Basilicata

Cei, arcivescovo Catanzaro Maniago guida Commissione Liturgia

Nuove nomine nella CEI, monsignor Claudio Maniago, arcivescovo di Catanzaro-Squillace, eletto presidente della Commissione Liturgia. Tutti i nomi


C’è anche la Calabria al centro delle nuove scelte della Chiesa italiana. E questa volta con un nome che pesa: quello di monsignor Claudio Maniago, arcivescovo di Catanzaro-Squillace, chiamato a guidare uno degli organismi più importanti della Conferenza Episcopale Italiana, la Commissione Liturgia.

La nomina è arrivata durante la 82ª Assemblea generale della CEI in Vaticano. Un passaggio che segna non solo il rinnovo delle dodici Commissioni episcopali per il prossimo quinquennio, ma anche un riconoscimento significativo per il ruolo della Calabria nello scenario ecclesiale nazionale.

L’ARCIVESCOVO DI CATANZARO, MANIAGO, LA CEI E LA COMMISSIONE LITURGIA

Affidare a monsignor Maniago la presidenza della Commissione Liturgia significa puntare su una figura considerata di esperienza e visione. La liturgia, cuore della vita ecclesiale, rappresenta uno dei fronti più delicati e centrali per la Chiesa italiana.

Per Catanzaro e per l’intera regione si tratta di un segnale forte: la Calabria entra, con maggiore peso, nei luoghi decisionali della CEI.

Tutti i nuovi incarichi
Accanto a Maniago, l’Assemblea ha definito l’intero assetto delle Commissioni. Dottrina della fede e catechesi: Riccardo Battocchio. Liturgia: mons. Claudio Maniago. Carità e salute: Benoni Ambarus, arcivescovo di Matera-Irsina e vescovo di Tricarico. Clero e vita consacrata: Francesco Beneduce. Laicato: Pierantonio Tremolada. Famiglia e giovani: Bernardino Giordano. Evangelizzazione dei popoli: mons. Marco Prastaro. Ecumenismo: Gaetano Castello. Educazione cattolica: Daniele Gianotti. Problemi sociali e lavoro: Michele Tomasi. Cultura e comunicazioni sociali: mons. Domenico Beneventi. Migrazioni: Corrado Lorefice

MANIAGO, NOMINA CHE PARLA AL TERRITORIO

La scelta della CEI non è soltanto interna agli equilibri ecclesiastici. Per la Calabria rappresenta una vetrina nazionale e una possibile leva di attenzione su temi pastorali, sociali e culturali che attraversano il territorio.

In un momento in cui le comunità locali cercano punti di riferimento, la presenza di un arcivescovo calabrese ai vertici della Liturgia italiana assume anche un valore simbolico: quello di una regione che prova a ritagliarsi spazio e voce nei contesti decisionali più ampi.


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