Trentino Alto Adige/Suedtirol

Il fonometro agita gli esercenti «Servono tempo e tolleranza» – Merano



MERANO. Fa discutere a Merano il nuovo regolamento sulla musica che cerca un compromesso tra chi chiede una città viva e chi, invece, vuole il silenzio. È il problema un po’ di tutte le città, soprattutto quando i centri storici sono abitati.

Proprio nelle ultime settimane, la non facile conciliazione tra queste due istanze si era materializzata nelle proteste verso il Club La Perla che fa musica nelle ore notturne, ma nel passato c’erano state le proteste dei residenti disturbati dalla presenza del Club Est Ovest nella vecchia sede di vicolo Passiria.

Proteste e legittime rivendicazioni verso chi tiene viva la città finite sul tavolo dell’amministrazione comunale, che, alla fine, la scorsa settimana ha deciso per una stretta rispetto a quel «liberi tutti» censurato perfino dal vicesindaco Nerio Zaccaria. Tra le novità del nuovo regolamento sulla musica, lo spegnimento degli impianti entro le ore 23 con deroga (dal 1 giugno al 30 settembre) fino alle 23.30. «Con la vecchia giunta, la musica era possibile fino alle 24», l’obiezione dell’ex assessora Emanuela Albieri, critica verso il regolamento.

Altra novità per le manifestazioni all’aperto come concerti e Dj-set, il limite massimo di pressione sonora fissato a 85 decibel, misurato presso la facciata dell’edificio residenziale maggiormente esposto. Questo, dopo che la polizia localesi è dotata di un fonometro. E qualora una manifestazione non potesse rispettare questi limiti acustici, sarà obbligatorio richiedere un’autorizzazione preventiva in deroga al Comune.

Per tutelare i residenti, è inoltre prevista una pausa di due giorni tra eventi, vale a dire tra la fine di un concerto e l’inizio del successivo, se le due manifestazioni si svolgono entro un raggio di 100 metri. Tale restrizione non si applica però ai giorni di venerdì e sabato e ai prefestivi nel periodo compreso tra giugno e settembre. Infine, sindaco e autorità provinciali conservano la facoltà di autorizzare deroghe particolari, in occasione di feste cittadine.

Ma che cosa ne pensano operatori musicali ed esercenti? Noto organizzatore di eventi per giovani, dice la sua Fabio Oieni: «Come per ogni cosa, bisogna riflettere. Noi che organizziamo eventi potremmo anche vederla male, però è necessario capire che la gente chiaramente ha il diritto al riposo. Importante è programmare gli eventi in città con anticipo e attenersi alle regole. La mia esperienza dice che così non ci sono grossi problemi».

Sul limite dei decibel aggiunge: «Se tu fai la richiesta per poter superare gli 85 decibel, il Comune te la concede. Devi però fare i tuoi calcoli sulla propagazione delle onde sonore sull’edificio abitato più vicino al luogo della festa. Insomma, bisognerà abituarsi al rispetto delle regole, senza esagerare».

Dal canto suo, chiede sostegno da parte dell’amministrazione pubblica Max Bonfiglio, gestore del Milchbar. «Non siamo tecnici, quindi per noi sarebbe difficile capire se il volume della musica è troppo alto o comunque non entro i limiti imposti dal nuovo regolamento. Per questo motivo, chiederei tolleranza e soprattutto una adeguata informazione da parte di chi dovrà poi far rispettare le nuove norme, consapevole che il diritto alla tranquillità dei residenti debba essere rispettato», così l’esercente del Corso.

Sulla stessa linea d’onda Alessio Castriganò del bar La Carlotta di via Mainardo: «Cerchiamo sempre il dialogo con i residenti, informandoli e limitando le emissioni. Non organizziamo molti concerti, quindi la regola della pausa tra un evento e l’altro non ci tocca. Quando sistemiamo le casse, poniamo particolare attenzione a come la musica si propaga ma a chi dovrà fare i controlli chiediamo di informarci su come ci si debba comportare, proprio nello spirito della collaborazione».

Infine, commenta in maniera secca Roberta Prantl del bar Piccolo: «La città deve convivere con i locali e con gli artisti che fanno musica. Non bisogna esagerare, ma bisogna anche non ascoltare sempre e solo le persone che si lamentano».




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