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Elezioni Colombia, il trumpiano De La Espriella in vantaggio su Cepeda: Washington esulta, la sinistra contesta il voto

Urne chiuse. Sondaggi smentiti, complice l’ingerenza Usa – tra propaganda e indicazioni di voto – e un clima politico avvelenato. La Colombia, più divisa che mai, corre verso gli estremi e scarica il centro. In testa il candidato di estrema destra Abelardo De La Espriella (Defensores de la patria), con il 43,7% dei voti (10,3 milioni), che si aggiudica il primo turno delle elezioni presidenziali. Risultato mai visto a Bogotà per un outsider senza esperienza politica. Segue il progressista Iván Cepeda Castro (Pacto Histórico) – che era favorito nei sondaggi – con il 41,1% (9,6 milioni di voti). E mette in discussione l’attendibilità dei risultati annunciati in diretta.

“C’è un’incongruenza che vogliamo verificare attorno al censimento elettorale“, ha detto Cepeda dopo il voto, denunciando il voto irregolare di oltre 800mila elettori extra rispetto a quelli censiti da Bogotà. Prima di lui il presidente uscente Gustavo Petro commentava che “centinaia di migliaia di voti” erano stati “aggiunti” alle urne, chiedendo verifiche al Consiglio nazionale elettorale.

Nessuna chance invece per Paloma Valencia, Centro democratico, sotto il 7% (poco più di un milione e mezzo di voti) a cui gli elettori di destra hanno fatto pagare l’alleanza con Juan Daniel Oviedo, fervente difensore dei diritti civili, che sarebbe stato il suo vice presidente in caso di vittoria. Altrettanto sterile lo scontro diretto con De La Espriella, diventato a un certo punto il suo primo bersaglio. Crolla così lo storico partito dell’ex presidente Alvaro Uribe Vélez, che per decenni ha egemonizzato il voto conservatore, strizzando l’occhio ai paramilitari.

Secondo le stime ufficiali, al primo turno hanno votato quasi 27 milioni di elettori (su 40 milioni di aventi diritto): +2,4 milioni di nuovi elettori rispetto al 2022. Quello degli astenuti, oltre 17 milioni, resta comunque il primo partito. E i due vincitori – De La Espriella e Cepeda – puntano a conquistarlo in vista del secondo turno, domenica 21 giugno. In realtà gli antecedenti indicano che la partecipazione tende a crescere appena del 3% e, secondo gli analisti di Señal Colombia, si sbilancia di più verso Cepeda.

La polarizzazione lascia poco spazio alle alleanze. Valencia si schiera subito con De La Espriella e, davanti a una platea decimata, invita a “sconfiggere Cepeda” e chiudere la stagione di Petro, segnata dal “neopopulismo”. Dal canto suo Cepeda potrebbe contare sui voti dell’ex candidato Sergio Fajardo Valderrama, che ha ottenuto il 4,2%. “Abbiamo un milione di voti importanti per definire il futuro del Paese”, commenta Fajardo aprendo indirettamente al progressista.

Nessuna tregua tra i candidati. De La Espriella è già di nuovo in campo e rilancia, in un video filmato insieme alla moglie e ai figli: “Andiamo al secondo turno per sconfiggere la tirannia e l’assolutismo”. La Tigre – come si fa chiamare dai simpatizzanti – parla come l’argentino Javier Milei e rivendica la “vittoria” di quelli che “non hanno mai vissuto dalla tetta dello Stato” contro “quelli di sempre”, cioè i “politicanti” e l’”establishment”. E minaccia Petro e Cepeda dicendo: “Non provate a disconoscere la volontà popolare, altrimenti il popolo si innalzerà e vi punirà”.

Di recente la deputata colombiana Jennifer Pedraza ha portato a galla i trascorsi di De La Espriella con Salvatore Mancuso e altri ex paramilitari, il suo ex assistito Alex Saab e altre figure legate al mondo della criminalità. Precedenti non rilevanti per il senatore Usa Bernie Moreno, che fa i complimenti a De La Espriella e scrive: “Che giornata in Colombia!”. Moreno, che avrebbe incontrato i due candidati di destra, cosa vietata agli osservatori internazionali, promette di tornare per seguire da vicino il secondo turno. È intervenuto anche il Dipartimento di Stato Usa: non si parla più di violenza politica ma si ricordano i “duecento anni di amicizia” tra i due Paesi.

De La Espriella – che dal 2018 passato ha donato 95 milioni di dollari alle campagne del Partito repubblicano – si dispone a condividere una parte dell’Amazzonia colombiana con Donald Trump, dimezzare i ministeri da diciannove a dieci, eliminare 700mila impieghi pubblici e rafforzare i dispositivi di sicurezza. È la stessa ricetta imposta da Washington alle destre del continente, incompatibile con la visione di Cepeda, il quale propone invece di “fare quadrato” per “far rispettare la sovranità e la dignità” della Colombia. Cepeda mette in discussione anche l’impegno Usa contro il narcotraffico – vista la presenza di “cinque milioni di consumatori” nel territorio federale” – e si dice contrario alla guerra, che “sta portando l’intera umanità all’estinzione”. Visioni opposte che sollevano una questione di governabilità per i prossimi quattro anni e non solo.

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