Società

Donne e materie scientifiche, boom in Europa con 42,8 milioni di lavoratrici nel 2025: Italia indietro al 47,2%

Il settore scientifico e tecnologico europeo parla sempre più al femminile. Secondo gli ultimi dati forniti da Eurostat, riferiti al 2025, oltre 81,6 milioni di persone di età compresa tra i 15 e i 74 anni lavorano in questi campi nell’Unione Europea.

Si tratta di un aumento dell’1,8% rispetto all’anno precedente, pari a circa 1,5 milioni di nuovi occupati, e di una crescita del 25,3% nell’ultimo decennio.

I numeri di una presenza in espansione

Di questa vasta platea, il 52,5% è composto da donne. Parliamo di ben 42,8 milioni di lavoratrici, impiegate prevalentemente nel ramo dei servizi. La loro quota è cresciuta del 2,3% in un solo anno e del 27,9% se si guarda al 2015. Tradotto in valori assoluti, significa che negli ultimi dieci anni le professioni scientifiche e tecnologiche hanno accolto oltre 9,3 milioni di donne in più.

Le mansioni prese in esame dall’istituto di statistica richiedono un alto livello di conoscenze professionali o tecniche, abbracciando le scienze fisiche, quelle della vita, le discipline sociali e umanistiche.

La mappa europea delle lavoratrici

Analizzando il territorio dell’Unione, emergono differenze geografiche interessanti. Le quote più alte di occupazione femminile in ambito scientifico e tecnologico si registrano in Lettonia con il 62,4%, seguita dalla regione ungherese della Grande Pianura e Nord con il 61,1% e dall’Estonia con il 60,5%.

Sul fronte opposto, le percentuali più basse si trovano in Francia nella regione della Corsica (42,7%), a Malta (46,0%) e nel Centro in Italia (47,2%).

Guardando ai dati degli altri Paesi europei e delle rispettive macro-regioni, troviamo presenze significative. La Repubblica Ceca si attesta al 52,8%, mentre la Danimarca raggiunge il 50,3%. In Slovenia le donne rappresentano il 55,6% del settore, e in Slovacchia arrivano al 54,4%.

Per quanto riguarda l’area scandinava, in Norvegia la quota è del 53,0%, mentre in Svezia il dato varia in base alle aree: la Svezia Orientale segna il 52,4%, la Svezia Meridionale il 52,2% e la Svezia Settentrionale il 53,4%. In Finlandia il territorio continentale registra il 53,0% e le Isole Åland il 57,0%.

Spostandoci nell’Europa dell’Est, la Bulgaria mostra un 57,7% nella zona Settentrionale e Sud-orientale, e un 55,4% nella fascia Sud-occidentale e Centro-meridionale. In Romania, la Macroregione Due tocca il 57,4%, la Macroregione Tre sale al 58,8% e la Macroregione Quattro si posiziona al 54,2%.

Viaggiando verso l’Europa centrale, in Belgio la regione di Bruxelles Capitale si attesta al 51,0%, le Fiandre al 52,1% e la Vallonia al 52,1%. La Germania presenta un sostanziale equilibrio in aree chiave come il Baden-Württemberg (50,0%) e la Baviera (50,2%). Infine, in Svizzera la componente femminile sfiora la parità, fermandosi al 49,4%.

Il nodo delle discipline ingegneristiche

Nonostante il quadro generale sia positivo, esplorando il segmento specifico di scienziati e ingegneri la situazione cambia. Questo gruppo costituisce quasi un quarto, esattamente il 24,8%, di tutti gli addetti del settore tecnologico europeo. In termini di volumi di forza lavoro, la Germania impiega la fetta maggiore in Europa, contando 4,2 milioni di professionisti in questo specifico ambito.

Eppure, tra gli scienziati e gli ingegneri le donne risultano ancora sottorappresentate, coprendo solo il 40,8% del totale nel 2025. Negli ultimi dieci anni, questa percentuale è salita di appena 0,5 punti percentuali. Il numero assoluto di scienziate e ingegneri è comunque aumentato del 54,4%, passando dai 5,3 milioni del 2015 agli 8,2 milioni attuali.

I dati


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