Lazio

“sciogliamo tua figlia nell’acido”. Coppia ridotta in schiavitù per spacciare gratis

Una spirale di terrore puro, violenze fisiche metodiche e torture psicologiche quotidiane, capace di trasformare la vita di una coppia di conviventi in un vero e proprio inferno terrestre.

Emergono dettagli raccapriccianti dalle indagini condotte dalla Procura di Civitavecchia e dalle forze dell’ordine su un giro di estorsioni nella zona di Cerveteri legato al mercato del narcotraffico.

Al centro della vicenda, la sottomissione assoluta di due fidanzati, finiti nella morsa di aguzzini senza scrupoli decisi a recuperare a ogni costo una ingente somma di denaro dovuta a una partita di sostanze stupefacenti non saldata.

I metodi utilizzati dal capo del gruppo criminale per forzare i pagamenti e piegare la resistenza dei due conviventi superano ogni limite di ferocia. Le intercettazioni e i riscontri investigativi hanno rivelato minacce di morte e di tortura indirizzate ai punti più vulnerabili della coppia.

Il principale indagato, per terrorizzare le vittime e spingerle a trovare il contante, è arrivato a minacciare esplicitamente di sciogliere nell’acido la figlia minore della coppia e di perpetrare brutali violenze sessuali ai danni della donna sotto gli occhi del compagno, costretto a guardare impotente.

Il ricatto del clan: ridotti a operai dello spaccio senza stipendio

Davanti a un simile scenario di pressione psicologica e all’impossibilità materiale di estinguere il debito in tempi rapidi, le vittime si sono arrese, finendo letteralmente ridotte in uno stato di schiavitù e totale sottomissione lavorativa.

I due sono stati costretti a lavorare per i propri aguzzini a condizioni vessatorie e disumane. La mente del gruppo criminale ha imposto alla coppia l’obbligo di prendere in consegna nuove e massicce partite di cocaina e di occuparsi dello spaccio al dettaglio sul territorio.

Per accelerare il rientro della somma, i pusher-schiavi dovevano piazzare le dosi applicando prezzi fortemente maggiorati rispetto al valore di mercato, con l’ordine tassativo di consegnare l’intero incasso ai vertici dell’organizzazione, senza poter trattenere un solo euro di guadagno per il proprio sostentamento.

La trappola del corriere: il viaggio forzato a Campobasso

La sottomissione della coppia ha toccato il culmine quando la donna è stata prelevata e costretta a trasformarsi in un corriere della droga internazionale a ridosso delle linee interregionali.

Sotto la costante minaccia di ritorsioni contro la sua famiglia, la giovane è stata obbligata a salire a bordo dell’automobile di proprietà degli stessi indagati e a guidarla fino a Campobasso.

Un viaggio della paura finalizzato a recapitare un cospicuo e rischioso quantitativo di sostanza stupefacente a esponenti di un gruppo criminale terzo operante in Molise.

Un’operazione logistica ad altissimo rischio penale, interamente orchestrata, pianificata e monitorata a distanza dal capo dell’organizzazione, che considerava la vita e la libertà della donna come semplici merci di scambio per il saldo del bilancio criminale. I riscontri degli inquirenti hanno ora cristallizzato le accuse per estorsione aggravata e spaccio.

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