Heimito Künst – Vol.3: Kraut a bassa fedeltà :: Le Recensioni di OndaRock
Lasciava storditi per la sua costruzione e per la natura dei suoni l’esordio del progetto Heimito Künst. Un primo tassello vorticoso a partire dal quale le strutture a bassa fedeltà di ispirazione kraut si sono gradualmente votate a risultanze più accessibili e di maggiore godibilità. Tale processo era culminato nel 2024 nella interessante collaborazione con Dennis Callaci, orientata all’esplorazione della forma canzone. Quel che rimane invariato è il piglio lisergico, l’attitudine lo-fi e le radici teutoniche del suono.
Con “Vol.3” torna l’ispirazione letteraria – tocca a Thomas Bernhard fungere da padrino – e prosegue il discorso di normalizzazione della materia. Non semplificazione, bensì ricerca di un ambiente d’ascolto più lineare, che nel caso specifico affonda pienamente nell’utilizzo della reiterazione. Una scelta alla base dell’intero lavoro, che mutua il concetto di “residuo uditivo” dalle teorie dell’otologo Viktor Urbantschitsch.
L’esasperante circolarità delle modulazioni sintetiche in apertura di “I Fall From The Shadows And Burn” ne è un chiaro esempio. Un substrato ipnotico sul quale si innesta un tema atmosferico affine a certi notturni di marca Bohren & der Club of Gore. Non viene meno comunque il gusto per le increspature, quelle che scalfiscono incessantemente la trama wave guidata da un basso scheletrico in “Put The Mask And Go Out” o che intaccano le inclinazioni kosmische à-la Tangerine Dream di “Mirror Game”.
Con la collaborazione del solito Simon Balestrazzi, l’enigmatico Heimito Künst costruisce il suo album meno incline alla narrazione tout court a favore di un insieme immersivo plasmato da macchine analogiche, che culmina in un’ultima malinconica canzone con retaggi new wave sullo sfondo. Cosa ci riserverà il vol.4?
02/06/2026
Source link




