Lazio

l’ex “primadonna” della Banda della Magliana torna in manette per spaccio di crack

Il tempo sembra essersi fermato negli ambienti della mala romana, dove i nomi che hanno scritto le pagine più buie e sanguinose della criminalità capitolina continuano a riemergere dall’ombra.

Fabiola Moretti, 70 anni, storica “primadonna” della Banda della Magliana, è stata nuovamente arrestata dai Carabinieri nel quadrante sud della Capitale.

L’accusa, per l’ennesima volta nella sua lunghissima carriera criminale, è di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti.

Secondo gli investigatori, la donna avrebbe trasformato il perimetro della propria abitazione in una piazza di spaccio permanente, continuando a gestire i traffici illeciti nonostante fosse già sottoposta alla misura restrittiva degli arresti domiciliari.

Il blitz a Santa Palomba e lo scambio sulla porta di casa

L’operazione che ha portato al nuovo arresto è stata messa a segno dai Carabinieri della Stazione Roma Divino Amore nella frazione di Santa Palomba, lungo via dei Papiri.

I militari, impegnati in un servizio di appostamento e monitoraggio delle zone calde del quartiere, hanno notato uno strano viavai a ridosso della palazzina della donna.

Pochi istanti dopo è scattato il blitz: la settantenne è stata colta sul fatto mentre consegnava alcune dosi di crack a un acquirente italiano di 54 anni, a pochissimi metri dall’uscio di casa.

Bloccati entrambi i soggetti, i Carabinieri hanno fatto irruzione nell’appartamento per una perquisizione d’urgenza.

All’interno delle stanze sono stati rinvenuti e sequestrati oltre 1.500 euro in contanti, ritenuti il provento delle vendite della giornata, insieme a bilancini di precisione e cellophane per il confezionamento delle dosi.

Nel corso dell’attività è emersa anche la posizione della figlia della donna, una 31enne con precedenti, anch’essa ai domiciliari nello stesso stabile, per la quale è scattata una denuncia a piede libero.

Una vita tra i boss: da Abbruciati all’Accattone

Il nome di Fabiola Moretti evoca i capitoli più feroci del romanzo criminale di Roma. Tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta, la Moretti è stata legata a doppio filo ai vertici della Banda della Magliana.

Fu la compagna storica di Danilo Abbruciati, il boss che guidava l’anima “testaccina” dell’organizzazione, rimasto ucciso a Milano nel 1982 durante il tentato omicidio del banchiere Roberto Calvi.

Successivamente, la donna si legò ad Antonio Mancini, noto negli ambienti della malavita come “L’Accattone”, uno dei pezzi da novanta della Banda, poi diventato collaboratore di giustizia.

Una vita vissuta pericolosamente, quella della Moretti, costellata da decine di arresti per traffico internazionale di stupefacenti e culminata, nel 2019, in un fermo per il tentato omicidio del genero, ferito a coltellate al culmine di una violenta lite familiare.

Il verdetto del Giudice: torna di nuovo ai domiciliari

Dopo la notte passata nelle celle di sicurezza, la settantenne è comparsa davanti al Giudice del Tribunale di Roma per l’udienza di convalida del fermo.

Il magistrato, dopo aver analizzato la relazione dei militari del Divino Amore e ritenendo solido il quadro probatorio, ha convalidato la misura restrittiva.

Nonostante la gravità della reiterazione del reato in costanza di pena e lo spessore dei precedenti penali, l’età avanzata della donna ha pesato sulla scelta della misura cautelare: il giudice ha infatti disposto per la Moretti nuovamente la custodia agli arresti domiciliari, in attesa del processo direttissimo. Per la primadonna della Magliana, il sipario sulla periferia di Santa Palomba non si è ancora chiuso.

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