Liguria

Presunti fondi ad Hamas, la Cassazione boccia il Riesame sull’uso delle “fonti aperte” e chiede di rivedere tutto il quadro indiziario


Genova. Le cosiddette fonti “aperte” (cioè il materiale preso sostanzialmente da internet) sono state utilizzate dal tribunale del Riesame di Genova in modo generico e senza verificarne l’attendibilità e per questo, così come sono state proposte, non sono utilizzabili. Ma partendo da qui la Cassazione, motivando l’annullamento – deciso l’8 aprile – con rinvio delle ordinanze del Riesame di Genova che avevano confermato gli arresti per Mohammad Hannoun, l’attivista e architetto palestinese di 64 anni accusato di essere al vertice della cellula italiana di Hamas, invita i giudici genovesi a rivedere in toto l’insieme del quadro probatorio nei confronti degli indagati.

Nelle motivazioni, la Quinta sezione penale sottolinea che il riferimento a tali fonti è “assolutamente generico e indefinito”, privo di indicazioni su origine e qualità (testate giornalistiche, report istituzionali, studi), e dunque inutilizzabile.

Esclusi i documenti di provenienza israeliana, il quadro indiziario – osserva la Corte – si fonda su intercettazioni, dati informatici e, appunto, fonti non adeguatamente qualificate. Criticato in particolare l’uso di questi elementi per sostenere la dimensione internazionale di Hamas, i canali di finanziamento attraverso enti di beneficenza e i legami tra gli indagati e l’organizzazione.

Ma insieme la Cassazione dispone una “rivisitazione complessiva” del quadro probatorio da parte del Riesame, con una verifica puntuale della provenienza, della portata e dell’attendibilità delle fonti, ma anche – in assenza di tali fonti – di rivedere nell’insieme il quadro indiziario.

Hannoun, considerato dai pm Marco Zocco e Luca Monteverde, ai vertici della presunta cellula italiana di Hamas ha sempre sostenuto di aver inviato per anni aiuti – soprattutto alimentari – destinati alla popolazione civile. E nelle migliaia di pagine  di atti – al momento – non è emerso nulla che possa collegare gli invii all’acquisto di armi per esempio o al sostegno al terrorismo.

E la Cassazione adesso chiede una rivisitazione del quadro indiziario anche su questo punto. Lo fa quando chiede al Riesame di chiarire “se ricorrano elementi appaganti della consapevolezza, da parte sua, delle finalità (anche) terroristiche delle operazioni di finanziamento oggetto dell’attività delle associazioni” Ma chiede anche di soffermarsi, poi, sulla attività delle charities più volte menzionate nei provvedimenti cautelari, chiarendo se queste ultime rappresentino mero “schermo” fittizio del finanziamento di atti terroristici; ovvero se, qualora le charities siano invece esistenti ed impegnate nel settore del welfare per conto di Hamas o gestito da Hamas, tale settore sia comunque funzionale, in tutto o in parte, al compimento degli obiettivi terroristici della stessa Hamas”.

Entro dieci giorni è attesa una nuova udienza davanti al Tribunale del Riesame di Genova.




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