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cosa gli disse Steven Spielberg dopo il suo più grande flop



Dopo il deludente risultato al botteghino di Grindhouse – A Prova di Morte, Quentin Tarantino ha attraversato un momento di crisi. A sostenerlo è arrivato Steven Spielberg, con un consiglio destinato a lasciare il segno.

Quentin Tarantino ha sempre avuto un rapporto molto diretto con il pubblico, ma nel 2007 quel legame ha subito una scossa inaspettata. Con Death Proof (noto in Italia come Grindhouse – A prova di morte), uno dei due segmenti del progetto Grindhouse, il regista si è trovato davanti a un risultato ben lontano dalle aspettative: un incasso complessivo di circa 31 milioni di dollari in tutto il mondo. Numeri scoraggianti, che lo hanno spinto a riflettere seriamente sulla sua carriera.

Dopo quattro film di enorme successo, Tarantino si trovava infatti in un momento di piena fiducia creativa. Proprio per questo, l’accoglienza fredda di Death Proof è stata vissuta quasi come uno choc. Lo stesso regista ha descritto quell’esperienza come una sorta di “rottura sentimentale” con il pubblico.

Lavori duramente a un film e arriva il weekend di apertura: la gente decide se andare a vederlo oppure no. In quel caso non ci è andata. In quel momento mi è sembrato che il pubblico fosse la mia fidanzata… e che mi avesse lasciato.

Quel fallimento, col senno di poi, ha rappresentato uno spartiacque nella sua carriera.

Il consiglio di Steven Spielberg

In un’intervista rilasciata l’anno scorso a Scott Feinberg di The Hollywood Reporter al Burbank Film Festival (e riportata da Deadline), dove ha ricevuto il premio alla carriera Vanguard Award, Tarantino ha raccontato di aver chiesto consiglio ai suoi mentori cinematografici Tony Scott e Steven Spielberg, che hanno avuto la loro buona dose di insuccessi al botteghino. Entrambi lo hanno consolato, ricordandogli quanto fosse fortunato a poter lavorare nel settore dei suoi sogni e realizzare i film che desiderava, e che è normale che, talvolta, il pubblico non apprezzi.

“Quentin, sei stato piuttosto fortunato – gli avrebbe detto Spielberg – Ma il prossimo film di successo, te lo godrai più di tutti gli altri successi messi insieme, perché ormai ci sei passato. Sai cosa significa avere un flop. La prossima volta che avrai un successo, sarà facile”. Spielberg aveva ragione: la vera forza di un autore si misura anche nella capacità di reagire a un insuccesso. E il successo, proprio perché preceduto da una battuta d’arresto, sarebbe stato ancora più significativo.

Death Proof: il film “sbagliato” al momento giusto

Con il tempo, Death Proof è stato rivalutato come un esperimento preciso, più che come un errore. Quentin Tarantino lo aveva concepito come un omaggio ai film di inseguimenti automobilistici degli Anni Settanta e al cinema exploitation, con un’ossessione particolare per la figura dello stuntman e per le auto “a prova di morte”.

La storia ruota attorno a uno stuntman psicopatico (Kurt Russell) che uccide le sue vittime in tremendi incidenti d’auto dai quali esce illeso, costruendo una tensione che richiama da vicino i meccanismi dello slasher classico. E laddove Death Proof ha rappresentato un passo falso commerciale, il film successivo ha ribaltato completamente la situazione.

Nel 2009 arriva infatti Bastardi Senza Gloria, uno dei lavori più amati e discussi di Tarantino, con Brad Pitt, Diane Kruger e un Christoph Waltz da Oscar. Un racconto di storia alternativa, violento e ironico, che segna una nuova fase creativa per il regista e conferma indirettamente le parole attribuite a Spielberg: a volte, è proprio dopo una sconfitta che arriva il film più importante.



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