Liguria

Inchiesta sulla polizia locale, salgono a 25 gli agenti indagati: sono accusati soprattutto di falso e peculato


Genova. Si allarga l’inchiesta della pm Sabrina Monteverde sui presunti abusi da parte di un gruppo di agenti della polizia locale del nucleo sicurezza urbana sui fermati, con pestaggi, ma anche ipotesi di falsi verbali e peculato per aver sottratto denaro o altri beni durante le perquisizioni.

Dopo 15 agenti finiti subito sul registro degli indagati quando erano scattate le perquisizioni nel giugno scorso (ed erano stati trovati fra l’altro diversi manganelli non in dotazione alla polizia locale), le indagini condotte dalla squadra mobile hanno portato all’identificazione di ulteriori 10 poliziotti, accusati a vario titolo di falso e peculato.

Si tratterebbe nella maggior parte dei casi di somme di denaro sottratte durante i fermi e non integralmente verbalizzate e in un caso, di una resistenza mai esistita ma utilizzata come pretesto per un fermo. Al momento gli investigatori hanno individuato altre quattro-cinque presunte vittime di abusi di potere, di cui alcune al momento detenute in carcere. A breve potrebbero essere sentite direttamente dalla Procura, ma non è escluso che – come già accaduto nei mesi scorsi – venga chiesto ed accordato un incidente probatorio affinché possano essere cristallizzate in contraddittorio le dichiarazioni delle persone offese – in gran parte straniere e che quindi potrebbero in futuro non essere più reperibili.

L’inchiesta nata dall’esposto di due vigilesse

L’indagine della procura era scaturita da un’informativa inviata dal comando della polizia locale che aveva condotto un’inchiesta interna dopo che due vigilesse avevano segnalato all’assessore alla polizia locale Sergio Gambino e al comandante Gianluca Giurato una serie di comportamenti illeciti e inappropriati da parte di colleghi. E la pm Sabrina Monteverde ha affidato gli approfondimenti alla squadra mobile diretta da Carlo Bartelli e dal suo vice Antonino Porcino.

I messaggi nella chat “Quei bravi ragazzi”

Tra le carte dell’inchiesta i messaggi contenuti nella chat ‘Quei bravi ragazzi’, una sorta di chat parallela (23 i partecipanti) a quella ufficiale del reparto (la chat RU con 46 membri) dove gli agenti condividevano le immagini in cui sbeffeggiavano o minacciavano i fermati. Primi cioccolatini dell’anno dispensati” scrivono alcuni agenti in chat alludendo a un cittadino sudamericano arrestato e malmenato la notte di Capodanno .”Chi è il dottore?” chiede uno dei partecipanti alla chat. “Ha gradito da più dottori”, “Ne ha mangiati tanti gusti a sto giro, era
ghiotto e affamato” dicono ancora sempre utilizzando la metafora dei dolci e delle caramelle per indicare le botte e postando la foto dell’arrestato in manette. “Cos’ha combinato sto Coglionazzo????” chiede un altro e e uno degli indagati risponde “A de Ferrari è un po’ su di giri, ha voluto fare un brindisi con noi”, “Ha brindato rompendo il bicchiere in testa“.
I 1200 euro spariti: “Tanto le bodycam le abbiamo attivate dopo e abbiamo i filmati”
Tra gli episodi citati quello del furto di 1200 euro (il reato è peculato trattandosi di pubblici ufficiali), in cui una delle vigilesse donne, dopo che un collega si era preoccupato visto che il proprietario della casa appena si era accorto dell’ammanco si era infuriato dicendo che avrebbe denunciato tutti, aveva detto: “ha detto che gli abbiamo fatto saltare 1500 euro ma non può provarlo. Siamo noi contro di lui e abbiamo attivato le bodycam che dimostrano che non abbiamo toccato niente. Può andare a fare denuncia dove vuole, tanto abbiamo attivato dopo e abbiamo i filmati”.

Circa gli accessi negli alloggi da sgomberare senza preventiva determina del dirigente e senza, in qualche caso – come emergerebbe dalle prime indagini – la presenza di un loro superiore in loco (con qualifica di ufficiale di polizia giudiziaria) in chat uno di loro scrive, quasi ad anticipare una preoccupazione: “Il problema è che con questo giochino abbiamo fatto un bel po’ di reati”.

I primi 15 agenti indagati erano stati trasferiti a mansioni non operative dal nuovo comandante Fabio Manzo, dopo il trasferimento ad altro incarico dell’ex comandante Gianluca Giurato, indagato per rivelazione del segreto d’ufficio, in un filone parallelo a questa inchiesta che coinvolge l’ex assessore Sergio Gambino (indagato invece per corruzione). L’ex comandante, assistito dall’avvocata Fabiana Cilio, risulta – è doveroso precisarlo – del tutto estraneo all’inchiesta sugli abusi.




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