Lazio

“A sinistra avanza il partito unico della patrimoniale” – Il Tempo


Foto: Lapresse

Stefania Craxi

Caro Direttore, a sinistra avanza un partito unico, quello della patrimoniale. Dal Pd di Elly Schlein alla Cgil di Maurizio Landini, passando per i Cinque Stelle di Giuseppe Conte e per i settori più ideologizzati del campo largo, la ricetta economica è sempre la stessa, immutabile da trent’anni. Una nuova tassa su patrimoni, case e risparmi. Passano i decenni, cambiano formule ed etichette – dall’Ulivo all’Unione fino al novello «campo largo» – ma l’ossessione è imperitura, immutabile, e rivela l’ambizione principe del partito delle tasse, ossia mettere le mani nelle tasche degli italiani. In fondo, perché cambiare se questo è l’unico collante di un’alleanza di sinistra-sinistra che su tutto il resto è divisa, litiga, e si dimostra incapace di avanzare un’idea e una visione? Il paradosso è che mentre il governo, con Forza Italia in testa, chiede all’Europa più flessibilità, un vero piano per la crescita in grado di sostenere l’industria europea e strumenti concreti per sostenere le nostre economie, le forze di una sinistra senza storia e senza futuro marciano compatte in senso opposto. Chiedono addirittura una patrimoniale progressiva europea sui grandi patrimoni, convinti ancora, che tassare la ricchezza sia la scorciatoia per risolvere ogni problema, la soluzione a ogni male.

 

 

Ma la realtà è che i grandi patrimoni sono mobili e globali, mentre il ceto medio è fermo, visibile, tassabile, e già oggi sostiene la parte più pesante del carico fiscale. La verità e che una patrimoniale non renderebbe l’Italia più giusta ma solo più povera. Non ridurrebbe le disuguaglianze, perché i capitali andrebbero altrove alla prima avvisaglia, come accaduto in Francia o nel Regno Unito. Ridurrebbe invece la competitività del Paese, frenerebbe investimenti e crescita, e finirebbe per colpire proprio quelle famiglie normali che hanno una casa in città, qualche risparmio, un piccolo patrimonio costruito in una vita di lavoro e sacrifici. Non è una semplice previsione. È già successo altrove e sempre con lo stesso esito nefasto. Forza Italia si muove nella direzione opposta. È la forza politica, una forza della ragione, che difende i cittadini, che tutela chi lavora e produce, che si impegna ogni giorno per creare ricchezza prima ancora di redistribuirla. Perché solo un Paese che cresce può permettersi politiche sociali efficaci. Solo un’economia dinamica può sostenere salari più alti, servizi migliori, sicurezza reale. E solo un’Italia che non teme il futuro può essere protagonista in Europa.

 

 

Invece, mentre gli italiani chiedono stipendi dignitosi, opportunità, infrastrutture, mentre l’impresa paga dazio in termini produttivi e di competitività per un elevato costo del lavoro e ha sempre più margini esigui per investire ed essere competitiva nei mercati internazionali, la sinistra risponde immaginando nuove tasse. È un riflesso ideologico, non una strategia. Un modo per evitare di affrontare i nodi veri della modernizzazione del Paese. L’Italia ha bisogno dell’esatto contrario. Ha bisogno di liberare energie, non di soffocarle; di ridurre la pressione fiscale su chi produce e su chi ha meno, non di inventare nuovi prelievi più o meno diretti e forzati; ha bisogno di attrarre investimenti, non di metterli in fuga. Tassare la ricchezza è quindi una buona soluzione per fare propaganda spicciola e a buon mercato. Non di certo per il Paese. Perché, nei fatti, è una trappola che compromette il nostro futuro. Difendere chi lavora e produce è la strada per costruire un’Italia più forte, più prospera e più giusta. Noi lavoriamo in questa prospettiva, con coerenza e responsabilità, consapevoli che la crescita non si tassa ma si promuove e si sostiene.

 

 

Stefania Craxi


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