Galleria Borghese, Azione alza le barricate contro il nuovo padiglione: «Fermate il bando»
Il dibattito sul futuro monumentale di Villa Borghese si infiamma e si sposta ufficialmente nelle aule istituzionali.
Dopo le dure prese di posizione del mondo associativo e ambientalista, anche la politica romana si schiera apertamente contro l’ipotesi di realizzare nuovi volumi edilizi a ridosso della celebre Galleria.
I rappresentanti di Azione hanno infatti depositato una mozione formale, sia in Assemblea Capitolina sia nel parlamentino del Municipio II, per chiedere il blocco immediato delle procedure e il ritiro del bando che prevede la progettazione di una struttura espositiva supplementare nel perimetro storico della villa.
L’offensiva istituzionale, guidata dalla capogruppo municipale Marinella Inguscio e sostenuta a livello comunale dai consiglieri Flavia De Gregorio e Antonio De Santis, punta a blindare l’intero complesso, considerato un unicum paesaggistico e architettonico non frazionabile né alterabile con nuove cubature.
Lo scontro sui vincoli e l’ombra del “precedente pericoloso”
Al centro della contestazione mossa dal partito di Carlo Calenda c’è l’incompatibilità tra qualsiasi intervento di espansione volumetrica e il rigido quadro normativo di tutela che insiste sull’area dell’antico parco seicentesco.
Secondo gli esponenti dell’opposizione, le motivazioni logistiche addotte per giustificare l’opera — legate alla carenza di spazi interni per i servizi e le mostre temporanee — risulterebbero prive di fondamento, data la disponibilità di soluzioni alternative e immobili già esistenti nel quadrante circostante che potrebbero essere rifunzionalizzati senza consumo di suolo.
I consiglieri di Azione paventano il rischio di un vulnus normativo: «Sdoganare l’edificazione di nuovi corpi di fabbrica in un contesto così delicato aprirebbe un precedente amministrativo pericoloso. Se si autorizza un’eccezione per Villa Borghese, diventerebbe legittimo ipotizzare interventi analoghi persino nell’area archeologica centrale dei Fori Imperiali o del Colosseo».
L’iter del progetto e la frenata precauzionale della giunta
L’iter amministrativo che ha innescato la polemica è partito all’inizio di maggio, quando la direttrice della Galleria Borghese, Francesca Cappelletti, ha formalizzato l’accordo per una sponsorizzazione tecnica con la società di ingegneria Proger Spa.
La convenzione prevede la stesura di un Progetto di fattibilità tecnico-economica (Pfte) per un nuovo manufatto da affiancare alla sede museale.
L’atto era stato recepito dalla giunta capitolina attraverso una memoria formale. Tuttavia, di fronte alle proteste sollevate da storici dell’arte e da associazioni storiche come Italia Nostra, il Campidoglio ha cercato di ridimensionare la portata del provvedimento.
In una nota congiunta, gli assessori Maurizio Veloccia (Urbanistica), Massimiliano Smeriglio (Cultura) e Sabrina Alfonsi (Ambiente) hanno precisato che l’atto approvato dalla giunta Gualtieri possiede una valenza esclusivamente ricognitiva e di indirizzo preliminare, priva di qualsiasi effetto giuridico vincolante.
Il destino del progetto resta dunque interamente subordinato alle valutazioni tecniche e ai pareri vincolanti che dovranno esprimere la Soprintendenza Statale, la Sovrintendenza Capitolina e i dipartimenti competenti per la tutela del patrimonio monumentale.
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