Società

Vietato lo scambio di figurine nelle scuole in Belgio: troppe liti durante la ricreazione. Gli esperti: “Meglio regole chiare che divieti, è un’opportunità educativa”

Mentre il Mondiale di calcio si avvicina e la febbre delle figurine torna a contagiare i bambini, in alcune scuole delle Fiandre, in Belgio, è scattato l’allarme. Diverse direzioni didattiche hanno deciso di vietare gli album Panini all’interno degli istituti. Il motivo? Le liti in cortile durante la ricreazione sono fuori controllo.

A raccontarlo è la direttrice di una scuola elementare di Anversa: “I bambini litigano per sapere di chi è quale adesivo, gli insegnanti non hanno il controllo su chi scambia con chi e su quanto sia equo lo scambio”, riporta De Standaard. Per questo, fino alla fine dell’anno scolastico, chi porta le figurine dovrà consegnarle alla direzione e potrà ritirarle solo al termine della settimana. Un provvedimento drastico che non riguarda un caso isolato.

In paese vicino, invece, una scuola ha scritto ai genitori chiedendo di lasciare gli album a casa. La tensione generata dagli scambi durante la ricreazione è diventata ingestibile. Anche qui il divieto resterà in vigore fino alla chiusura delle lezioni. In un altro istituto, invece, la regola esiste da tempo: il regolamento proibisce già di portare giocattoli personali, e le sticker rientrano in quella categoria. La dirigente spiega il senso profondo della scelta: “Sono soprattutto i bambini di genitori con poche risorse a non avere gli adesivi e a rimanere esclusi”. Per evitare che qualcuno si senta emarginato, la scuola offre un gioco condiviso di propria iniziativa.

Non tutte le istituzioni hanno imboccato la strada del divieto. Alcune preferiscono trasformare la situazione in un’occasione di crescita. In un altro istituto scolastico, invece, le figurine non sono state bandite. È stato stabilito un regolamento preciso: album consentiti solo nella prima ricreazione, si scambia un adesivo con uno e solo quando entrambi i bambini sono soddisfatti dell’accordo. Gli insegnanti tengono sotto controllo le operazioni. “Vediamo un valore aggiunto”, dice la direttrice. “I bambini imparano a rispettare le regole, a scambiare in modo leale e a considerare gli altri”.

A sostegno di questa linea interviene un pedagogista fiammingo: “Se lo vietate, il problema si sposta fuori dai cancelli. Lo scambio avverrà per strada, online o in luoghi senza supervisione. La scuola è invece un ambiente sicuro”. Secondo l’esperto, le scuole dovrebbero concordare con gli studenti quando e come scambiare, rendendo espliciti i conflitti e trasformando la situazione in una lezione di vita. Lo scambio di figurine fa parte del mondo dei bambini e può insegnare a gestire le dispute, mantenere gli impegni e comprendere i primi princìpi dell’economia. Meglio affrontare il problema che evitarlo del tutto.


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