Toscana

Patrizia Caraveo ad Arezzo Science Lab per parlare di “ecologia dello spazio”














Patrizia Caraveo dirigente di ricerca dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (ha diretto l’Istituto Spaziale e di Fisica Cosmica di Milano), Commendatrice dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, Astrofisica pluripremiata a livello internazionale e collaboratrice di missioni spaziali con l’Esa e la Nasa, incontrerà il pubblico aretino in occasione della conferenza per Arezzo Science Lab prevista il 31 maggio alle ore 17 al Circolo Artistico dal titolo del suo ultimo libro “Ecologia Spaziale, dalla Terra alla Luna a Marte”.

Professoressa, sarà per lei la prima volta ad Arezzo? La nostra città custodisce moltissimi capolavori tra cui la “Leggenda della Vera Croce” di Piero della Francesca e la “Casa” del Vasari. Quello che sta emergendo dalle conferenze di Arezzo Science Lab è che la cultura umanistica, soprattutto intesa nel senso di sinergia dei saperi, è più che mai centrale in un mondo complesso. Condivide questo pensiero?
Sono convinta che la cultura sia unica e che la cultura umanistica possa e debba convivere con quella scientifica. Proprio l’altro giorno la NASA ha annunciato di avere bisogno di poeti per raccontare il ritorno alla Luna.

Il tema portante del suo ultimo lavoro editoriale è di stringente attualità e originale al contempo. L’ecologia dello spazio.
Il pubblico sente parlare di spazio e della crescita vertiginosa di quella che si chiama space economy ma credo che pochissimi abbiamo chiara l’entità dei problemi collegati a questo settore. Per sottolineare l’interconnessione tra le diverse culture, iniziamo col dire che bisogna iniziare dai fondamenti legali perché lo spazio è un bene comune dell’umanità e, come tale, andrebbe trattato in modo rispettoso e sostenibile. Questo purtroppo è un bel principio ma rimane lettera morta senza regole condivise sulla gestione del traffico orbitale e dell’occupazione delle orbite. Oltre ai problemi legali, ci sono problemi ecologici: ogni lancio rilascia nell’atmosfera tonnellate di gas di scarico e di pulviscolo che vanno al alterare equilibri delicati finendo per disturbare lo strato dell’ozono che ci protegge dai raggi UV prodotti dal Sole. L’ozono è anche attaccato dagli ossidi formati dal materiale vaporizzato dei satelliti che rientrano nell’atmosfera e si distruggono. Misure fatte nel 2023 già dimostravano che 10% della particelle di aerosol a circa 20 km di altezza contengono materiali esotici collegati alla distruzione di satelliti. Oggi la situazione è sicuramente peggiorato perché il numero dei satelliti che rientrano è moltiplicato per 10. Ecco perché dobbiamo preoccuparci di monitorare la nostra atmosfera per tenere sotto controllo una situazione destinata a diventare sempre più preoccupante.
Nel suo libro le vicende si intersecano con argomenti di geopolitica spaziale, che al di là delle esternazioni legate a personaggi come Elon Musk hanno spesso meno attenzione di quel che meriterebbero vista la loro centralità nelle sfide del futuro anche in termini di sicurezza globale e di risorse tecnologiche.
La nostra economia, quindi il nostro benessere, dipende dall’utilizzo dei satelliti. Con i satelliti si può controllare il pianeta, perché nulla sfugge all’occhio dei satelliti che ci dicono se campi lontanissimi da noi hanno bisogno di acqua o se un fiume in piena ha travolto un ponte. I satelliti per la connettività internet hanno dimostrato di avere un enorme valore geopolitico ma hanno anche portato alla luce un problema di fondo. Fornire questi servizi è nella disponibilità di un privato che fa quello che reputa meglio per le sue aziende senza fare troppa attenzione al bene comune. Elon Musk è il padrone di un impero spaziale che gioca un ruolo fondamentale nell’ambito della sicurezza globale, ma le sue azioni sono volte a massimizzare il profitto.

 Il punto di osservazione è duplice, da un lato dalla Terra osserviamo lo spazio ma dall’altro la storia ci insegna come è proprio l’osservazione dallo spazio che spesso ha permesso profonde conoscenze sul nostro ecosistema e su temi centrali come le sfide del cambiamento climatico. Come valuta la situazione anche a livello internazionale in questo momento sul nostro pianeta?
La sensibilità ecologista sulla Terra è nata anche grazie alla famosissima foto della Terra che sorge scattata da Bill Anders dall’oblò della missione Apollo 8 la vigilia di Natale del 1968. Quella foto ha fatto capire come il nostro pianeta risplenda nell’oscurità del cosmo. È bellissimo ma unico. Non c’è un pianeta B dobbiamo proteggere l’unico pianeta che abbiamo. I satelliti sono preziosissimi per monitorare lo stato di salute della Terra. Vediamo gli effetti delle temperature sempre più alte e siamo frustrati dalla poca attenzione che i politici dedicano a questo argomento importantissimo. Qualsiasi piccola bega locale sembra essere più importante della salute del nostro pianeta

























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