Economia

AI companions, la diffusione dei chatbot con cui creiamo relazioni emotive

Dai messaggi di testo ai chatbot tradizionali fino a quelli che, in inglese, vengono definiti Ai companions, ovvero avatar virtuali alimentati dall’intelligenza artificiale che assumono le sembianze di un amico. L’evoluzione del rapporto umano con la tecnologia sta arrivando a una nuova grande svolta che, per molti, soprattutto minorenni e giovani adulti, è già una realtà. Basati sui modelli linguistici di grandi dimensioni, questi strumenti sono ideati e realizzati in modo da ingaggiare interazioni emotive personali che rispecchiano fedelmente le relazioni umane nel mondo offline, creando un forte attaccamento. La diffusione di piattaforme come Character.AI e Replika e il loro utilizzo da parte del pubblico più giovane hanno messo in allarme il Parlamento europeo che, di recente, ha pubblicato una ricerca sul tema, evidenziando come non ci siano ancora regolamentazioni specifiche su questa materia. Al momento, il contesto normativo è supportato dall’Ai act, dal Digital services act (Dsa) e dal General data protection regulation (Gdpr).

L’evoluzione dei chatbot

I chatbot non nascono, certo, con i sistema d’intelligenza artificiale che conosciamo oggi, anzi sono precedenti persino alla diffusione di Internet: il caso più famoso è Eliza, sviluppato negli anni Sessanta. La grande differenza tra i cosiddetti chatbot tradizionali e quelli odierni, basati sull’Ai, si può rintracciare nell’evoluzione delle tecniche di machine e deep learning e dei large language models che hanno permesso ai chatbot di andare oltre la funzione strumentale-pratica di dare una risposta a una domanda, per lo più in modalità testuale, diventando piattaforme capaci di creare connessioni relazionali ed emotive grazie ad avatar virtuali che incorporano caratteristiche vocali e visuali.

Alcune ricerche, condotte nel 2025, hanno portato alla luce i benefici sperimentati da chi usa gli Ai companions: riduzione della sensazione di solitudine; spazio privo di giudizio dove esprimere i propri sentimenti; richiesta di aiuto e consiglio per i propri disturbi mentali; sviluppo delle capacità relazionali da poter spendere anche nella vita offline. A questi si aggiungono benefici educativi e di sviluppo mentale in quegli studenti a cui viene spiegato come usare l’intelligenza artificiale, sebbene, in questo caso, ci siano richieste da parte di diverse organizzazioni e istituzioni per limitare l’accesso a giovani sotto una certa età (13 o 18 anni). Non emergono differenze nell’uso dei chatbot Ai fra adulti e minorenni: le finalità sono, per lo più, le medesime, intrattenimento, curiosità, supporto alla salute mentale, interazioni romantiche. Proprio su quest’ultimo aspetto, secondo un report di European Tech Insights 2024, il 20% degli adulti europei (il 26% degli uomini, il 15% delle donne) afferma di avere una relazione romantica con il proprio chatbot Ai.

La pandemia di Covid-19 ha fatto da detonatore al fenomeno proprio per mitigare il forte senso di solitudine e ansia che si stava vivendo chiusi in casa. Replika ha riferito di un aumento dell’uso dei suoi servizi del 35%, ma è stato soprattutto ChatGPT, il chatbot di intelligenza artificiale generativa di OpenAi, rilasciato nel novembre del 2022, a rivoluzionare il mercato: appena due mesi dopo il lancio, registrava già 100 milioni di utenti attivi a livello globale; nel settembre 2025, gli utenti attivi settimanalmente erano 700 milioni; nel marzo scorso, oltre 159 milioni di persone nell’Unione Europea hanno dichiarato di usarlo mensilmente. A confronto, Character.AI, uno dei più diffusi Ai companions, ha più di 20 milioni di utenti attivi ogni mese a livello mondiale. Fra il 2024 e il 2025 si è registrata una crescita esponenziale dell’uso degli Ai companions e degli Ai chatbot, con una significativa diminuzione delle differenze di genere mentre gli avatar virtuali riscuotono maggiore successo fra i giovani fra i 18 e i 35 anni.

I danni fisici e psicologici

La diffusione degli Ai companions, proprio perché capaci di creare legami emotivi con gli utilizzatori, presenta anche dei rischi, come hanno dimostrato alcune ricerche sul tema. In particolare, il rischio primario è la conferma dei propri bias, ovvero il fatto che, non essendoci un vero confronto e dialogo fra l’utente e la macchina, l’utente nel relazionarsi al chatbot vede costantemente confermati le proprie idee e i propri pregiudizi. Un’altra criticità è lo sviluppo di una dipendenza emotiva dal chatbot a cui ci si rivolge, spesso per alleviare la propria solitudine, ma che, per le tecniche di manipolazione emotiva e verbale con cui è costruito il sistema di Ai, può determinare un ulteriore isolamento dell’utente stesso. Praticamente, un circolo vizioso che si auto-alimenta. Altri effetti collaterali dell’uso poco avveduto di chatbot Ai sono una scarsa interazione con i coetanei, un decadimento delle competenze linguistiche e scolastiche, l’esposizione a contenuti sessualmente espliciti e inadatti per i minori di una certa età. In casi estremi, si è giunti persino al suicidio, come riportano cause giudiziarie in corso negli Usa.


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