17 dimissioni volontarie in due anni, gestione non funzionale

La segreteria regionale Filbi Uil, sindacato di categoria che tutela tutti i lavoratori dei consorzi di bonifica, esprime “preoccupazione per la situazione attuale del Consorzio di Bonifica della Romagna e per la tenuta del servizio svolto a cittadini e agricoltori delle province di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini”. Il segretario regionale Andrea Arfilli in particolare accusa l’attuale dirigenza di aver “strutturato gli uffici operativi trasversali in maniera non funzionale lasciando i punti cardine nei soli Comuni di Cesena e Rimini, quindi lontani dal 50% dei territori complessivi, trascurando con effetti visibili le altre zone presenti nel comprensorio di pertinenza e con la conseguenza di un deterioramento della gestione del territorio senza precedenti nella storia”.
Come ricorda il sindacato, il Consorzio Romagna, ente privato di pubblica economia, “svolge la propria funzione su un territorio di oltre 350 mila ettari, con due uffici tecnici dedicati a scolo dei terreni e servizio di irrigazione, entrambi dichiarati a servizio di ordine pubblico”.
“Le oltre 17 dimissioni volontarie che si sono succedute negli ultimi 24 mesi sono la conferma di una condizione non più accettabile” da parte del sindacato Filbi Uil, che nell’ultimo biennio si sarebbe impegnato per mantenere un tavolo di confronto funzionale con la direzione aziendale. Il sindacato punta il dito su “atteggiamenti vessatori più volte dichiarati” e sulla necessità di garantire la continuità della professionalità per la salvaguardia dei territori. La conoscenza approfondita del territorio per Filbi Uil “deve essere trasferita ai nuovi assunti in continuità per non perdere la memoria storica che si è dimostrata ampliamente e senza ombra di dubbio nella recente alluvione del 2023 – spiega Arfilli – non si può considerare un neo assunto come persona pratica ed esperta prima di 3 o 4 anni di servizio prevalente”.
Il sindacato ribadisce l’impegno dei lavoratori del consorzio durante le tragiche alluvioni del 2023 e 2024: “Si sono spesi senza indugio per settimane intere sacrificando la loro vita privata e il tempo dedicato ai loro cari in un momento estremamente difficile per tutti, e non possono essere considerati oggi semplici ‘appendici’ di un Consorzio funzionale ma attori principali indispensabili, per il giusto e corretto funzionamento di un ente, che oggi più che mai è fondamentale per la sicurezza dei territori e per lo sviluppo agricolo idroesigente”.
La gestione dell’attuale direzione del consorzio Romagna, secondo il sindacato, “non è attenta alle esigenze del territorio e dei dipendenti” e inoltre “trascura e ostacola a nostro avviso le reali necessità”. Tra queste istanze ci sarebbero “il mancato accordo sulla ordinanza regionale relativa alle ondate di calore, il mancato accordo
sulla reperibilità straordinaria da applicare in caso di eventi alluvionali, la mancata risposta alla richiesta di adeguamento dei buoni pasto, la richiesta di non indebolire il personale operativo e dare continuità alla conoscenza dei territori gestiti per Provincia, la mancata attivazione di orario estivo per i lavoratori in campagna come previsto negli accordi tutt’ora vigenti, creando dissesto e malcontento fra gli operativi responsabili dei servizi e discrimine fra dipendenti”.
L’ultimo episodio che testimonierebbe il disagio dei dipendenti si è verificato durante l’assemblea del personale del 30 aprile, in cui è stato dato mandato alle organizzazioni sindacali territoriali Filbi Uil, Fai Cisl e Flai Cgil di dichiarare lo stato di agitazione e il blocco degli straordinari, decisione assunta all’unanimità da numerosi presenti.
Secondo il sindacato, il lavoro della bonifica dovrebbe “prendere spunto dal passato recente e lontano, ed avere professionalità e conoscenza nella materia non solo da parte del personale operativo, ma dal gruppo dirigente stesso che deve saper gestire in maniera appropriata quanto affidato a loro”.
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