Trentino Alto Adige/Suedtirol

Polemica tra Stauder e Urzì dopo la morte di Fontana: «Ha vinto la democrazia» – Cronaca



BOLZANO. Prosegue il confronto politico sulla figura di Johannes Fontana, storico ed ex attivista del Bas, scomparso nei giorni scorsi. Dopo le dichiarazioni del deputato di Fratelli d’Italia Alessandro Urzì, è intervenuto il presidente dei Freiheitlichen Roland Stauder, che ha accusato l’esponente politico di non considerare adeguatamente il contesto storico degli anni Sessanta.

Secondo Stauder, le azioni dei combattenti per la libertà sudtirolesi vanno lette alla luce delle tensioni del dopoguerra, dei ritardi nell’attuazione dell’Accordo di Parigi e delle politiche che, a suo giudizio, alimentarono il malcontento della popolazione di lingua tedesca. Il presidente dei Freiheitlichen sostiene che il Bas contribuì a riportare la questione altoatesina all’attenzione internazionale, favorendo successivamente l’avvio di una nuova stagione di negoziati. Da qui la critica a Urzì, accusato di proporre una lettura parziale della vicenda.

La replica del deputato non si è fatta attendere. Urzì ha affermato di non condividere l’impostazione di Stauder e ha ribadito che il risultato storico più importante è stato il consolidamento dell’autonomia attraverso strumenti democratici. «Ha vinto l’autonomia, non il terrorismo. Ha vinto la democrazia, non la violenza. Hanno vinto i valori costituzionali della libertà e non il tritolo», ha dichiarato il parlamentare, sostenendo che il percorso che ha portato all’attuale assetto autonomistico non può essere attribuito alle azioni armate.

Nel suo intervento, Urzì ha inoltre invitato a non trasformare quella stagione in un mito politico e a prendere le distanze da qualsiasi forma di giustificazione della violenza. «È così difficile dire che il terrorismo e la violenza fanno sempre schifo, da chiunque arrivino?», ha osservato. Il coordinatore regionale di Fratelli d’Italia ha infine sostenuto che l’autonomia sia stata raggiunta grazie al confronto istituzionale e alla politica, «nonostante i terroristi e non grazie ai terroristi», rilanciando così una contrapposizione destinata a mantenere acceso il dibattito storico e politico in Alto Adige.




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