Braccianti morti ad Amendolara, Falcomatà attacca la Regione: «Da sei anni si conoscevano sfruttamento e caporalato»
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La tragedia dei quattro braccianti trovati morti ad Amendolara riporta al centro del dibattito le condizioni di vita e di lavoro nelle campagne della Sibaritide e dell’Alto Ionio cosentino. Sul tema interviene il consigliere regionale del Partito Democratico Giuseppe Falcomatà, che chiama in causa la Regione Calabria e annuncia la presentazione di un’interrogazione.
«La situazione era nota da anni»
«La Giunta regionale sapeva delle condizioni di vita dei braccianti nella Sibaritide e dell’Alto Ionio cosentino, dell’emergenza abitativa, dello sfruttamento, dei rischi legati al caporalato. Lo sapeva almeno da sei anni, tanto che l’assessore regionale all’Agricoltura, Gianluca Gallo, già all’epoca annunciava finanziamenti e interventi per affrontare una situazione che veniva definita grave. Oggi, però, ci ritroviamo a commentare l’agghiacciante e atroce uccisione di quattro braccianti ad Amendolara, arsi vivi dai loro caporali».
Falcomatà chiede al presidente Roberto Occhiuto di «riferire sulle misure adottate negli ultimi anni per contrastare sfruttamento e caporalato nelle campagne calabresi».
«Di fronte a un delitto così feroce – prosegue Falcomatà – è necessario capire cosa sia stato fatto in questi anni da chi aveva piena consapevolezza del fenomeno e aveva assunto l’impegno di intervenire».
Il riferimento agli interventi annunciati nel 2020
Il consigliere di minoranza ricorda come «già nel 2020, a seguito di un’inchiesta di Striscia la Notizia che documentava le condizioni disumane dei lavoratori agricoli nella Piana di Sibari, l’assessore Gallo avesse annunciato un programma di interventi finalizzato a garantire assistenza sanitaria, soluzioni abitative dignitose, servizi di trasporto e strumenti di contrasto al caporalato».
«Vennero annunciate risorse e azioni concrete, di concerto con il Ministero e con la prospettiva di risultati immediati», sottolinea Falcomatà aggiungendo: «Oggi è doveroso chiedere che fine abbiano fatto quei finanziamenti, quali progetti siano stati realizzati, quante persone siano state realmente sottratte alle condizioni di sfruttamento denunciate già allora e quali effetti abbiano prodotto gli interventi messi in campo».
L’interrogazione a Occhiuto e Gallo
«Per questo – annuncia il consigliere regionale del Pd – presenterò, nelle prossime ore, un’interrogazione al presidente Roberto Occhiuto e all’assessore Gianluca Gallo affinché chiariscano, in maniera puntuale e documentata, quali risorse siano state stanziate e successivamente spese per gli interventi annunciati nel 2020, quali programmi siano stati effettivamente attuati nella Sibaritide e nell’Alto Ionio cosentino, quanti alloggi o strutture di accoglienza siano stati realizzati o recuperati per i lavoratori stagionali, quali servizi di trasporto siano stati attivati per sottrarre i braccianti al controllo dei caporali, quali iniziative di prevenzione sanitaria siano state promosse e quali risultati concreti siano stati raggiunti nel contrasto al caporalato e allo sfruttamento lavorativo».
«Chiederò inoltre – aggiunge Falcomatà – se la Regione abbia mai effettuato un monitoraggio degli interventi annunciati, se esistano relazioni o rendicontazioni sulle attività svolte, quanti lavoratori siano stati effettivamente coinvolti nei programmi previsti e se il Governo regionale ritenga, oggi, adeguate le misure adottate rispetto a una realtà che continua a presentare criticità gravissime».
«La politica ha il dovere di prevenire»
Ed ancora: «Quello che è accaduto ad Amendolara non è un fatto isolato dal contesto territoriale nel quale è maturato. Parliamo dello stesso comprensorio agricolo della Sibaritide e dell’Alto Ionio dove, da anni, associazioni, sindacati, giornalisti e operatori sociali denunciano situazioni di sfruttamento e marginalità».
«Quando un problema è noto, denunciato e riconosciuto dalle istituzioni – conclude Giuseppe Falcomatà – non è accettabile tornare a parlarne soltanto dopo un fatto di sangue. La politica ha il dovere di prevenire, non di rincorrere le emergenze quando ormai è troppo tardi».
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