A Venezia debutto per Airelles Palladio
Il primo maggio 2026 sono arrivati i primi ospiti dell’Airelles Palladio a Venezia. Ad accoglierli al pontile privato c’è un gentiluomo vestito con gilet in broccato e tabarro che, con garbato cerimoniale, li accompagna all’ingresso. Con la sua piccola targa quasi invisibile, il nuovo hotel sull’isola della Giudecca sembra quasi un posto segreto. Varcato l’ingresso in mattoni rossi, c’è un giardino che si annuncia rigoglioso, e lì una reception che a sua volta annuncia la grandeur francese del gruppo Airelles, per la prima volta in Italia. Noi del Sole24Ore siamo stati i primi in Italia a visitare il nuovo grand hotel e abbiamo avuto il privilegio di assistere agli ultimi due giorni di preparativi prima dell’apertura ufficiale.
Dal cantiere ad hotel super lusso
Ma la storia comincia molto prima, quando ne abbiamo sentito parlare alle fiere del turismo, dove ci stuzzicavano con disegni prima quando ancora era un progetto. Ci si chiedeva come sarebbe diventato l’ex Bauer Palladio, tanto amato. Sono passati almeno tre anni da quei primi cenni, quando finalmente, lo scorso dicembre, con elmetto e scarponi da operai, siamo entrati nel cantiere per avere una prima visione, accompagnati dalla resident manager Audrey Di Fruscia, che lo raccontava facendo immaginare la ricchezza straordinaria di materiali, dettagli e piccoli segreti. Quando siamo tornati a fine aprile l’hotel era praticamente finito, mancavano due giorni all’apertura. Sembrava di essere in un gioco live di “trova le differenze”: scendevi a colazione lasciando carpentieri ed elettricisti dietro di te, tornavi al piano e come per magia c’erano decine di quadri appesi lungo i corridoi. Passavi davanti alla spa con la piscina mezza vuota, ripassavi un paio di ore dopo ed era perfetta, con tanto di lettini, materassini e asciugamani arrotolati sopra. E ogni volta che guardavi il chiostro, ti chiedevi come avessero potuto tre giardinieri sistemare tutte quelle piante e quei reperti archeologici nel brevissimo lasso della tua assenza. E la piscina? Nel giro di 48 ore è diventata un’oasi con tanto di prato, fiori e siepi insieme al grande giardino che collega tutte le parti. Era un po’ come assistere all’allestimento di un grande spettacolo, con decine di attori e produttori. Chi recitava la sua parte, chi la ripassava, chi sistemava la scenografia, chi si occupava della regia affinché tutto filasse liscio. Senza sacrificare i vizi degli ospiti: pulizia e couverture, tisana sul comodino la sera, i bouquet di fiori freschi.
Camere con vista straodinaria e cucina d’autore
E noi, in quell’incessante brulicare, assistevamo affascinati al compimento dell’opera. La suite (sono 45): un set per un remake veneziano di Camera con vista. La finestra incornicia San Marco con il suo profilo monumentale. I pavimenti in terrazzo, le tappezzerie in broccato, le lampade di Fortuny, i pezzi unici di antiquariato (circa 10 mila in tutto tra arredi, sculture, vasi, dipinti), le pantofole in velluto nero, il pigiama siglato, lo struccante, la tisana sul comodino la sera; il sound system con le playlist (la classica è perfetta); il bagno grande come la camera da letto, il salotto a misura di party con un maxi bar e tutto il necessario per farsi come minimo gin tonic, negroni e spritz.
Altro capitolo: la cucina. O meglio le cucine. Tra lo staff che provava piatti e servizio, ci sono stati recapitati al tavolo portate golose a cui era impossibile dire basta, grazie. E i nomi degli chef? Jean-George Vongerichten, anche lui per la prima volta in Italia; Matsuhisa, ovvero Nobu senza il socio storico De Niro; Cédric Grolet, il pasticciere più bravo del mondo. E Norbert Niedekofler, uno dei nostri tre stelle Michelin qui con il suo concept Cook the Lagoon (a luglio). D’altra parte, come ci hanno fatto notare, bisogna stuzzicare l’appetito per strappare i viaggiatori alla pigrizia e invogliarli ad attraversare il canale per un pranzo o una cena speciale, anche senza dormire in hotel. La navetta è a disposizione dai giardini reali, a San Marco. E comunque i crostini con la granseola, il carciofo e l’aragosta con le verdure meritano i cinque minuti di traversata come l’aperitivo con cicchetti al bar.
Relax nella spa Guerlain
La spa è l’altro buon motivo per una giornata alla Giudecca: tre piani, 1.700 metri quadrati, trattamenti site specific di Guerlain, la prima in Italia. Alla fine è previsto anche il trucco e la piega di Rossano Ferretti. Nel turbine di accadimenti, noi ci siamo ritirati nella library (non li abbiamo contati ma i volumi sono tanti, spesso antichi) per fare una lezione di mixology. Lo Spritz è local, vero, ma troppo facile. Ci siamo cimentati in un Margarita con il mezcal al posto della tequila, che poi abbiamo bevuto intrattenendoci con il barman e i suoi segreti. E sarà bello tornare a settembre, quando apre l’Elton’s Club, che si chiama così perché confina con l’appartamento di Elton John che ha promesso di partecipare alla programmazione.
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