBASSO. Morte di Francesca Ercolini, parla il marito della giudice Lorenzo Ruggeri, avvocato molto conosciuto a Pesaro.

E’ lui uno dei due indagati ai quali la Procura di L’Aquila, competente per i casi relativi ai magistrati in servizio nelle Marche (Francesca Ercolini prestava servizio al Tribunale di Ancona) contesta anche l’ipotesi di omicidio e concorso in omicidio volontario. L’altro è un ex funzionario di polizia in pensione, amico di famiglia. Gli altri 4 indagati rispondono, invece, a vario titolo, di depistaggio, falsa perizia, violazione del segreto istruttorio e omissione di atti d’ufficio.

Su di me gogna mediatica”, il senso del suo intervento in una lettera indirizzata al giornale ‘Il resto del Carlino’, in cui l’avvocato pesarese torna a parlare accusando media e social in merito alla gestione del caso della moglie, trovata morta in casa, a 51 anni, il 26 dicembre 2026. A rinvenirla furono proprio il marito e il figlio, all’epoca dei fatti sedicenne. La prima ricostruzione effettuata era stata che la donna si era uccisa impiccandosi con una sciarpa di seta alla ringhiera interna dell’appartamento di Pesaro.

“Le indagini della Procura dell’Aquila, dall’inizio del 2023, sul suicidio di mia moglie, avevano condotto a una richiesta di archiviazione per l’ipotesi di una mia istigazione al suicidio”, scrive l’avvocato Ruggeri al ‘Carlino’. Quindi la nuova indagine coordinata dalla pubblico ministero Roberta D’Avolio, con il Gip Marco Billi che ha affidato al medico legale Vittorio Fineschi il compito di effettuare una nuova autopsia, sul corpo riesumato nel cimitero di Riccia e da mesi conservato nell’obitorio del Policlinico di Roma. Nell’incidente probatorio che è stato svolto nei giorni scorsi sono stati esaminati i cavi elettrici di alcuni abat-jour, per verificare la loro compatibilità con i segni presenti sul collo di Francesca. Per accertare cioè se Francesca sia stata strangolata con quei fili. Un elemento controverso, sul quale lo stesso Fineschi ha chiesto ulteriori accertamenti.

“Alla base delle nuove ipotesi – scrive Ruggeri – il sequestro di 3 lampade, consegnate spontaneamente, da me al Pubblico Ministero e ai Carabinieri dell’Aquila. L’esame svolto sui cavi elettrici delle lampade non sembra proprio immaginare il loro utilizzo: non sono apparse presenti manomissioni del collegamento tra le pesanti lampade di peltro e i cavi tali da poter immaginare un utilizzo di questi ultimi per l’ipotetico strangolamento”.

Quindi l’attacco alla famiglia d’origine della magistrata. “Tutti questi sviluppi, fin dall’inizio, sono stati alimentati dagli interventi della madre di Francesca Ercolini, per la sua intima convinzione che esclude un gesto auto lesivo della figlia, e sono stati assecondati dalla Procura dell’Aquila e dal Gip nei successivi passaggi – ha affermato ancora Ruggeri – Dalla mia conoscenza degli atti processuali risulta che ad essere informata degli intenti suicidari della povera Francesca fosse proprio la madre. Questi intenti non mi vennero mai comunicati. Forse si sarebbe potuto prevenire ciò che è accaduto”.

La mamma della giudice, Carmela Fusco, sorella di Angiolina Fusco Perrella, infatti, non ha mai creduto all’ipotesi del suicidio della figlia. Una convinzione che non ha mai perso, e che tiene per sé, visto che al momento ha deciso di non parlare con i giornalisti. Ulteriori approfondimenti nell’indagine sono intanto previsti a breve. Entro fine giugno gli esperti della Polizia scientifica torneranno nell’abitazione per ulteriori accertamenti. Per far luce sulla dinamica del gesto che avrebbe portato alla morte la Ercolini. Tutto da chiarire.


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