Trump valuta l’accordo. L’Iran colpisce il Kuwait
Torna alta la tensione tra Usa e Iran. Mentre Donald Trump continua a prendere tempo e non scioglie la riserva sulla firma del memorandum per estendere il cessate il fuoco e negoziare sul programma nucleare, un attacco con un missile balistico iraniano contro una base aerea in Kuwait ha causato lievi ferite a diversi americani e danneggiato due droni statunitensi. Secondo l’agenzia Bloomberg, la difesa aerea kuwaitiana ha intercettato il missile Fateh-110, ma i detriti caduti hanno colpito la base aerea di Ali Al Salem, che ospita anche membri della US Air Force. Circa cinque persone, tra cui contractor e personale militare in servizio attivo hanno riportato lievi ferite, un MQ-9 Reaper è stato distrutto e almeno un altro gravemente danneggiato.
Il presidente Usa, intanto, rimanda la decisione sulla firma del memorandum con la Repubblica islamica, attesa dopo l’incontro nella Situation Room di venerdì. Al termine, la Casa Bianca si è limitata a ribadire che Trump “stringerà un accordo soltanto se sarà vantaggioso per l’America e rispetterà le sue linee rosse. L’Iran non potrà mai possedere un’arma nucleare”. Mentre il capo del Pentagono Pete Hegseth, parlando a Singapore, avverte che gli Usa sono “più che in grado” di riprendere la guerra contro Teheran. Nell’incertezza dell’esito delle trattative in corso, il segretario alla Difesa americano ribadisce che gli Stati Uniti “sono impegnati a impedire all’Iran di dotarsi di un’arma nucleare”. Washington, precisa, rimane fedele alle proprie priorità in materia di sicurezza internazionale, affermando esplicitamente che “abbiamo ancora obblighi globali per garantire che, per esempio, l’Iran non si doti di un’arma atomica”. E l’US Central Command (Centcom), in messaggio su X spiega che le forze americane “rimangono presenti e vigili in tutta la regione”.
La Repubblica islamica per tutta risposta sostiene che non c’è ancora “nessun accordo definitivo” per porre fine al conflitto in Medioriente. Il portavoce del Ministero degli Esteri, Esmaeil Baqaei, respinge le condizioni poste da Trump (quando scrive che Teheran rimuoverà le mine dallo Stretto e porrà fine al blocco del canale navigabile “senza imporre pedaggi”), affermando che la Repubblica Islamica “ha detto addio al linguaggio del dovere 47 anni fa”. Conferma lo scambio di messaggi ma precisa “non è stato raggiunto alcun accordo definitivo”. “Come era prevedibile, il presidente Usa sta tradendo la diplomazia per la terza volta”, dichiara invece Mohsen Rezaei, consigliere militare della Guida Suprema Mojtaba Khamenei. “Con il proseguimento del blocco navale e le richieste eccessive negli attuali colloqui per porre fine alla guerra, Trump ha dimostrato di non essere interessato ai negoziati e di perseguire altri obiettivi”, scrive su X.
Secondo quanto riferiscono fonti iraniane all’agenzia Fars, riguardo alla riapertura senza pedaggi di Hormuz, “nessuna clausola di questo tipo compare nel testo dell’accordo”, mentre il commento di The Donald sulla distruzione del materiale nucleare “è privo di fondamento”. In una telefonata con l’emiro del Qatar, comunque, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian spiega che il Paese è pronto a raggiungere un “quadro dignitoso” per chiudere la guerra.
Mentre il Wall Street Journal rivela che le navi – tra cui grandi petroliere e navi cisterna per il gas naturale liquefatto – stanno disattivando i sistemi di tracciamento e attraversando lo Stretto di Hormuz in piccoli gruppi “al buio”, a volte con la guida dell’esercito Usa, poiché la via navigabile rimane pericolosa ma non completamente chiusa. L’oscuramento delle comunicazioni rende le imbarcazioni più difficili da rilevare elettronicamente e meno vulnerabili agli attacchi iraniani, ma aumenta anche il rischio di incidenti.
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