Sardegna

Energia, sanità e Rwm: Todde da Oristano difende la Giunta

Oristano 

All’assemblea regionale del M5S la presidente respinge le accuse. Conte: “In Sardegna un modello virtuoso per le rinnovabili”

“Noi non siamo come loro. Io non sono come quelli che mi hanno preceduto e ne sono orgogliosa”. Alessandra Todde ha scelto l’assemblea regionale del Movimento 5 Stelle per difendere l’azione della Giunta e respingere le critiche arrivate negli ultimi mesi su alcuni dei dossier più delicati: transizione energetica, liste d’attesa, Pnrr sanitario e vicenda Rwm. Davanti alla comunità pentastellata riunita al Teatro Garau di Oristano, la presidente della Regione ha rivendicato due anni di governo e ha parlato di una “narrativa negativa” costruita contro il Movimento. “Sono mesi e mesi che mi sento dire balle continue relativamente a quello che noi siamo”, ha detto Todde, rivendicando il lavoro portato avanti dalla Giunta e dal gruppo regionale.

Il primo tema forte è stato quello della transizione energetica. Todde ha respinto la ricostruzione di chi descrive la Giunta come contraria alle rinnovabili. “Se c’è un contesto a cui si può dire che sposa la transizione energetica, che l’ha portata avanti, che l’ha spinta e che ci crede, è quello del nostro Movimento”, ha detto la presidente. La Sardegna, ha ricordato, è stata “la prima regione che ha programmato in vigenza di legge”, con una norma che destina l’1% del territorio regionale allo sviluppo delle rinnovabili.

Alessandra Todde ha contestato le polemiche nate intorno a quella percentuale. “Sapete quant’è l’1% del nostro territorio? Sono 241 chilometri quadrati”, ha detto, aggiungendo che per tutto lo sviluppo delle rinnovabili in Italia finora sarebbero stati dedicati 170 chilometri quadrati. “Si può dire che la Sardegna non sta facendo la sua parte? No, non si può dire”.
La presidente ha chiarito che la Regione non vuole bloccare gli impianti, ma pianificarli. “La Sardegna vuole pianificare il suo territorio, vuole dire dove far sviluppare le rinnovabili e lo vuole fare bene”, ha detto. “Noi non vogliamo che vengano fatti impianti che diano energia solo ad altri, senza ridistribuire questa energia sul territorio”.

Sulla stessa linea è intervenuto anche Giuseppe Conte, a margine dell’assemblea regionale del Movimento. Il leader pentastellato ha definito quello sardo “un modello virtuoso per le rinnovabili”, spiegando che accompagnare la transizione “è fondamentale per garantire sicurezza energetica”. Conte ha ricordato che “qui in Sardegna, a differenza delle falsità che vengono diffuse, un buon 1% del territorio è dedicato alle rinnovabili con investimenti previsti dell’ordine di 1 miliardo di euro”. Secondo Conte, nel resto del territorio nazionale si resta “ben al di sotto dell’1%”, con percentuali che nelle altre regioni arrivano allo “0,5%, 0,6%, qualche volta allo 0,7%”. Il modello sardo, ha aggiunto, “si sta rivelando molto operativo e molto pragmatico”, perché tutela il territorio e mira a utilizzare fondi pubblici, insieme a nuove risorse aggiuntive, “per dedicarle ai bisogni della comunità locale”.

Il riferimento è alle infrastrutture, alle scuole, agli ospedali di comunità e alle case di comunità, ma anche agli investimenti per i giovani. “Qui in Sardegna in particolare”, ha detto Conte, “i giovani spesso vanno fuori a cercar fortuna, invece devono avere la possibilità di rimanere qui”.
Todde ha rivendicato anche gli investimenti previsti per autoconsumo, comunità energetiche, scuole, ospedali e Comuni. “Quale altra regione ha messo 900 milioni, adesso un miliardo di euro di fondi regionali, nazionali ed europei per incentivare autoconsumo con comunità energetiche, infrastrutturazione degli ospedali, delle scuole, dei Comuni? Nessun’altra”, ha detto.

La presidente ha poi richiamato il tema del costo dell’energia. “Vi sembra normale che noi abbiamo 683 ore di energia a prezzo zero? Siamo la regione con la più alta possibilità di fare energia a prezzo zero. Vedete un cambiamento sul prezzo della bolletta? No. Vedete un cambiamento sulla competitività delle imprese? No”. Per questo, ha spiegato, la Regione chiede che insieme agli impianti siano realizzati investimenti sulla rete elettrica, così da trattenere e distribuire correttamente l’energia prodotta nell’isola.
Dall’energia alla sanità, altro passaggio centrale dell’intervento. Todde è partita dalle liste d’attesa e dalla difficoltà, ereditata dal passato, di avere dati certi. “Prima le liste d’attesa erano il terzo segreto di Fatima”, ha detto, spiegando che la Regione ha lavorato per mettere ordine nei flussi di trasmissione, convincere le Asl a inviare i dati, controllarli e registrarli sulla piattaforma Agenas.

La presidente ha rivendicato miglioramenti su diversi indicatori, pur riconoscendo le difficoltà sulle prime visite. “Siamo migliorati su tutti gli indicatori, siamo peggiorati su un indicatore che è quello della prima visita e credo che i cittadini lo sappiano che c’è difficoltà sulla prima visita”, ha detto. Poi ha contestato la lettura secondo cui la Sardegna sarebbe peggiorata sulle liste d’attesa: “Sono balle, perché il lavoro poi alla fine si vede e i cittadini quando si lavora seriamente le cose le riscontrano”.
La presidente Todde ha ammesso che i problemi restano molti. “Basta andare nei nostri ospedali, basta andare nelle nostre città per respirare i problemi che ci sono”, ha detto. Ma ha difeso il metodo seguito dalla Giunta: “Noi ci siamo rimboccati le maniche e, a differenza di chi forse ci ha preceduto, non ci nascondiamo, non cerchiamo di raccontare bugie, non diciamo che era colpa degli altri”.
Poi il passaggio sul Pnrr sanitario. Todde ha detto che la Regione, al momento dell’insediamento della Giunta, aveva trovato uno stato di avanzamento al 4% sugli interventi per case di comunità e ospedali di comunità. “Con i soldi che Giuseppe ci ha portato, che spesso si dimentica da dove vengono, noi abbiamo trovato una regione che ha preso 110 milioni di euro e li stava buttando via”, ha detto. “Quattro per cento vi posso garantire che è una cosa che fa tremare i polsi”. La presidente ha spiegato che la Giunta ha lavorato con il ministero, riprogrammando gli interventi e riallargando il perimetro. “Io vi posso dire orgogliosamente che noi con il Pnrr la centriamo, alla faccia di tutti quelli che ci dicevano che non l’avremmo fatta”, ha detto, ricordando che in questi giorni sono in corso asseverazioni per case di comunità e ospedali di comunità.

Alessandra Todde è poi entrata nella vicenda Rwm, la fabbrica di armamenti di Domusnovas-Iglesias finita al centro dello scontro politico e giudiziario dopo il ricorso dei comitati. La presidente ha respinto l’accusa di incoerenza sui temi della pace. “Noi qua possiamo dire orgogliosamente che non prendiamo lezioni di pacifismo da nessuno”, ha detto. “Nessuno ci deve insegnare che cos’è la Palestina libera”.

La presidente ha ricostruito la vicenda amministrativa, ricordando che “Rwm non è una fabbrica nuova” e che il raddoppio “è una cosa del 2018”. Secondo Todde, la Giunta si è trovata davanti a un atto tecnico, la valutazione di impatto ambientale, ha ascoltato i comitati e ha disposto un supplemento di istruttoria. “Abbiamo deciso che non eravamo in grado di deliberarla quella Via e quindi ci siamo fatti commissariare”, ha spiegato.
Todde ha respinto anche l’accusa di essersi sottratta per paura. “Se c’è una cosa che non mi si può dire è che non sia una donna coraggiosa”, ha detto. La Regione, ha spiegato, si è costituita in giudizio perché i ricorsi hanno chiamato in causa anche gli atti degli uffici regionali e i tecnici della direzione Ambiente. “C’è una legge regionale che impone a un’amministrazione di difendere le sue direzioni”, ha detto. “Chiunque racconti balle e cerchi di darci lezioni di pacifismo ha sbagliato persona, sbagliato strada, sbagliato contesto”.
Nel finale la presidente ha ringraziato il Movimento per il sostegno ricevuto. Ha ricordato il suo ingresso nel 2019, quando i gruppi territoriali erano più fragili e i consiglieri comunali erano pochi, e ha rivendicato il percorso fatto fino al governo della Regione. “Io sono qua perché voi mi avete spinto”, ha detto.
Poi il ringraziamento ai consiglieri regionali e agli assessori. “Io qua davanti vedo il gruppo più coeso e il gruppo che mi ha dato più supporto in assoluto in questi mesi, il gruppo dei miei consiglieri regionali”, ha detto Todde. “Senza di loro io non farei nulla. Senza i miei assessori io non farei nulla”.

La chiusura è stata ancora politica. “Diamo fastidio perché siamo persone per bene, perché governiamo come persone per bene”, ha detto la presidente. “Spesso le persone per bene non si prestano a certe logiche, non si fanno pagare, non pensano a fare affari, non pensano a come crescere con i soldi dei cittadini. Noi pensiamo a governare”. Poi il ringraziamento alla platea: “Oggi mi avete dato una carica per andare avanti e per proseguire quello che dobbiamo fare”.

A chiudere l’assemblea è stato poi Giuseppe Conte, che ha difeso il lavoro della Giunta Todde e ha rivendicato il ruolo del Movimento 5 Stelle nella costruzione di un progetto politico alternativo al governo nazionale. “Alessandra sta facendo un grandissimo lavoro e lo sta facendo con una squadra motivatissima”, ha detto il leader pentastellato, ricordando che governare significa assumersi responsabilità e scegliere anche tra interessi diversi, purché le decisioni nascano “da uno studio responsabile, un approfondimento, dal coraggio della decisione” e siano prese “in trasparenza”.

Conte ha parlato della Sardegna come di un modello da valorizzare, a partire dalle risorse recuperate dalla Regione. Ha citato i “5 miliardi e 400 milioni” ottenuti tra fondi nazionali, europei e confronto con il governo, definendoli risorse aggiuntive rispetto al bilancio ordinario. Poi il riferimento al Pnrr sanitario, con gli interventi per case di comunità e ospedali di comunità, indicati come uno degli strumenti per rafforzare il sistema sanitario e ridurre le liste d’attesa.

Un passaggio centrale è stato dedicato alle rinnovabili. Conte ha difeso la scelta della Regione di programmare gli impianti e ha respinto le accuse rivolte alla Giunta. “Non ci dobbiamo vergognare se diciamo no alla speculazione, perché la speculazione può essere dappertutto. Può essere nel settore bancario, ma può essere anche nel settore delle rinnovabili”, ha detto. Per il leader del Movimento 5 Stelle, la transizione energetica non può diventare “un dogma” capace di sacrificare ambiente e paesaggio: “La programmazione sì, è questo che fa la buona politica”.

Conte ha poi allargato il discorso al quadro nazionale, attaccando il governo Meloni su politica industriale, fondi di coesione, Pnrr e ponte sullo Stretto. “L’incapacità di questo governo la paghiamo noi, la pagano i cittadini, la stanno pagando famiglie e imprese”, ha detto. Secondo l’ex presidente del Consiglio, il Paese avrebbe bisogno di investire su formazione, istruzione, innovazione tecnologica e intelligenza artificiale, invece di destinare “13 miliardi e mezzo” a un’opera che ha definito “assolutamente inutile”.

Nel finale Conte ha richiamato anche il tema dell’industria delle armi, sostenendo che essere pacifisti “non significa essere antimilitaristi”, perché lo strumento militare è previsto dalla Costituzione, ma non per finalità di offesa. Ha ricordato la decisione del suo governo di interrompere le forniture militari verso Emirati Arabi e Arabia Saudita durante la guerra in Yemen: “Nessuno deve insegnarci nulla”, ha detto. Poi il saluto alla platea e il richiamo al suo legame con l’isola: “In Sardegna ho insegnato due anni, è una terra che amo”.

Sabato, 30 maggio 2026

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