L’abbraccio di Ussita alla piccola Eva dopo oltre due anni senza nuovi nati
USSITA Dopo oltre due anni senza nascite, Ussita torna ad accogliere una vita. È venuta al mondo venerdì scorso, alle 15.47, la piccola Eva: due chili e 940 grammi di peso, 48 centimetri di lunghezza. Un evento che nel piccolo comune dell’entroterra maceratese assume un significato che va oltre la dimensione familiare, diventando simbolo di resilienza e di una possibile ripartenza. A raccontarlo è il padre, Valerio Lillini, 35 anni, arrivato a Ussita per lavoro e rimasto per scelta.
Il racconto
«È come dare una prospettiva, un segnale di ripartenza – spiega Valerio –.
Io non sono originario di qui, vengo da Filottrano, ma ho deciso di trasferirmi dopo il terremoto. Ho conosciuto Martina e abbiamo scelto di costruire qui la nostra famiglia, credendo nel valore dei piccoli borghi». Martina Cappa, 30 anni, è insegnante di scuola primaria a Tolentino. Con loro c’è già Elia, 6 anni, figlio di Valerio, che ora è diventato il fratello maggiore. Lillini lavora come responsabile agli impianti sciistici di Frontignano.
Una quotidianità fatta di equilibrio tra opportunità e rinunce: «Qui abbiamo una qualità della vita che altrove è difficile trovare. Ma bisogna essere consapevoli che qualcosa si lascia: i servizi non sono sotto casa, per la spesa o altre necessità bisogna spostarsi, organizzarsi. È uno stile di vita che deve piacere». Nonostante le difficoltà, la scelta è stata chiara. «Io ci ho creduto – aggiunge –. Questi borghi meritano di tornare a vivere. Nel nostro piccolo, con Eva, sentiamo di aver dato un contributo». La nascita è stata accolta con entusiasmo dalla comunità. «Non me l’aspettavo così – racconta ancora –. Mi stanno arrivando tantissime chiamate, messaggi, sono tutti contenti. Fa davvero piacere».
Un segnale che, anche nei centri più piccoli, il senso di comunità resta un valore forte. Il tema della natalità resta però centrale.
«Oggi decidere di fare figli è complicato ovunque – osserva –. Il lavoro, l’assenza di una rete familiare vicina, gli orari: sono tutti fattori che pesano. Noi, ad esempio, abbiamo vicino solo i nonni da parte di mia moglie. Bisogna organizzarsi e sacrificarsi, ma è una scelta che rifaremmo». Sui servizi, il quadro è quello tipico delle aree interne: «La farmacia c’è e funziona bene, ma per il pediatra bisogna spostarsi, anche 20-25 minuti. Non è impossibile, ma richiede tempo e organizzazione». Eppure, accanto alle difficoltà, resta la convinzione di fondo: «Qui c’è tutto quello che serve per vivere bene, soprattutto se si cerca tranquillità. Poi ognuno deve capire cosa è più importante».
La soddisfazione
A fare eco alle parole del padre è il sindaco di Ussita, Silvia Bernardini, che sottolinea il valore simbolico della nascita: «Era da oltre due anni che non si registravano nuovi nati – spiega –. Per questo Eva rappresenta una bellissima notizia per tutta la comunità». Non solo: il 2026 potrebbe segnare un’inversione di tendenza: «A luglio è attesa un’altra nascita, sempre di una bambina. Sono segnali importanti, che ci fanno sperare in una ripresa demografica». Un percorso lungo, ancora fragile, ma che passa anche da storie come questa.
«La mamma è originaria di Ussita, il papà ha scelto di trasferirsi qui – aggiunge il sindaco –. Sono giovani famiglie che credono nel territorio e nel suo futuro. Non possiamo che esserne felici». In un’area che negli ultimi anni ha fatto i conti con lo spopolamento e le conseguenze del sisma, ogni nuova nascita assume il valore di una scommessa. Eva, oggi, è anche questo: il segno concreto che, nonostante tutto, restare o tornare è ancora possibile. Le ultime nascite erano avvenute ad aprile e dicembre 2023.




