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Alex morto in Ucraina. Il contractor italiano colpito sul fronte nord

Alex indossa la giubba da combattimento, ma la foto è un epitaffio «nato nel 1983 – caduto nel 2026».

La dedica dei suoi compagni d’avventura è d’altri tempi: «Un vero guerriero, un fratello, un eroe». Alex Pineschi, originario di La Spezia, è stato ucciso sabato scorso sul fronte ucraino del Donbass. Un drone, che dava la caccia alla sua squadra dell’ottavo reggimento operazioni speciali conosciuto come Team Green Badgers. A Lyman, un avamposto che i russi stanno cercando, da tempo, di strangolare in una sacca per sfondare da Nord verso Sloviansk, una delle roccaforti della linea del Piave ucraina.

L’ultimo accesso su WhatsApp di Alex è delle 5.32 del mattino di sabato. Attorno all’alba, l’ora delle operazioni, che per i corpi speciali sono spesso missioni impossibili.

Pineschi l’ho conosciuto una decina di anni fa, quando era diventato una leggenda in Kurdistan, al fianco dei Peshmerga, che combattevano contro il Califfato. Prima di scegliere «la via del guerriero» sognava di diventare un campione di motociclismo. Alpino in Italia, la sua strada era alle latitudini delle guerre, iniziata come contractor a bordo delle navi minacciate dai pirati al largo della Somalia. Un ruolo che gli stava stretto. Nel 2015 parte con un biglietto di sola andata da Milano ad Erbil, nel nord dell’Iraq, e mille dollari in tasca. Un colonnello curdo lo «adotta» e Pineschi si fa valere con la Task force black, pantera nera come simbolo, che ingaggia gli scontri più duri. Un villaggio che ha liberato è stato ribattezzato Shoresh, rivoluzione, il suo nome di battaglia in Kurdistan. «Tutti i terroristi avevano le cinture esplosive. Un incubo – racconta durante un reportage esclusivo del Giornale – Tiriamo una bomba a mano ed entriamo. Un ceceno che aveva metà della faccia staccata dall”splosione, ma imbottito di antidolorifici, sparava ancora. Gli ultimi due colpi hanno centrato al cuore il secondo uomo dell’unità d’assalto.

Era un mio caro amico». Alex ha pure addestrato i curdi e con i giornalisti che gli andavano a genio improvvisava grigliata e musica a palla. Una volta tornato in patria si è ritrovato indagato, una fesseria finita in una bolla di sapone. In Italia mette in piedi l’AP TAC Tactical Training per la formazione con arma da fuoco e corsi di tiro difensivo. Su You Tube diventa una specie di «star» grazie a video di allenamenti, simulazioni operative e sessioni di tiro. E pubblica il primo libro di memorie dei combattimenti con i «Peshmerga di fronte alla morte». Ogni tanto ci sentivamo e si informava sull’Ucraina fin dall’inizio dell’invasione.

Dallo scorso anno aveva cominciato ad andare in prima linea con il patch «Memento mori», che pure i giornalisti si piazzano sul giubbotto antiproiettile sull’infernale fronte del Donbass.

Carlo, un amico parà, non ha dubbi: «È caduto sul campo di battaglia, come avrebbe sempre voluto». Il suo corpo, diversamente da quanto accaduto per altri connazionali morti combattendo in Ucraina, sarebbe stato recuperato e si troverebbe in obitorio, in attesa del rientro presso la famiglia.


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